Settembre 2009Archivi

Set 25

Questa e

quest’altra

In maniera differente, si intende. Anche perché, mentre la prima è evidentemente falsa, faziosa e “dietrologica” (santi numi!), la seconda è sotto gli occhi di tutti.

Però la seconda ha i giorni contati e più che pensare di impaurirci, deve avere paura di noi; della prima, invece, non si contano più i giorni in cui  ci ha messo paura e quelli in cui continuerà a farlo nella sua forma invisibile.

In ultimo, in un blog all’insegna dell’intersettività, credo sia fondamentale sapere questo. Leggete tra le curiosità (…e ancora santi numi!).

Paolo

Set 22

In risposta e basta…e nella categoria giusta.

Paolo

Luigi I
Luigi II
Luigi III
Luigi IV
Luigi V
Luigi VI
Luigi VII
Luigi VIII
Luigi IX
Luigi X
Luigi XI
Luigi XII
Luigi XIII
Luigi XIV
Luigi XV
Luigi XVI
Luigi XVII
Luigi XVIII
e poi più nessuno più niente…
Ma che gente è mai questa
che non ce l’ha fatta
a contare sino a venti?

Jacques Prévert

Set 22

Mi pare appropriata al momento, in risposta ad una certa retorica…
Eudoxos

I giusti - J.L. Borges

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Set 22

(Eli Roth - Conferenza stampa per la presentazione del nuovo film di Quentin Tarantino “Inglourious Basterds” - 21 settembre 2009)

La prendo alla lontana. Tutti sono incuriositi dall’epilogo, ormai ampiamente diffuso e pubblicizzato (da persone che non vedranno il film e che di solito vanno anche poco al cinema) dell’ultimo film di Tarantino. La morte del Führer durante la proiezione di un film e il conseguente crollo del terzo reich, plausibilmente prima di quanto sia realmente avvenuto. E giù con erudite interpretazioni sulla potenza metaforica del cinema che cambia la storia (sic).

Poi, mi capita di leggere un sagace articolo in cui si esprime preoccupazione per una presunta mappatura delle rete sociali che al MIT di Boston sarebbero in procinto di mettere a punto analizzando i famosi social network che spopolano al momento.  Inquietante dal punto di vista del marketing, ma quante implicazioni anche “preventive” potrebbe avere. Sapere in anticipo come i gruppi sociali si aggregano e quindi dove si dirigono (Wow!). Chiamiamola, con evidente debito nei confronti della nota saga asimoviana, la psicostoria de noantri.

Non mi dilungherò sull’evento catalizzatore degli ultimi tempi e sulle sue  ricadute in termini di autoglorificazione positivista (mirabili sorti e progressive) che ha letteralmente mandato in brodo di giuggiole l’occidentale wishfull thinking (imperituro sostanzialmente anche in tempi di crisi epocale…e sarà perché chi ne parla guarda caso non ne soffre mai in prima persona): l’elezione di un presidente degli Stati Uniti di origini (udite, udite) afroamericane. Ma allora è proprio vero: la storia si può cambiare!  Doc Emmett Brown e le sue 88 miglia orarie avevano proprio ragione.

La crisi come opportunità di crescita e cambiamento. Facce da culo.

Pardon…volevo dire…c’è una grande fiducia nelle capacità dell’uomo di cambiare, di saper cambiare, di poter cambiare, di voler cambiare. Inebriante aria di rinnovamento planetario. Si potrebbe quasi dire che l’attacco alieno è stato respinto coralmente annullando tutte le millenarie divisioni e incomprensioni tra i popoli della terra, che infine si sono rese conto dell’immensa fortuna che hanno a dipanare il corso delle loro esistenze su questo ridente puntolino azzurro che ci ospita nel grembo dell’infinito. Il PD in Italia, e non poteva essere altrimenti (giacché da sempre  nella penisola si incarna al meglio il sentimento globale  di innovazione), è interprete di questa istanza di fiducia e voglia di cambiamento, condendo in più il nobile intento con i contenuti concreti che ora più che mai caratterizzano il suo operato (ancora “dare un senso a questa storia” - ma pare che l’introspettivo autore di codesto verso sia in uno stato di grave ambascia psicologia proprio per il cattivo recepimento del suo motto).

Insomma, viene da domandarsi di che cosa ci lamentiamo esattamente.

Oppure ci si può appassionare ai seguenti argomenti ottundendo i propri sensi.

Come faccio io.

questo

che ci conduce a questo

che insieme ci regalano questo

ma soprattutto dovete fare i conti con questo

Non tutto è perduto.

Paolo

intersettiva.it