Dic 30

La storia è di fredda e ordinaria procedura burocratica, di umanità dimenticata, di moralità automatizzata e di indifferenza codarda.

Chi la denuncia è uno scrittore ed editore. Il teatro è un treno delle nostre ferrovie, gli attori: controllori, poliziotti, la voce narrante. Il coro - per lo più muto: i passeggeri del vagone.

E’ ripugnante, soprattutto pericolosa la faccenda. Perché gli uomini fanno le cose peggiori quando, attenendosi scrupolosamente alla procedura - qualunque essa sia, non vogliono più distinguere cosa è giusto da cosa è sbagliato.

La domanda che mi vien’ da fare alla voce narrante, allo scrittore ed editore, a Shulim Vogelmann è la seguente:

Una volta compreso che tutto intorno a te non avevi altro che pallide copie di umani, che non c’era alcuna possibilità di dialogo poiché nessuna intelligenza era condivisibile, perché non hai semplicemente pagato al ragazzo senza braccia il sovrapprezzo che gli avrebbe permesso di continuare il viaggio, facendo il biglietto in vettura in ossequio alla procedura? Non ci sarebbe stato bisogno dei poliziotti, forse neanche delle elecubrazioni sul contrario del razzismo del capotreno, probabilmente non ti saresti risparmiato il trucco della giovane controllore e quanto di fastidioso ne conseguiva. Ma almeno avresti preso una soddisfazione considerevole lì su due piedi. Poi ci avresti potuto raccontare del marcio di tutta la storia, di come una certa forma di giustizia sarebbe potuta scaturire da un gesto di carità e non da un sano buon senso dei protagonisti. Sarebbe stato un racconto amaro lo stesso, anzi sarebbe stato ancora più doloroso leggere le tue parole. Ma almeno il ragazzo senza braccia avrebbe continuato a viaggiare senza dover ripetere: “Handicap! Handicap!”

Lyndon

6 commenti sino ad ora

  1. 1 Paolo
    17:25 - 30-12-2009

    Avevo appena letto quell’articolo anche io, stando male e con una persistente voce interna che mi ripeteva quale sarebbe stato il finale se nella parte di Shulim (solo quella ho immaginato, perchè della parte degli “altri”, della loro vita quotidiana, non sappiamo davvero niente) ci fossi stato io, soprattutto dopo aver iniziato a protestare. Io mi sarei fatto arrestare, avrei strepitato, probabilmente forse anche alzato le mani, urlato a più non posso quanto sia una porcheria che questo stato abbia totalmente perso ogni parvenza di rispetto, di dignità, di percezione morale. Paese di gare di soldarietà televisiva da 2 € ad SMS, paese di visite natalizie di politici in ospedali di bambini che muiono di tumori causati dal loro operato. Di giovani arroganti con un posticino di lavoro, tirati a lucido e inebetiti, che pensano solo a dove andare nei fini settimana, che non si assumerebbero mai la benchè minima responsabilità sul loro operato così nel lavoro come nella vita. Si, da coglione come sono, mi sarei fatto arrestare anche nel silenzio di tutto lo scompartimento e del treno. E del treno successivo. E di tutti quelli alla stazione. Di arrivo e di partenza. E lo avrei fatto non perchè sono bravo, sentimentale e mosso a compassione. Ma solo perchè non voglio più rimanere a guardare questo posto sfaldarsi, non voglio più stare in silenzio. Mai. Perchè conosco altre persone che come me si farebbero arrestare per una cosa del genere. E ripeto, per una cosa del genere. Non per mettere bombe, non per uccidere il politico di turno. Non per il terrore. Ma per l’amore. Parola abusata in questi giorni. Parola che io conosco. E perchè forse un giorno in una situazione del genere, potrebbero esserci mille persone a ripetere ai controllori, alla polizia ferroviaria e a chiunque altro abbia dimenticato cosa sia l’umana dignità, quanto siano perdutamente e incontrovertibilmente delle povere merde.
    Per ora e per quel che vale, io auguro ai protagonisti negativi di questa storia (con una leggera predilezione per i due controllori) un 2010 costellato di ogni adeguato dolore.

  2. 2 Aeartis Zigulae
    18:11 - 30-12-2009

    Bari è distante da Roma.
    Su di un treno rivolto a persone sgradevolmente “abbienti”
    possono succedere molte cose,
    poche cose.
    Di questi tempi
    non avere le braccia
    può risultare una tortura passiva.
    Il trucco di una donna è pesante
    sgraziato e ignobile come i suoi modi.
    Paga ti è stato detto!
    I soldi li ho, io rispondo.
    Scendi dal treno
    la stazione x ti aspetta.

    E allora chiamiamo il capotreno
    lui ha la RESPONSABILITA’.
    E allora chiamiamo la polizia
    loro sono lo STATO.

    Signore, scenda dal treno!

  3. 3 Davide
    18:40 - 30-12-2009

    Alcuni commenti postati sul sito di Repubblica:

    Buongiorno. Sono uno dei passeggeri che si trovava accanto al ragazzo nel ‘famigerato’ viaggio. Mi permetto di rettificare l’articolo, lasciando il mio contatto (marco.sfregola@hotmail.it) per eventuali chiarimenti. Per quanto la vicenda abbia avuto delle sfumature poco piacevoli, usando un eufemismo, trovo che l’articolo cerchi il sensazionalismo ad ogni costo. E’ vero, la ragazza e i due agenti della polfer saliti alla stazione di Foggia si sono rivolti al giovane rumeno con toni francamente evitabili, ma parlare dell’indifferenza dell’intero vagone è assolutamente scorretto. Anzitutto, e nell’articolo non se ne fa cenno, su richiesta della ragazza è intervenuto un altro controllore, ed il suo comportamento è stato ineccepibile. Ha evitato che il ragazzo disabile pagasse la tratta precedente ( a suo rischio ) e si è impegnato PERSONALMENTE per comprargli il biglietto con la modalità self service senza ulteriori sovratasse.

    E’ sconcertarte constatare come con la potenza mediatica si possa stravolgere il reale svolgimento dei fatti e generare indignazione! Ho assistito personalmente alla scena descritta. Il passeggero stava occupando un posto senza avere biglietto, di conseguenza occupava il posto di un passeggero che lo aveva regolarmente pagato ! Dovendo erogare il biglietto sul treno , le ferrovie prevedono una multa di 50 euro (è una regola che vale per TUTTI) . Arrivati a Foggia , uno dei controllori si è offerto di andare personalmente ad un distributore tickets della stazione evitando così al passeggero di dover pagare la multa di 50 EURO . Al passeggero è stato assegnato poi un posto nella carrozza 4 e ha proseguito il suo viaggio! Io non sono una giornalista ma una semplice cittadina , e non ho la possibilità di scrivere un articolo sul sito di Repubblica, posso solo “commentare” , e la mia parola non potrà mai avere la stessa risonanza. Questo è discriminate ! viviana.cucco@gmail.com

    Sono un disabile che utilizza quotidianamente il treno per spostarsi. Volevo offrire qualche contributo alla discussione che, in questi termini, a parer mio è mal posta. Informo che un servizio di assistenza per disabili in tutte le stazioni capoluogo e nelle principali stazioni non capoluogo esiste già e funziona abbastanza bene. Il disabile in questione avrebbe potuto e dovuto allertare questo servizio che avrebbe garantito assistenza in stazione quindi aiuto per bagagli, accessibilità al treno e biglietti. Se questo servizio che è disponibile non è stato allertato è giusto che il disabile rispetti le regole di tutti. Piuttosto mi farebbe piacere che il vostro sdegno servisse a migliorare il servizio già esistente e per migliorare intendo tre cose: 1) Aumentare l’informazione per i disabili sui servizi a disposizione 2) Aumentare il numero di stazioni in grado di garantire il servizio 3) Aumentare il numero di treni su cui il servizio viene garantito. Grazie a tutti

    Pare che lo scrittore si sia fatto un po’ prendere la mano…

  4. 4 Lyndon
    16:27 - 31-12-2009

    Pare di sì Davide. Da quanto dicono i commenti che hai citato pare che Shulim Vogelmann abbia confuso un articlo di cronaca con un racconto d’invenzione, sfumando troppo i confini. E’ allora legittima la preoccupazione di chi sente la propria voce di testimone sminuita soltanto perché non si è scrittori ed editori. Si dice giustamente discriminata questa voce poiché il suo commento è per se stesso già perdente rispetto all’articolo e soprattutto perdente rispetto a un mestiere di scrittore ed editore che assomiglia molto di più a un titolo nobiliare piuttosto che a un talento nelle umane lettere.
    Poi verrebbe da chiedersi perché Shulim Vogelmann abbia esagerato. Perché? Quale il suo intento. Sinceramente però non sono così curioso di sapere realmente il motivo per cui Shulim Vogelmann abbia omesso alcuni fatti ed evidenziato altri, la faccenda è già troppo disumana. Ciò che mi interessava sottolineare nel mio post era l’icapacità pratica di Shulim Vogelmann di prendere una semplice decisione - pagare il sovrapprezzo - che avrebbe risolto il problema senza far troppo rumore e con uno sfoggio di elegante umanità, simile a quella omessa del secondo controllore. Che i fatti siano andati diversamente poco importa, perché non hai pagato il sovrapprezzo? è domanda che continua ad avere senso. Anzi entrando in scena il secondo controllore la domanda ne acquista di senso.
    Inoltre, la cosa che più fa male è che la storia per quanto esagerata è verosimile. Per quanto lo scrittore ed editore abbia esagerato con la penna il suo raccoto ci è suonato familiare. Ci è suonato in sintonia con quello che potrebbe accadere in un vagone italiano in cui dovesse salire un ragazzo senza braccia e con un accento straniero - le cose sarebbero cambiate se fosse stato un parlante madre lingua.
    E questo al di là delle menzogne dei giornali - ma si rilegga bene il post qui sopra, ho parlato di teatro, attori e coro non a caso - è ciò che più brucia.

  5. 5 Alessandro
    17:00 - 31-12-2009

    Questa storia fa schifo e lo schifo è stratificato.
    La prima cosa che lascia esterrefatti è, come ha giustamente sottolineato Lyndon, perché ha Vogelman non è venuto in mente di pagare i 50 € del biglietto e poi raccontare la storia?
    Poi si legge che questo non è avvenuto perché, stando ai commenti su Repubblica le cose non sono andate esattamente come raccontate dallo scrittore-editore e che qualcuno aveva già pagato i 50 €.
    Ma ci sono altre cose che lasciano senza parole:
    come ha fatto Repubblica a pubblicare quella lettera senza aver minimamente appurato prima come stessero le cose e perché, dopo aver appreso che i fatti erano diversi da come raccontati, perché nessuno della redazione si è preoccupato di intervenire e magari scusarsi?
    Infine, ma non in ordine di importanza, sebbene le cose siano andate diversamente da come descritte la Vogelman, sembra che “i toni francamente evitabili” (e me li immagino) non siano stati evitati e questa è la cosa che più delle altre, brucia, brucia terribilmente.

  6. 6 Paolo
    18:10 - 31-12-2009

    Sapere che questa storia sia andata diversamente da come ci è stata raccontata non mi rincuora molto. Immagino, con buona probabilità, che ognuno di noi abbia assistito più di una volta a quanta arroganza sia possibile produrre solo perchè dietro alla più misera parvenza di divisa, di qualsiasi tipo. E come solitamente in questi casi il più semplice senso civico o la logica elementare vengano schiacciati da omertà, ignavia ed ignoranza bruta. Non sono d’accordo, qualunque cosa sia realmente successa a bordo del treno, che la soluzione più semplice sarebbe stata quella del pagamento del sovraprezzo da parte di Vogelman. Il rispetto e una società civile non possono di certo essere affidate al buon cuore del singolo.
    Così come, mi permetto di dubitare (una volta che abbiamo iniziato), della bontà anche dei commenti pubblicati su Repubblica. Se non altro perchè appare ormai conclamata la tendenza ad una partecipazione civile virtuale di primissimo livello in concomitanza con una totale latitanza nella concretezza quotidiana.
    Sta di fatto che non ho la benchè minima intenzione di ritarare i miei peggiori auguri a quanti, per un frainteso senso del dovere tutto nostrano che in realtà si chiama fascismo, rendano la vita di alcuni, non solo dei disabili, molto più difficile di quanto già non sia.

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