Set 29

Manifestare in difesa della libertà di stampa significa difendere il pluralismo del panorama informativo che ci circonda. Quello attuale, quello passato (perché ad esempio la resistenza non è stata un incidente di percorso in un processo di divenire democratico) e quello futuro.

Pluralismo significa, o dovrebbe nelle sue intenzioni significare, la totalità delle voci e dei pensieri che compongono un sano ambiente culturale nella sua accezione più ampia.

Quelle voci che ci piacciono e quelle voci che non ci piacciono, quelle famose e quelle sconosciute, quelle qualificate e quelle, chiamiamole, più ingenue, quelle ottimiste e quelle pessimiste. In fondo quelle evidentemente giuste e quelle platealmente sbagliate (dovranno pure esistere delle esternazioni autoevidenti o espresse in maniera tanto autorevole da risultare innegabili…qualcuno di voi si sentirebbe di confutare delle affermazioni di  Umberto Eco in un articolo di semiotica…eppure si dovrebbe se si è convinti di doverlo fare, non per il proprio prestigio personale, ma in relazione all’ apporto funzionale del nostro intervento).

Se si decide di stare al gioco, comunque sia, la tutela di quelle molto intelligenti come di quelle chiaramente imbecilli devono avere la stessa importanza ai nostri occhi.

Inutile dire che di tutte quelle elencate, sembra sia l’ultima la sola categoria ad avere una produzione talmente abbondante da potersi concedere il lusso di interessarsi relativamente al problema della effettiva libertà di esprimersi. Tanto nella sua polimorfia incatalogabile, anche se arginata, troverebbe comunque il modo di riaffiorare.

Ma in Italia si è sorpassato da un po’, e da tutte le parti possibili e immaginabili, il confine in cui è ancora possibile identificare una posizione intellettuale, ideologica, politica, sociale, culturale o di qualsivoglia altro carattere, come appartenente ad una e una sola delle categorie sopra elencate (fatta eccezione per Umberto Eco e la semiotica e forse per Cristina D’Avena e l’orchestrazione di cortometraggi animati orientali per la fascia infantile) e quindi, per non dirla come Voltaire, non mi batterò fino alla morte per farvi dire solo il contrario di quello che io penso e che vorrei dire.

Paolo

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