Dic 01

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Molti ricorderanno sicuramente la teoria degli insiemi.

Quando ero bimbo l’insiemistica “andava di gran moda” e in fondo era anche una cosa affascinante.

Mi piaceva perchè, con semplicità, ti faceva vedere cosa era dentro e cosa era fuori, cosa faceva parte di  e cosa ne era escluso. La teoria degli insiemi era bella perchè capivi i limiti, le intersezioni, i confini.

E poi la potevi applicare alla tua vita di tutti i giorni: in fondo capire chi è dalla tua parte, chi non lo è, chi fa parte del tuo stesso insieme di cose, non è altro che applicare l’insiemistica alle scelte ed alla vita quotidiana, alle relazioni, allo stare nel mondo.

Crescendo ho capito che la teoria era più complessa, più articolata, la teoria aveva delle zone d’ombra, dei paradossi, delle zone grigie ma per la vita di tutti i giorni le nozioni fondamentali - a grandi linee - continuavano ad essere piuttosto potenti ed esplicative.

Poi arriva un tizio che scrive una lettera a suo figlio e gli dice vattene dal tuo paese, emigra, cioè esci da questo insieme perché è meglio non farne parte, perché è più giusto. Quando però, ti rendi conto che chi scrive quella lettera è uno che ha creato quello “stato di cose”, che in prima persona ha contribuito e contribuisce tutti i giorni a delineare i confini di quell’insieme che lui stesso critica come ingiusto. continuando a viverlo da dentro, allora si crea il contro circuito, l’empasse della ragione.

In questo caso non esiste solo un paradosso, una singolarità; in questo caso è tutta la teoria che salta per me. Saltano le differenze e salta la capacità di capire chi è dentro e chi è fuori.

Ha ragione Celli quando sostiene che questo è un paese malato perché in questo paese anche chi è contro è rappresentato da chi è all’interno, da chi ha nelle proprie mani oggi il potere.

Quella lettera è molto più grave e amara di quanto il sistema mediatico da barzelletta abbia voluto far credere perché dietro a quella lettera si nasconde un profondissimo problema di rappresentanza. Celli, colui che critica, lo fa da dentro, Celli rappresenta lui stesso il sistema che critica e i referenti di quella lettera sono sempre all’interno di quell’insieme che lui definisce impenetrabile.

Quella lettera è la dimostrazione - de facto - che una parte (immagino anche consistente) di questo paese non è rappresentata (e leggendo la stragrande maggioranza delle risposte date a Reppublica molti sembrerebbero essere contenti così) questa parte è completamente esclusa da qualsiasi possibilità di risposta, di presa di posizione etica e politica nei confronti di temi decisivi come quelli trattati nella lettera di Celli, questa parte non è presente in nessun insieme, in nessuna partizione, non è neanche confinata, ghettizzata, non è nulla.

E’ come se, solo ad alcuni, solo agli stessi, fosse concesso anche di essere “contro”.

Detto in altre parole è come se per molti cittadini di questo paese non ci fosse alcun insieme a cui appartenere è come se la teoria degli insiemi non valesse o meglio, è come se non esistesse.

Alessandro

11 commenti sino ad ora

  1. 1 Paolo
    17:30 - 1-12-2009

    Non potrei essere più d’accordo con te. Ricorrendo alla sempre valida saggezza popolare, si potrebbe dire che per nascondere bene una cosa si deve mettere sotto gli occhi di tutti o, riferendoci a illustri precedenti, (specifichiamo che altrimenti Celli e suo figlio non capiscono - Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa) “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!”. Insomma queste persone ci stanno togliendo anche il lusso di essere incazzati personalmente verso questa stato di cose che ci ostiniamo a chiamare Italia, e lo fanno con toni paternalistici e demagogici.
    Il mio animo offeso e raggirato per l’ennesima volta non trova sfogo che attraverso citazioni di altri che hanno saputo cogliere l’arroganza del potere nel suo perpetuo ciclo metamorfico di morte e reincarnazione in un potere sempre più subdolo - “Quando chi sta in alto parla di pace la gente comune sa che ci sarà la guerra. Quando chi sta in alto maledice la guerra le cartoline precetto sono già compilate” (Brecht - per Celli e quell’idiota del figlio).
    Potremmo avventurarci, seguendo il tuo suggerimento, persino attraverso paradossi logici di wittgensteiniana memoria e qua, Celli e lo carne della sua carne - ammiccando vigorosamente e complici - potrebbero darci ancora una volta dimostrazione della loro inadeguatezza nella descrizione degli elementi dell’insieme (qualunque esso sia - quello delle vittime o quello dei carnefici? -). Ma siccome questo blog viene spesso tacciato (ma da chi?) di cerebralismo e intellettualismo gratuito e criptico, ora mi limiterò, seppur nel disinteresse generale, a mandare il suddetto esimio professore, nonché la sua appendice filiale - con ottima probabilità insulsa, ipocrita ed inutile come lui - solamente e sinceramente a cagare!

  2. 2 Lyndon
    23:26 - 1-12-2009

    Qui gli unici insiemi che esistono sono quello della convenienza per chi si spartisce le briciole del potere, aspirando a fette più grandi con ingordigia, e quello del potere stesso. Insiemi fatti di pura illogica violenza, angheria, sopraffazione e sopruso. Dici bene, molti fra noi si sentono senza rappresentanza. E non si tratta soltanto della famosa fino alla noia crisi della politica - quasi a celare in una deficienza di competenza e di prestazioni la decadenza della Repubblica, il nostro fallimento. No, si tratta della rappresentanza sociale a tutti i livelli della vita nel mondo esterno. Tutti quei canali che permettono a un individuo di poter rimanare tale e arricchirsi in società, fra milioni di altri individui. Non esistono altri contenitori o si adula il potere o si possiede il potere, tutti coloro che non hanno un atteggiamento inscrivibile in questa alternativa semplicemente vivono senza esistere. L’esistenza diviene sempre più marginale e vacua. In questi casi la maggioranza delle persone trova inconsciamente degli anestetici, tutto ciò che possa permettere di non vedersi privare della propria esistenza sociale, del proprio valore di senso, a volte è la partita in HD, altre è il poker on-line, altre ancora un posto di lavoro all’estero. Pochi invece non sanno o non vogliono anestetizzare se stessi e cercano di vivere trovando altri modi di rappresentanza, altri modi di far vivere le proprie storie, le proprie vite.
    Non so se ciò che sto per dire sia cerebrale o criptico o intellettualistico - sinceramente non me ne importa: Intersettiva è uno dei molti modi per rappresentarmi, per riappropriarmi di uno spazio, di un insieme e della sua logica e della sua struttura. Le parole che spendiamo qui sono l’estero di chi ci dice col sorriso della truffa di espatriare. Ciò che diciamo in Intersettiva è il tempo e il luogo dove realmente siamo quello per cui vogliamo vivere.

  3. 3 S. Patrizio
    01:09 - 2-12-2009

    Cari amici, riflettevo proprio oggi sulla lettera accorata del padre Celli al figlio Celli. Riflettevo, be’, si fa per dire. Diciamo che ci ricamavo sopra.
    Allora, il reale significato della lettera che il Celli padre rivolge al Celli figlio e’: “Visto che siamo persone con possibilita’ al di sopra del comune (anche se, di fatto, non ci si incula nessuno), sfruttiamo sta moda di pubblicare i cazzi nostri su un giornale importante per far vedere che siamo come i poveri cristi, quelli che vengono rimossi dalle aule nell’indifferenza “der popolo”. Adesso, bello de papa’, ti paghero’ qualche master dove preferisci - a caso: negli USA? - cosicche’ potrai tornare un domani in Italia e diventare parte della classe dirigente a cui gia’ appartieni grazie a me. Intanto co sta lettera stamo a fa’ la figura dei signori e quelli che all’estero non ci possono andare penseranno “Sto Celli junior me lo ricordo, ha dovuto espatria’ come volevo fa’ io, lui e er padre so’ du’ brave persone”. E cosi’, adorato figlio mio, anche tu glielo metterai nel culo sorridendo, proprio come ho fatto e sto facendo io.”

  4. 4 Paolo
    09:38 - 2-12-2009

    Devo dire che capisco piuttosto bene perchè sono devoto a S. Patrizio!

  5. 5 Lyndon
    10:32 - 2-12-2009

    Sì è proprio per i suoi famosi ricami riflessivi che è stato fatto Santo. Se ancora si potesse, farei dei sacrifici in suo onore tanto sta volta il suo ricamo ha colto nel segno!
    In ogni caso, so che il master di Celli figlio, pagato da Celli padre, sarà in robotica applicata alle scienze umane, e già si vocifera che fra non molto verrà creata una cattedra ad hoc a discapito di quella d’insiemistica. Del resto al progresso non ci si può opporre…

  6. 6 S.Patrizio
    12:44 - 2-12-2009

    Figliuoli, il tempo e’ galantuomo, come direbbero Toto’ e Apicella. L’insiemistica, il Celli senior l’ha gia’ adoperata alla grande con la sua letterina di Natale. In fondo ha creato un insieme emotivo, anzi due: lui+il figlio da una parte, il lettore solidale fintoempatico dall’altra. Come dite? Il terzo insieme e’ quello di chi non ha creduto neanche ad una riga? Si’, vero, ma provando ad indovinare il pensiero di Repubblica e dello stesso Celli la risposta e’ stata crepuscolare: “Ma sticazzi del terzo insieme…”.

  7. 7 Paolo
    13:15 - 2-12-2009

    Ah, tu dici che hanno detto così?
    Santone subito!
    Santone subito!
    Santone subito!

    Santone è più di santo, giusto?
    Come Luiss è più di Luis (di Gennaro e Luis);
    Rettore è più di cittadino;
    Figlio di Celli è più di figlio di nessuno;
    Essere umano più di giornalista;
    Vivere e ragionare più di Repubblica.

    Ovviamente si danno anche altre possibilità: tipo essere Belpietro o Emilio Fede…ma in quei casi il secondo termine di paragone è piuttosto imperscrutabile….

  8. 8 S. Patrizio
    14:27 - 2-12-2009

    Cosi’ a naso, io dico che nei due ultimi casi si crea un meccanismo atipico, che chiamerei impropriamente “minus pro maior”.
    Spiego la contorsione: Belpietro e’ piu’ di essere senziente, poiche’ nel suo essere piu’ e’ in realta’ posteriore e quindi meno, avendo superato e dimenticato ampiamente i limiti dell’umanita’.
    E’ un non ragionamento che potremmo applicare all’ormai demode’ Fede, ma soprattutto a Feltri e al nuovo campione sugli scudi dell’ortodossia, Minzolini.

  9. 9 Lyndon
    14:59 - 2-12-2009

    E sul superamento dei limite per dimenticanza S. Patrizio rivela ancora una volta, se ce ne era bisogno, il suo acume nel discorrere delle faccende umane. Mi trova assai d’accordo col sant’uomo e direi che sulla questione del limite si possa aggiungere che in ciò che rimane del nostro viver civile non c’è più traccia né del comico né del tragico. Mi spiego, non c’è più il senso del comico ché non c’è più ricordo di qual’è i limite più in giù del quale gli esseri umani diventano risibili, ridicoli, comici appunto. Allo stesso modo non vi è più nessuna consapevolezza dell’opposto limite: il tragico, al di sopra del quale gli umani si mischiano agli dèi, osano essere oltre se stessi. E così non sappiamo più quando facciamo ridere e quando piangere.

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  2. Elucubrazioni a buon mercato, ma con il mio odio migliore | intersettiva.it

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