Dic 29

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Ventisette corpi stavano ritti al muro. Le loro ombre si confondevano l’una con l’altra.
Corpi.
Anche se respiravano ancora. Ansimavano, sudavano. Gli occhi chiusi in alcuni, in altri sbarrati, in altri affoganti ancora in lacrime dolci.
La sciabola era stranamente leggera, su in alto a catturare gli ultimi bagliori di un cielo color brace. Il braccio iniziava a formicolare e a prendere della stessa leggerezza dell’acciaio.

Ero al centro. A un passo dall’ultima linea di tiro del mio plotone.
Non possiamo aspettare l’alba: gli ordini di questa notte.
I mie ragazzi erano lì, serrati, forse un po’ troppo, su una strada vecchia di millenni, fatta di pietre squadrate e lisce, in un Paese che non ci aveva mai accolti realmente.
La retroguardia sarebbe arrivata di lì a poco e ci avrebbero dato una mano a scavare. Avremmo avuto solo un’ora. Dovevamo raggiungere il fiume in meno di un giorno.

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Secondo giorno di ricerche: via consolare 77.
Il Comando provvisorio delle Forze Armate mi ha dato trenta uomini per affiancare il plotone 27 dell’Esercito Alleato. Il cielo oggi è di piombo e i miei ragazzi scavano con la lentezza della rassegnazione. Accendiamo le luci dei camion mentre una pioggia leggera prende a cadere, frangendo la luce delle macchine. La terra smossa si mischia all’acqua in rigagnoli, disperdendosi un po’ ovunque.
Dalla strada scende lento un carro. Lo vedo prima degli altri appoggiato alla vanga, in un attimo di pausa. I soldati lo stanno fermando per accertamenti. Sfollati che tornavano a casa, un podere nei pressi, riesco appena a capire. Un mulo, a tirare il carro, un uomo anziano alle briglie sfilacciate, una donna al suo fianco: nere le vesti e scura in volto, gli occhi grigi in gara col cielo. Le torce dei soldati li illuminano: fieri, stanchi ed esausti. E’ incinta, me ne accorgo mentre la perquisiscono. Tiene fra le braccia un bambino di pochi anni, addormentato e avvolto in una coperta militare.
I soldati fanno storie, la coperta è del nemico.

I corpi li adagiamo sulla terra smossa: ventisette in tutto.
Bambini.
I rigagnoli, ormai di fango, si macchiano di verde e di giallo.

La donna si alza, ritta in piedi sul carro e stringe a sé il bambino, sveglio. Cerca di calmarlo.
La lingua del nemico risuona in una ninnananna, nel silenzio dei miei uomini e nello stupore dei soldati.

Lyndon

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