(Eli Roth - Conferenza stampa per la presentazione del nuovo film di Quentin Tarantino “Inglourious Basterds” - 21 settembre 2009)
La prendo alla lontana. Tutti sono incuriositi dall’epilogo, ormai ampiamente diffuso e pubblicizzato (da persone che non vedranno il film e che di solito vanno anche poco al cinema) dell’ultimo film di Tarantino. La morte del Führer durante la proiezione di un film e il conseguente crollo del terzo reich, plausibilmente prima di quanto sia realmente avvenuto. E giù con erudite interpretazioni sulla potenza metaforica del cinema che cambia la storia (sic).
Poi, mi capita di leggere un sagace articolo in cui si esprime preoccupazione per una presunta mappatura delle rete sociali che al MIT di Boston sarebbero in procinto di mettere a punto analizzando i famosi social network che spopolano al momento. Inquietante dal punto di vista del marketing, ma quante implicazioni anche “preventive” potrebbe avere. Sapere in anticipo come i gruppi sociali si aggregano e quindi dove si dirigono (Wow!). Chiamiamola, con evidente debito nei confronti della nota saga asimoviana, la psicostoria de noantri.
Non mi dilungherò sull’evento catalizzatore degli ultimi tempi e sulle sue ricadute in termini di autoglorificazione positivista (mirabili sorti e progressive) che ha letteralmente mandato in brodo di giuggiole l’occidentale wishfull thinking (imperituro sostanzialmente anche in tempi di crisi epocale…e sarà perché chi ne parla guarda caso non ne soffre mai in prima persona): l’elezione di un presidente degli Stati Uniti di origini (udite, udite) afroamericane. Ma allora è proprio vero: la storia si può cambiare! Doc Emmett Brown e le sue 88 miglia orarie avevano proprio ragione.
La crisi come opportunità di crescita e cambiamento. Facce da culo.
Pardon…volevo dire…c’è una grande fiducia nelle capacità dell’uomo di cambiare, di saper cambiare, di poter cambiare, di voler cambiare. Inebriante aria di rinnovamento planetario. Si potrebbe quasi dire che l’attacco alieno è stato respinto coralmente annullando tutte le millenarie divisioni e incomprensioni tra i popoli della terra, che infine si sono rese conto dell’immensa fortuna che hanno a dipanare il corso delle loro esistenze su questo ridente puntolino azzurro che ci ospita nel grembo dell’infinito. Il PD in Italia, e non poteva essere altrimenti (giacché da sempre nella penisola si incarna al meglio il sentimento globale di innovazione), è interprete di questa istanza di fiducia e voglia di cambiamento, condendo in più il nobile intento con i contenuti concreti che ora più che mai caratterizzano il suo operato (ancora “dare un senso a questa storia” - ma pare che l’introspettivo autore di codesto verso sia in uno stato di grave ambascia psicologia proprio per il cattivo recepimento del suo motto).
Insomma, viene da domandarsi di che cosa ci lamentiamo esattamente.
Oppure ci si può appassionare ai seguenti argomenti ottundendo i propri sensi.
Come faccio io.
questo
che ci conduce a questo
che insieme ci regalano questo
ma soprattutto dovete fare i conti con questo
Non tutto è perduto.
Paolo
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