Nov 23

La battaglia per il pagamaneto delle news on line è iniziata. Ognuno fa quel che può.

Mi chiedo però, ma per questa notizia, e anche questa, e pure questa, sarà proprio necessario pagare? ma soprattuto, sarà giusto?

Saiola

2 commenti sino ad ora

  1. 1 Paolo
    15:40 - 23-11-2009

    Mi domando anche se è previsto un tariffario condiviso che stabilisca il prezzo della notizia sul trionfo postumo di Michael Jackson agli ultimi American Music Awards (tra cui spicca la perlina informativa del ritiro di uno dei quattro premi ricevuti da parte del nipote Jermajesty (ripeto Jermajesty), figlio di Jermaine, fratello del defunto…in compagnia degli altri due figli Jaafar e Jeremy…e che a questo punto non sia comprensibile il malessere palese dello scomparso cantante) così come di quella riguardante l’incidente alla centrale nucleare, non il primo, di Three Mile Island. Stando alle correnti leggi di mercato credo che la prima sia molto più spendibile nell’attuale panorama mediatico e ho paura di scoprire quale delle due l’utente medio acquisterebbe se fosse costretto a scegliere.

  2. 2 Lyndon
    18:07 - 23-11-2009

    Se gli odierni utenti dell’industria dell’informazione dovessero scegliere quale prodotto consumare sono certo che acquisterebbero molto più volentieri notizie allo stoccafisso che altro. La cultura che pagherebbero non sarebbe quella a cui penso di solito. In linea di principio pagare un giornale piuttosto che farlo sovvenzionarie dalla pubblicità è una garanzia d’indipendenza culturale per gli organi di stampa. Se infatti le entrate maggiori fossero quelle dei lettori la qualità dell’informazione dovrebbe essere una parametro fondamentale per la vendita piuttosto che dover semplicemente catturare l’attenzione a tutti i costi - facendo leva sui bisogni più triviali - perché l’importante è portare il lettore il più vicino possibile al prodotto pubblicizzato.
    Il problema si pone quando i criteri di valutazione qualitativa dell’informazione sono stati modificati in modo da scambiare una notizia con una forma occulta di pubblicità. Lo stoccafisso norvegese, quello dei vip sono esempi calzanti di trappola per potenziali consumatori. Nelle condizione odierne dell’industria dell’informazione far pagare gli utenti per notizie allo stoccafisso è un affare meraviglioso: allo stesso tempo si vende pubblicità al consumatore e si guadagna facendolo pagare per essere stato avvicinato al prodotto pubblicizzato. E’ come se dovessimo pagare per leggere un manifesto pubblicitario soltanto perché un giornalista ha scritto due righe accanto su quante spine hanno gli stoccafissi in Norvegia.

Lascia un commento


XHTML: Puoi usare i seguenti tag: <a href="" title="" target=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>

I tuoi dettagli

Il tuo commento

intersettiva.it