Quel minareto è troppo viola e pacchiano e poi stona col nostro campanile!
Stéphanie Le Bars fa una buona domanda:
L’islam est-il compatible avec les sociétés européennes ? Peut-il devenir un élément des identités nationales qui ont forgé le continent ?
Gli Svizzeri dicono di no, da noi vorrebbero dir di no e rialnciano in modi grottescamente inquietanti. Nel mentre la Chiesa Cattolica si lamenta di una tale xenofoba risposta, volendo rimaner sempre in amicizia cordiale con la minoranza islamica - assaporando “minoranza” con voluttà - e rimanendo sempre della convinzione che:
Bisogna anche saper tirare fuori le unghie, ma senza far troppo del male.
Tornando alla domanda della Le Bars, credo che bisognerebbe riformularla prendendo in considerazione il fatto che l’islam ha - sia per opposizione sia per contaminazione reciproca - contribuito e contribuisce di fatto all’identità nazionale delle società europee.
Partire da questo riconoscimento di un’intersettività culturale - passatemela questa - che lega profondamente l’Europa all’Islam - inteso sia come religione sia e sopratutto come realtà culturale - è probabilmente l’inizio migliore quando si tratta di domandarsi come si costituisce o si forma un’identità nazionale. Insomma raccontare la storia sin dall’inizio e con tutti gli elementi al loro posto potrebbe farci sembrare un minareto in svizzera una cosa non così aliena quanto invece passa credendo a certe lingue d’oggi.
Ma oltre a ciò la Le Bars mette in evidenza un altro problema fondamentale nel rapporto con la seconda religione d’Europa. Il fatto cioè che quest’ultima si scontri non tanto con quella cristiana quanto con la frammentata realtà secolare e laica del nostro continente. Qui è il nocciolo della questione, non tanto nei rapporti più o meno istituzionali fra le due religioni monoteiste, se fosse così probabilmente non starei scrivendo ora. Lo scontro si anima invece fra una religione islamica, proveniete da un ambiente sociale e politico lontano dalla secolarizzazione, e una realtà come quella europea che invece non ha un’omogeneità condivisa nell’interpretare la secolarizzazione. Nel nostro continente vi sono zone in cui gli islamici hanno la possibiltà d’integrarsi grazie alla costituita presenza di uno spazio neutro, laico. In altri contesti invece tale spazio è più debole e si preferisce il muro contro muro della ghettizzazione, rispolverando un attaccamento di maniera e pieno di zelo ai volori cristiani che maschera delle più profonde differenze economiche e sociali tipiche del contrasto fra il più o meno ricco autoctono e il più o meno povero migrante - oggi si chiamono così gli stranieri.
Nella storia che vogliamo raccontare a noi stessi, in quanto cittadini d’Europa, e a tutti coloro che stanno all’uscio, bisogna decidere da quali radici incominciare e soprattutto quali fantasmi e incubi del passato cancellare. Altrimenti nel finale si vedrà qualcosa di molto più doloroso delle unghie.
Lyndon
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