Gennaio 2010Archivi

Gen 31

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Tettamanzi dipinge il peccato della classe politica, l’abiura delle Istituzioni al proprio dovere di guida per il popolo. Il porporato descrive il veleno che ammorba il clima politico italiano, alludendo a uno strisciante e riprovevole maleficio contro cui s’eleva casto e severo il suo: allarme!

Ratzinger esorta i politici italiani e la società civile a non abbandonare i bisognosi in questo periodo d’oscura crisi, raccomanda il pontefice di fare la carità per i lavoratori che perderanno il proprio stipendio.

Immediatamente gli zelanti si accalcheranno, quasi pestandosi l’un con l’altro, per mostrare, con quanta più acribia possiedono, i modi migliori per  assicurare la carità verso i lavoratori colpiti dalla crisi - quasi fosse, la crisi, una delle Erinni scagliataci dal Fato - e il loro puntuale sdegno verso gli immorali senza dio.

Non sono dunque i fanatici oltranzisti della religione, i fedeli a ogni costo, gli ultracattolici a essere i destinatari degli allarmi e dei rimproveri, delle prediche e dei consigli. Sono gli zelanti. Tutti coloro che farebbero di tutto pur di essere allineati, coperti e schierati dalla parte del più forte. Coloro che darebbero qualsiasi cosa pur d’aver anche un solo accenno di approvazione dall’autorità. Coloro che con precisa porfessionalità si adeguano ai parametri dettati e ben pensano.

Magari fossero i fedeli di ferro a essere gli interlocutori delle parole dei santi padri della chiesa. Se così fosse il loro profilo sarebbe cristallino ed evidente. La lotta sarebbe semplice da capire.

Con gli zelanti c’è poco da fare. Costoro sono accomunati dalla professionalità del sissignore!, senza badare a cosa dice il signore di turno. Gli zelanti sono come una gelatina annacquata che vaga nel piatto senza più avere forma. Si trovano ovunque e ti trovano ovunque. Sono perfetti delatori, perché non hanno di che pensare e quindi possono aver subito l’allerta pronta ogni qual volta non sentono dire: sissignore!

Da ricordare poi - con una punta di invincibile amarezza -  che se in piazza è pieno di zelanti dal palco non sentenziano gli inquisitori. Per una piazza densa di zelo ci vuole  un programmatore, un dispensatore di parametri. Non serve un invasato perché non servono idee corazzatate. Servono costumi, modi d’uso, canoni.

Allo zelante corrisponde uno scaltro ingegnere d’automi antropomorfi, costruttore di macchine impeccabili che sembrano ubbidire liberamente, scimmiottando il libero arbitrio degli umani, ma che invece non fanno che attenersi alla procedura.

Lyndon

Gen 27

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Luigi Marino a soli 25 anni sta accumulando un tesoretto. A piccoli passi vende per 79 centesimi ai “giovani adulti” dell’I-Phone d’Italia una raccolta completa dei discorsi del dittatore Benito Mussolini - lo chiamo così perché ne prendo le distanze osservandolo per quel che è stato: un dittatore.

A. Balbi e G. Gagliardi, le penne dell’articolo su I-Mussolini, si stupiscono che la generazione facebook, i ragazzi che comprano on-line e che possiedono un I-Phone possano essere interessati a una parte del nostro passato come se fossero dei nostalgici vecchi e piegati dal tempo. Forse ci sarebbe da dire alle penne di Repubblica che il paragone con la nostalgia del regime non tiene. I giovani adulti con l’I-Phone nel fodero non hanno nostalgia, per loro non si tratta di scaricare i discorsi del dittatore Benito Mussolini, si tratta di Mussolini, si tratta di un simbolo che non appartiene al passato ma al presente e al futuro di questi giovani-facebooked.

Non c’è prospettiva storica (al massimo si arriva a dire che era il nonno della Mussolini). Mussolini è un personaggio cool quanto il resto delle maschere che popolano la vita quoitidiana di questi “giovani adulti” - la ripeto questa espressione perché me ne piace l’ossimoro che crea, ossimoro immagino insospettato dalle penne di cui sopra. Mussolini vale Gandhi negli scaffali dell’App Store. Con entrambi si fanno dei tesoretti per chi vende e bella figura per chi compra.

Concludendo, ché troppe lettere su I-Mussolini non vanno utilizzate, mi chiedo cosa sia peggiore per la Repubblica: l’impossibiltà de facto e de jure di appellarsi all’apologia di reato oppure la mancanza di distanza nelle generazioni presenti che non fa dir loro:

Il dittatore Benito Mussolini.

Lyndon

Gen 26

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Caro (scherzo) Vittorio, abbiamo capito che tu sei il duro, lo scorbutico, il polemico, il volgare, il contro-corrente, quello che dice sempre quello che pensa, il maschio… credimi è chiarissimo e, per questo, potresti anche farti fotografare in una posa più rilassata no?

Va bene recitare una parte, avere un personaggio da “far vivere”, ma perchè essere così tanto ingabbiati in un ghigno da cattivo che francamente ha anche rotto le palle?

Al di là di questo, però, volevo chiederti, caro (scherzo) Vittorio, un chiarimento su un tuo nuovo collega di partito: Trento Scanzani.

Ho letto il suo intervento sul vostro sito e ti assicuro che ce l’ho messa tutta “ad intendere” l’amico (scherzo) Trento (forse scherza lui), ho chiesto aiuto anche in qui in redazione a Carolina - che si è incazzata -,  ma converrai con me che alcuni passaggi del suo articolo come:

“A questo punto è opportuno un inciso relativo ad una personale convinzione che vede il Percorso Cristianesimo-Liberalismo come un dato di fatto, una consequenzialità Naturale-Umana-Storica-Culturale; come autorevolmente scritto da John Locke (1632-1704), fondatore del pensiero liberale moderno; inoltre, va ricordato, che Gesù Cristo è “nato da donna”, quindi era anche un uomo; Paolo di Tarso non era santo quando dettava le sue “Lettere”. “

e ancora:

“Chi è oggi ad ignorare gli errori dei GULAG o i crimini comunisti? Quando Paolo di Tarso scrisse “non rendete male per male”, intendeva condannare nuovamente “la legge dell’occhio per occhio e dente per dente”, ma sicuramente e implicitamente condannava il rendere male per male, specialmente verso chi ha saputo far fruttare le sue dieci monete facendo godere i frutti anche agli altri. Non possono esserci dubbi sul fatto che Silvio di Arcore ha ricevuto le 10 monete (forse anche di più), certamente le ha sapute far fruttare per sé e per gli altri, così gli altri hanno versato”una somma incalcolabile di benefici”, a Silvio di Arcore in termini di consenso e voti!!!!! Così si è costituita la Comunità della Libertà” Paolo di Tarso avrebbe scritto “una chiesa di fratelli liberi e illuminati grazie al rinnovamento della loro mente”!!! Giampaolo di Monferrato , invece, non ha scritto: “Il popolo delle Libertà perché c’è stata una grande REVISIONE di cittadini sovrani già usi alla revisione”; forse lui ha scritto il REVISIONISTA proprio per invitare la “sua sinistra”, trinariuciuta-ideologica-elitaria, a compiere la REVISIONE per diventare la sinistra intelligente del futuro.”

sciolgono, come ghiaccio al sole, anche la più ferrea volontà di comprensione.

Ti prego Vittorio, se ci leggi, rispondi ai nostri atroci dubbi!

Saiola

p.s. dimenticavo, ma cosa sono le “altre cose, culturali” che impegnano così tanto il tuo collega Trento?

Gen 25

Il Guardian lo definisce un sensibile cambiamento di rotta dell’amministrazione Obama riguardo ai rapporti con la Cina.  E oggi Federico Rampini  parla degli attacchi hacker a Google in un’interessante prospettiva, tirando in ballo il buon vecchio uso della pirateria di Stato e mettendo in luce i possibili scontri fra titani per il possesso della rete.

La Cina ovviamente nega qualsiasi sua partecipazione agli attacchi, né confermando né smentendo il copione dei Pirati al soldo della Regina tirato in ballo da Rampini, ma si cura di sottolineare che tali beghe non hanno alcuna pertinenza o cittadinanza a livello internazionale. Insomma gli States stessero al loro posto che il web cinese è cosa cinese.

La questione nazionale - che tanto fece penare a sinistra in un tempo ormai immemorioso - esplode investendo la rete e dividendo i difensori del globo connesso e libero da quelli che invece difendono la spazio virtuale come fosse la terra che abitano.

Un’esplosione che però, bisogna ricordare, ha un sapore estremamente mercantile, lontana dal furore patriottico. Di nuovo i Pirati di regime.

Fra gli occidentali le perplessità etico-politiche sulla censura cinese avevano ragion d’essere sin dai primi albori del web. Si fa strada solo ora una vera preoccupazione perché in realtà i problema è: come possiamo fidarci di Google se il suo motore di ricerca non vende lo stesso servizio in tutta la rete. Come possiamo fidarci se g-mail è violabile da un governo e non da un altro. Insomma, ci sono due spazi mercantili sovrapposti che non seguono le stesse regole e che ledono il rapporto di fiducia fra aziende e consumatori.

Soluzione: giungere a un equilibrio mercantile fra quelle potenze che hanno l’obiettivo di dominare la rete e la sua particolare libertà di “esprimere” prodotti da vendere. Un equilibrio che di fatto rompe la visione aperta e interconnessa della rete che ha ispirato superficialmente le parole della Clinton. Se, infatti, si tratta di spartirsi il mercato del web si giungerà a tracciare dei confini di potestà politico-economica, creando zone differenti non necessariamente o completamente interconnesse, cioè dei cyber-spazi nazionali, dimenticandosi naturalmente di tutto quello che sta dietro al prefisso ‘inter’.

Come si fa a parlare di connessione globale della rete se il caos che regna sovrano riguardo al diritto che regola i rapporti fra Stati è evidente davanti agli occhi di chiunque voglia guardare? Non possiamo aspettarci nulla di diverso per il web non appena emergono interessi economici di rilievo.

Non ci si può indignare e invocare la libertà d’espressione se per accaparrarsi il mercato cinese si è issata alta la bandiera del regime, piuttosto che rimanere fedeli al modello aperto e libero del web. Perché sorprendersi se poi il regime stesso sguinzaglia le proprie navi pirata, esercitando il suo arbitrario potere contro possibili minacce? Il patto col “diavolo” si fa perché si riconosce di non poter vestire i panni dell’angelo fino in fondo.

Le acque dove surfiamo sono piene di polvere da sparo e l’aria tutta intorno grida ancora gli arrembaggi. Se però fra i flutti procellosi intravedete un piccolo ma elegante e veloce legno, con una bandiera con campo nero e in bianco una piccola ‘i’ fra parentesi quadre, non abbiate paura quelli là sopra non sono al soldo di nessuna regina e non fanno questioni sul passaporto.

Lyndon

Gen 25

Vi raccontiamo una storia a fumetti. Non siamo granchè bravi a disegnare. Quindi le vignette mettetecele voi. Con la fantasia.

Qualche giorno or sono, la Sottosegretaria alla Salute, Eugenia Roccella, non ha di meglio da fare che leggere un fumetto.  Facciamo subito una premessa. Leggere un fumetto non è certo un’attività degradante o di serie B. I fumetti sono opere letterarie a tutti gli effetti, e pur con alterne vicende e livelli di qualità (diciamo fisiologici, vista la durata di alcune testate), molti fumetti nostrani sono stati storicamente veicoli di dibattito culturale e a volte sociale di buon livello.

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Quindi, pur se ci riesce difficile credere che la Sottosegretaria in questione si stesse concedendo, dopo un’estenuante giornata di lavoro e di febbrili pensieri e successi inanellati in sequenza (del tipo - Oh, finalmente sono riuscita a capire come sia possibile che apparecchiature di ultima generazione languiscano in abbandono nei magazzini di molti ospedali! oppure -  Beh, bisogna proprio dire che le campagne per la sensibilizzazione alla donazione degli organi stanno finalmente portando ad un incremento delle adesioni! - o ancora -  Si, finalmente abbiamo sconfitto l’ HIV! -  d’accordo, ci siamo lasciati prendere la mano) una lettura erronemante ritenuta leggera ma comunque rinfrancante, non saremmo certo noi a criticare la possibilità che un politico italiano si cimenti nel faticoso confronto con uno di quei misteriosi oggetti di varia foggia e natura che ricadono nella categoria anche detta dei “libri!” (E non si spaventi Gasparri!).

Ma torniamo alla nostra storia. La Roccella, di fronte alla copiosa scelta che le si para innanzi in edicola,  sceglie di comprare Dylan Dog, ormai classico dei classici. Il titolo promette bene: “Mater morbi”. Per una vecchia radicale ora beghina ultraconservatrice, quel titolo suona come un’attrattiva irresistibile. “Sarà un qualcosa di cattolico”, gioisce la Roccella, mentre di sfuggita annuisce ai titoli dei quotidiani che riportano l’invocazione del pontefice all’evangelizzazione di Internet.  Stiamo vincendo su tutti i fronti, si congratula con la sua stessa malafede la nostra protagonista. E invece no! Apriti, cielo. Dylan Dog in un letto d’ospedale, un medico che vuole “staccargli la spina”, le riflessioni sull’accettazione del male, sulla fine delle sofferenze. Ah, maledetto Sclavi creatore scettico sul Creatore, maledetto Roberto Recchioni sceneggiatore malato che parla di malati, volevate fregarmi - pensa l’innocente Eugenia. Questi sono temi delicatissimi, temi sensibili per chi si occupa a livello istituzionale di bioetica (pur essendo ricercatrice di Lettere, ma questo e’ un dettaglio da polemici rompicoglioni, ovvio). Soprattutto sono temi miei, ringhia e rotea gli occhi Eugenia. Qui sento odore di eutanasia, di senso critico, di dibattito educato e relativista, pronto a sentire le ragioni dell’altro.  La misura è colma. Ora vi sistemo io! E allora giu’ di mannaia, filippica populista contro libertà di pensiero e di espressione, abissale e frainteso abuso di potere politico e mediatico di una classe di ingordi rappresentanti del potere con nessuna possibilità di reale comprensione del dolore di ogni singolo.

La storia, come troppe storie italiane ultimamente, finisce in una miriade di smentite, ritrattazioni e aggiustamenti di tiro, con la solita retorica da panico improvvisato e l’ammissione di non aver nemmeno letto lo scandaloso albo in questione. Ma dopo aver mostrato ancora una volta i denti.

Noi, dal canto nostro, non possiamo che domandarci perche’ un Sottosegretario alla Salute che abbia autorizzato l’acquisto degli inutili vaccini contro l’influenza A dovrebbe avere una crisi isterica davanti ad un fumetto? La nostra ipotesi è che Eugenia Roccella si sia semplicemente servita del primo pretesto capitatole a tiro per aprire una polemica - riflessione no, ci sembra troppo, scusate - riguardo l’eutanasia.

Vorremo poter dire che la politica di molti uomini e donne di governo è irreparabilmente giunta ad uno stadio fumettistico. Ma ci piace credere che Recchioni, invece, sia stato bravo nel cogliere in anticipo la differenza, regalandoci un fumetto a misura di politico. Fumetto la cui lettura ci permettiamo comunque di consigliare a tutti.

S.Patrizio con la sempre più amichevole (e non solo) partecipazione di Carolina Scintilla

intersettiva.it