Settembre 2009Archivi

Set 30

Si faccia un giro qui.

Poi, con tutta calma, si rifletta un poco sull’attuale situazione storica, magari e metaforicamente, concedendosi il lusso di una bella torre, dalla quale osservare con comoda acribia.

E’ da un po’ che rifletto sugli eventi dell’arena mediatica di questi ultimi tempi. Le minacce giudiziarie del premier, la risposta a tali minacce di chi si erge ora come paladino della libertà e contro il suo “infrangimento” insorgerà il 3 di ottobre prossimo.

Nel vorticare consueto di parole su tanto emergente argomento, ultima oggi precipita dalla prima persona del favellare governativo: “farsa”. E il teatro esce dalla metafora e può gridare ormai di essere reale.

Farsa, dice il premier, manifestare per la libertà di stampa e d’espressione nel nostro Paese, ridicola manifestazione di et cetera

Lo scopo del premier, forse, è sempre lo stesso da qualche tempo, cioè prendere tempo – nel modo più outrée possibile – prima di finire, prima d’uscir di scena e chiudere baracca, prima che la destra che ha portato al potere si macchi di parricidio. Ma al di là di questo presunto suo scopo, “farsa” non è forse un buon modo di descrivere la lotta dell’ultim’ora per la libertà di stampa e d’espressione in Italia?

In quale cassetto giacevano le dieci domande prima dell’ultimo scoppiettante scandalo sul premier? Soprattutto, dove stavano i paladini di oggi mentre l’informazione giornalistica e televisiva iniziava a imputridire? Quando sulla bilancia dei giornali i soldi dei lettori impallidivano di fronte a quelli degli inserzionisti, quando si iniziò a chiedere ai giornalisti di comunicare piuttosto che raccontare, di informare piuttosto che di riflettere. Dove giacevano addormentati i facinorosi di sabato 3 ottobre quando l’inverno del nostro scontento si tramutava in soporifera estate e le menti di chi avrebbe dovuto tener svegli i cittadini della Repubblica ronfavano già da tempo?

Si parla oggi di attacchi del Governo, si parla di crisi grave della democrazia e giustamente problemi del genere iniziano a puzzare anche a Bruxelles. Ma noi – intendendo i lettori dei giornali colpiti, noi che vorremmo dire e stampare ma temiamo la censura – dove eravamo quando i primi e più agguerriti inquisitori e censori della libertà non iniziammo a essere altri che noi stessi?

Perché ci si accorge adesso che la nostra democrazia traballa? E siamo certi che traballi per colpa di un uomo, per quanto potente? Non siamo stati noi  a permettere a quest’uomo di accumulare potere, a volere che fosse in tutto lo specchio delle nostre virtù e dei nostri vizi? E non siamo noi ora a rinfacciargli questo potere perché, inconsciamente, non lo vediamo più abbastanza degno di rifletterci? Non lo vediamo più abbastanza capace di rappresentarci?

Ci accorgiamo ora di questo “infrangimento” soltanto perché il re ha perso il suo carisma e di conseguenza sta perdendo il suo potere. La nostra libertà agonizza da anni e forse è ciò che volgiamo perché chi è libero sul serio è l’unico responsabile delle proprie scelte.

Lyndon

Set 29

Avevo sperato di scrivere questo post in tono trionfale. Con tanto di bandiera, teschio-munita e tibie  incrociate in campo nero, svolazzante sul cupolone vitreo del Reichstag.

Ora il 2,0 % del Piratenpartei Deutschland, il partito pirata tedesco nato sul modello dell’omologo svedese Piratpartiet (riuscito a portare persino a Bruxelles un proprio rappresentante), è di sicuro al di sotto delle aspettative e delle stime pre-voto (6%), che lo incoronavano nuovo ago della bilancia del Bundestag .

E l’Unione cristiano-democratica della Merkel (che è bene ricordarlo non ha alcun corrispettivo nel nostro panorama politico) pur saldamente al comando del bastione mitteleuropeo, deve guardare con attenzione all’imperiosa ascesa del liberal-democratici di Guido Westerwelle (anche qui nessuna sovrapponibilità con formazioni italiche) senza dover più tener conto, visto il tracollo, dei socialdemocratici ( e forse qui qualche similitudine la possiamo anche riscontrare).

Comunque sia, mi chiedevo ingenuamente perché la politica economica dell’Unione che impone, in rispetto delle tristemente famose quote-latte,  l’importazione del buon liquido bianco, non può allo stesso tempo in maniera coercitiva (l’unica che funziona) obbligarci all’importazione di un po’ di vecchia e nuova, ma sempre sana, pirateria.

Noi abbiamo parecchio in cambio da dare.

Paolo

Set 29

…ma che soddisfazione…

Sono sicuro che a voi come a me è capitato di rimanere intrappolati nel traffico romano. Sempre più spesso la cosa accade anche con il motorino. Fino a qui nulla di strano. Diciamo che è uno di quegli aspetti con i quali chi ha deciso di vivere in una città come questa è sceso a patti. Aggiungo ingiustamente dato che città più grandi e popolose hanno comunque affrontato questo problema e se non lo hanno sconfitto lo hanno comunque alleviato. Ma noi siamo sempre ben disposti ad abituarci alle più mostruose aberrazioni con la consueta simpatia che ci  rende noti e ben accetti in tutto il creato. E questa è un’altra storia.

Questa infatti è la storia di quel fenomeno inaspettato per il quale una volta imbottigliati nel traffico in una strada che mai fino ad allora a nostra memoria ha presentato l’annoso problema della pressoché totale immobilità dei veicoli che la percorrono ci troviamo improvvisamente intrappolati in uno scenario urbano che ha come unico elemento familiare la continuità di pneumatici vetri lamiere gas di scarico e volti straziati dall’attesa. A quel punto favoriti dalla noia e dall’abbrutimento del momento è facile che la nostra mente inizi a vagare in cerca di una spiegazione. Affiorano subito immagini di incidenti disastrosi grovigli di lamiere che solo una buona fiamma ossidrica riuscirà a dissaldare corpi insanguinati riversi sull’asfalto sirene e urla in gran quantità. Se la giornata lavorativa è stata particolarmente difficile ci si può spingere fino a visioni di tir mastodontici riversi su un fianco dalle cui cisterne fuoriescono copiose sostanze tossiche dai poteri mutageni che hanno già attaccato gli astanti dell’immane disastro trasformatisi in putrescenti forme aracnoidi le cui secrezioni lanciate da orifizi protuberanti (a forma di testa di Berlusconi - lo ammetto anche a me vengono raramente in mente questo tipo di immagini mentali…però) stanno corrodendo qualsiasi cosa su cui abbiano la sventura di posarsi.

Oppure molto più semplicemente una volta che le nostre visoni ci avranno abbandonato per il lento riprendere dei movimenti automobilistici ci accorgeremo che il tutto è da imputarsi alla presenza in prossimità dell’incrocio verso il quale ci dirigiamo di quelle mitologiche figure che cadono sotto il nome di vigili urbani. Li troveremo lì impeccabili nella loro divisa con occhio vitreo ad armeggiare con colonnine di comandi elettrici (i più arditi cercando anche di abbinare al comando tecnologico il caro vecchio gesticolare di cinematografica memoria il che più delle volte amplifica la confusione e ha - lo so per certo - portato alcuni esponenti della famosa forza pubblica ad uno stato catatonico in alcuni casi al delirium tremens in altri alla candidatura in  politica in altri ancora) e soprattutto platealmente incuranti della più incontrovertibile evidenza che quello che prima era noto come un incrocio tutto sommato scorrevole dal punto di vista automobilistico si è mutato ora in un girone dantesco nemmeno in uno dei più tranquilli (propenderei per il XXVIII° dell’Inferno – ah Dante, il Cronenberg dell’Arno) e che la causa di tanto disdicevole disastro disordine e disorientamento (cosa non si farebbe per un sorso di buona allitterazione) sono senza nessuna possibilità di errore proprio loro.

Ora non volendo io correre il rischio in un esternazione populista come questa di voler essere tacciato anche di sessismo anticiperò immediatamente che la distribuzione a livello di genere sessuale di questa specie è tutto sommato equamente ripartita giacché sicuramente nell’idiozia la parità esiste e ci sono persone come i vigili che lottano ogni santo giorno per ricordarlo a chiunque lo metta in dubbio. Volendo però io eccedere non risparmierò ad ogni buon conto di evidenziare come tra tutte le combinazioni temute  [vigile giovane magro + vigile vecchio grasso e viceversa - vigilessa vamp + aitante vigile giovane con abbronzatura di solarium appena rinfrescata - vigilessa modello Professional con guanti e forte propensione all’arte del mimo circense - tris di vigili di “foggia” (non la città - di modello o fattura intendevo -  sembra che le ultime partite arrivate dalla Cina presentino grosse pecche di fabbrica) diversa ognuno dei quali sembra totalmente disinteressato a ciò che gli altri due stanno indicando agli attoniti automobilisti] massimamente e giustamente temuta sia quella che vede come componenti di un magico tandem due graziose e giovani vigilesse fresche di nomina che telefonino alla mano e trucco impeccabile conversano amabilmente tra loro dell’ultima gradazione di tinta per i capelli che hanno provato o dell’assoluta inadeguatezza delle portate servite al rinfresco per la comunione del figlio della cugina di terzo grado al quale sono state invitate la domenica precedente il tutto mentre un autobotte dei Vigili del fuoco in evidente emergenza con segnalazioni visive da albero di natale e acustiche da trombe del Giudizio Universale sta cercando  a gran velocità e su due ruote di superare una sedia a rotelle motorizzata che le due geniali forme antropomorfe in questione tengono sagacemente bloccata con un gesto imperioso del loro indice guantato.

Ora scioccata dal palesarsi della situazione e dalla sua causa è possibile che la vostra mente come la mia si raggomitoli su se stessa e si estrofletta ancora una volta in quel caldo bozzolo di peregrinare utopico che l’avvolge e la rincuora mascherandole amorevolmente la brutalità del reale. Vi ritroverete forse allora come me ad immaginare una vigile/vigilessa che finita la sua giornata lavorativa districatosi dalle tentacolari manopole delle torrette semaforiche e dismesso il suo lustro fischietto e la divisa inamidata nell’armadietto del suo comando (immagino che questa mia visione sia frutto dell’impossibilità di evellere dai miei ricordi profondi una sana iconografia fondata sull’overdose da telefilm anni ’80 statunitense) colto da orgoglio e senso patrio prenda in mano una penna (e direi che questa è una visione davvero inspiegabile) e cominci a scrivere al proprio figlio futuro vigile urbano di rinomanza internazionale la seguente lettera:

Caro X (Per vigile/vigilessa possessore di prole inserire il nome dell’amato pargolo),
puoi davvero essere ben orgoglioso del tuo papà/mamma. Oggi in un incrocio dal grado massimo di difficoltà (hanno infatti lo stesso sistema di catalogazione dei tuffi dal trampolino) il tuo genitore che era stato chiamato dalle forze del bene a risolvere l’inguacchio è riuscito con solo due fischiettate quattro multe appioppate ai meno responsabili un veloce smanettamento all’interno di quegli armadietti pieni di fili che il comando ci ha detto dobbiamo fingere di saper usare e soprattutto il più totale disinteresse per il dolore altrui è riuscito a chiudere indenne un’altra giornata di pseudo lavoro. Avresti davvero dovuto vedermi! Sembravo nostro signore come si chiama che divideva le acque del Mar Verde per far passare i come si chiamano gli egiziani o forse era qualcuno della provincia di Avellino per farli passare ed andare al mare a Sharm El Sheikh  o da qualche altra parte come ti stanno spiegando a quel corso che devi fare se vuoi che zia Samantha ti regali quel braccialetto d’oro che ti piace tanto con quel cerchietto diviso da una croce.
A proposito mi dispiace se stasera non potremo vedere la partita insieme sul nostro televisore a 72 pollici che quel signore del ristorante dove vado sempre mi ha voluto regalare solo perché io sono stato così gentile da fargli mettere i tavolini sul marciapiede dove non si potrebbe e pensa tu come sono strane le leggi di questo posto ma purtroppo papà/mamma deve andare per forza a fare il turno a quel locale che ha aperto insieme agli altri colleghi del lavoro che più che un modo per guadagnare altri soldini così che poi pure noi possiamo fare un regalo d’oro al figlio di Zia Samantha che altrimenti si pensa che solo lei c’ha i soldi e può fare i regaloni e mica è vero è un modo per stare con gli amici e proprio per questo infatti oggi pomeriggio papà/mamma se ne va a farsi una sessione “estended” di solarium così che poi lì si può divertire ancora di più. Ma non temere pure se ti abbiocchi sopra la PS3 che ti ha regalato quell’altro amico/a di papà/mamma con cui ogni tanto papà/mamma (nda - parlare di se stessi in terza persona è la vera droga dei nostri tempi - grazie Confessionale del Grande Fratello!) esce la sera ti prometto che quando torno ti vengo a svegliare e ci facciamo l’ultima partitona a Medal of Honor che pure se sono le tre di notte e tu non hai fatto i compiti te la scrivo io una bella giustificazione per quella scassaminchia della tua maestra che l’ultima volta ti ha pure sequestrato il palmare che quell’altro amico mio ti ha regalato.
Insomma caro X (nda - raccomandazione inutile a meno che non abbiate dimenticato il nome di vostro figlio) lo hai capito io TVTB proprio.
Il tuo vigile papà/mamma

Una volta nuovamente desti dal torpore dal quale avete partorito questo gioiello di amore genitoriale potete tornare a dedicarvi a riflessioni quali:
Come mai una cosa seria come il traffico e la mobilità urbana sono in mano ad un gruppo di esseri che sfigurerebbero per quoziente intellettivo in una boccia d’acqua infestata di impavidi pesci rossi?
Come mai i vigili non sono in realtà esperti di fisica quantistica o abili conoscitori della teoria dei giochi o della matematica del caos? Come mai non sono per lo meno ingegneri trasportisti? E non tirate in ballo stipendi bassi o cose simili, perché chi fosse davvero in grado di risolvere un problema annoso come questo meriterebbe davvero di essere strapagato più di un top manager e i vigili urbani godono di tutti i privilegi possibili e immaginabili dell’impiego statale con in più una possibilità di accesso pressoché incontrollato a questioni come le licenze di esercizi commerciali ci siamo capiti? Insomma possibile che gli unici ad essere investiti del ruolo almeno qui a Roma siano figuri i quali hanno fin dalla nascita messo a disposizione dei personali padiglioni auricolari la propria scatola cranica come separatore tra gli stessi?

Non volendo però io in alcun modo lesinare sulla quantità di populismo che sono in grado di condensare in un unico post voglio subitaneamente rilanciarmi in un secondo argomento strettamente correlato proprio a quanto ora detto: come mai il lunedì mattina chiunque come me si rechi al proprio posto di lavoro (ed io attraverso diverse consolari con parallele e traverse annesse della parte sud-est della nostra città) non incapperà in rocamboleschi turbinii e monoliti di lamiera sangue e gomma nonostante la nemesi vigilesca fin qui descritta? L’impressione è che proprio in quella mattinata di inizio settimana la percentuale delle persone che si recano a lavoro sia particolarmente bassa. Che ci siano categorie di dipendenti pubblici che usufruiscono di privilegi ai più ignoti o di una totale assenza di controllo o più semplicemente di una diversa percezione della scansione della settimana lavorativa? Che l’imbarazzante statura del Ministro per la Pubblica Amministrazione così come il ridondante e cacofonico blaterare del Líder máximo padano non ci abbiano aiutato a valutare fino in fondo la presenza di almeno un barlume di verità riguardo il lassismo cittadino nelle loro esternazioni e proposte comunque recentemente bocciate e osteggiate duramente dai sindacati? Chi ha voglia di approfondire l’argomento può rivolgersi direttamente alla CGIL di Via Gaeta 15 a Roma - prossima apertura prevista 27 aprile 2011 h 11:30 - 12:45.
Io figlio di statali non ricordo personalmente un lunedì mattina in cui i miei genitori non siano andati a lavorare regolarmente.

Infine notizia di pochi giorni addietro è la pubblicazione di un Libro Verde della UE sulla mobilità urbana che prevede anche la creazione di una Task Force sovrannazionale (che fiche le task force!) che si occupi proprio del soggetto in questione.
Spero vivamente che nessuno inviti i Vigili Urbani romani a prendere parte al dibattito in qualità di esperti e nel contempo io che ho gettato qualsiasi forma di buonismo residuo alle ortiche auguro vivamente al papà/mamma di X di venir risucchiato da una idropulitrice dell’AMA mentre con il suo fischietto alla bocca e il suo indice guantato mi impedisce inspiegabilmente di tornare a casa più velocemente.

Rocco S. Steyvesant

Set 29

Manifestare in difesa della libertà di stampa significa difendere il pluralismo del panorama informativo che ci circonda. Quello attuale, quello passato (perché ad esempio la resistenza non è stata un incidente di percorso in un processo di divenire democratico) e quello futuro.

Pluralismo significa, o dovrebbe nelle sue intenzioni significare, la totalità delle voci e dei pensieri che compongono un sano ambiente culturale nella sua accezione più ampia.

Quelle voci che ci piacciono e quelle voci che non ci piacciono, quelle famose e quelle sconosciute, quelle qualificate e quelle, chiamiamole, più ingenue, quelle ottimiste e quelle pessimiste. In fondo quelle evidentemente giuste e quelle platealmente sbagliate (dovranno pure esistere delle esternazioni autoevidenti o espresse in maniera tanto autorevole da risultare innegabili…qualcuno di voi si sentirebbe di confutare delle affermazioni di  Umberto Eco in un articolo di semiotica…eppure si dovrebbe se si è convinti di doverlo fare, non per il proprio prestigio personale, ma in relazione all’ apporto funzionale del nostro intervento).

Se si decide di stare al gioco, comunque sia, la tutela di quelle molto intelligenti come di quelle chiaramente imbecilli devono avere la stessa importanza ai nostri occhi.

Inutile dire che di tutte quelle elencate, sembra sia l’ultima la sola categoria ad avere una produzione talmente abbondante da potersi concedere il lusso di interessarsi relativamente al problema della effettiva libertà di esprimersi. Tanto nella sua polimorfia incatalogabile, anche se arginata, troverebbe comunque il modo di riaffiorare.

Ma in Italia si è sorpassato da un po’, e da tutte le parti possibili e immaginabili, il confine in cui è ancora possibile identificare una posizione intellettuale, ideologica, politica, sociale, culturale o di qualsivoglia altro carattere, come appartenente ad una e una sola delle categorie sopra elencate (fatta eccezione per Umberto Eco e la semiotica e forse per Cristina D’Avena e l’orchestrazione di cortometraggi animati orientali per la fascia infantile) e quindi, per non dirla come Voltaire, non mi batterò fino alla morte per farvi dire solo il contrario di quello che io penso e che vorrei dire.

Paolo

Set 27

Io ho dei problemi con l’arte contemporanea.

Ho dei problemi anche con i giornalisti.

Quando le due cose si uniscono allora il problema diventa al quadrato.

 p.s. e non ditemi che anche voi non siete saltati quando avete letto la domanda n°4!!!

Alessandro

intersettiva.it