La mano destra e la mano sinistra.
Certe idee sono poco sensate e decidere di cambiare il proprio abbonamento telefonico l’ultimo giorno dell’anno è, sicuramente, una di queste. Così, mosso quasi da un fervente spirito tecno-religioso e convinto come un mulo, vado al negozio, parlo con il solito venditore-truffatore, mi accorgo che ne so più di lui, mi maledico per non aver fatto tutto online ma alla fine mi decido, accetto l’offerta e comincio a tirare fuori tutti i documenti per completare le pratiche.
Purtroppo mi accorgo che la patente non è nel solito posto, inizio a bestemmiare, cerco nelle tasche, la mia ragazza mi incalza, io mi incazzo, perdiamo la pazienza, usciamo dal negozio, andiamo a casa, la mettiamo sottosopra ma nulla, patente sparita, volatilizzata.
Dopo un’ora decido che l’unica soluzione è andare dai carabinieri a fare la denuncia. Penso che, in fondo, nella sfiga mi ha detto bene, di 31 dicembre alle quattro del pomeriggio non ci sarà nessuno e sbrigherò la pratica in pochi minuti.
Così cerco su internet la stazione più vicina da casa mia e mi accorgo che posso fare la denuncia anche on line. Uh! ma che meraviglia, allora non tutto è perduto!
Mentre fantastico su scenari futuribili, possibili post di speranza da scrivere su intersettiva, mi accorgo che: la denuncia si può fare on line ma è necessario andarla a firmare nella “più vicina” stazione dei carabinieri.
Ah! vedi la firma, non ci avevo pensato… però c’è la corsia preferenziale…
Va beh, prendo la macchina (tranquilli, non guidavo io) e vado dai carabinieri.
La stazione è dedicata alla Madonna e si trova in una via intitolata ad un cardinale spagnolo del ‘300 che ha partecipato alla cacciata dei mori dalla Spagna.
Penso che, in fondo, è naturale, siamo a due passi dal Vaticano e più o meno tutti i palazzi nei dintorni sono di proprietà dei preti.
Arrivato davanti al cancellone di metallo suono, mi aprono, seguo un vicoletto angusto ed arrivo nella sala d’aspetto. La stanzetta è piccola o meglio, è un ingresso adattato a sala d’attesa; ci sono quattro poltrone di pelle scure e su tutto troneggia una mega riproduzione di Salvo D’Acquisto ritratto poco prima di esser fucilato.
Salvo D’Acquisto, certo, in fondo è stato ammazzato a pochi Km da qui e poi anche lui era un fervente cristiano, insomma mi sembra sensato, coerente.
Sotto al quadro c’è un piccolo tavolino con alcune “riviste”. Ne prendo distrattamente una: “Il carabiniere”. La sfoglio ma il contenuto legale-amministrativo-professionale mi annienta dopo poche righe, così decido di lasciarla e prendere l’altra dal titolo curioso: “Giona”.
“Giona” è il mensile della parrocchia e sul tavolino ce ne sono diverse copie.
“Giona” chi era Giona? quello della balena, si quello del film ma Giona non era anche quello della “la mano destra dalla sinistra”, la metafora del bene, del male, la giustizia, l’esercizio del potere.
Faccio fatica ora a trovare il nesso, a capire perché in una stazione dei Carabinieri ci sono diverse copie del giornale parrocchiale ma alla fine mi dico, ancora una volta che “tutto si tiene”, che in fondo la cultura di questo paese, si insomma, la religione, eh la religione… no, non riesco a trovare una giustificazione sensata, la logica arretra ma, per fortuna, mentre penso al mio amico Lyndon, a quanto si sarebbe incazzato di fronte a tutto questo, quando tutto sta per crollare, arriva il mio turno.
Entro nel piccolo ufficio, l’arredamento è sempre brutto, gli spazi sono angusti ma il carabiniere che ci accoglie ha una faccia da brav’uomo è sorridente, accogliente e l’operatività mi distoglie dal rischio di svenimento laico sfiorato qualche secondo prima.
Ci metto poco a spiegare al brav’uomo cosa mi è successo e velocemente le sue dita cominciano a battere sulla tastiera registrando i miei dati.
Non ho più bisogno di guardarlo in faccia perché il suo sguardo è rapito dallo schermo così io posso vagabondare con gli occhi per l’ufficio rispondendo alle sue domande.
Il mio vagabondare è breve, un paio di secondi, giusto il tempo di alzare lo sguardo e trovare davanti a me un crocifisso con il consueto ramo di ulivo appeso e rinseccolito.
Penso a quanto successo pochi mesi fa a proposito del crocifisso nelle scuole ma è un pensiero fugace, perché, a ribadire un’appartenenza, a sottolineare una differenza, a rimarcare una trincea, immediatamente sopra al crocifisso trovo l’immagine della madonna.
Penso a Lyndon, lui si sarebbe incazzato, mi avrebbe spiegato, perché lui è bravo a spiegare, a trovare i nessi, i collegamenti.
Mi manca Lyndon perché io non sono bravo a spiegare e quando intuisco che c’è qualcosa che non va mi chiudo, sento lo stomaco che si rigira e non dico più nulla.
Terminate le operazioni necessarie per completare la denuncia di smarrimento il carabiniere, con fare gentile, ci saluta e ci augura buon anno.
Io lo ringrazio, contraccambio gli auguri ed esco con lo stomaco chiuso e con la speranza che i festeggiamenti di questa sera, il vino, le lenticchie e il cotechino possano aiutarmi a togliermi di dosso questa asfissiante sensazione di “coerente e solida prigionia”.
Alessandro

23:55 - 6-1-2010
Sono incazzato.
La legge di dio è la legge degli uomini. Inutile girarci intorno, far finta di niente e sperare che le cose possano funzionare in modo diverso. Le strade, i palazzi, le croci e le madonne, i rametti rinseccoliti d’alloro, le copie di “Giona”, i santi che aspettano. Inutile. La legge di dio è la legge degli uomini, qualsiasi dirazzamento, deviazione o slancio sbilenco verso una prospettiva che disgiunga questa identità non è ammessa, né ammissibile. Per questo le trincee d’appartenenza fanno sfoggio di sé, perché chiunque ne sia convinto mostrerebbe a tutti di essere un soldato di dio.
Prigionia. Hai ragione. Coerente e solida ci aspetta ogni mattina, ci accoglie ogni notte. Non so se questo possa valere come spiegazione, so solo che anche a me le budella si stringevano a ogni lettera che leggevo del tuo post. E queste lettere di commento sgorgano spontanee, come fossero i primi pensieri che affiorano alla mente durante l’ora d’aria. Ora concessa ai fuorilegge, a tutti quelli che pensano che la legge degli uomini è solo degli uomini.
Mi sarei incazzato, anche il brav’uomo lo avrebbe capito e forse non ci avrebbe augurato buon anno ma avrei voluto essere lì, a scavare un tunnel oltre le mura della prigione e uscire insieme.
13:31 - 7-1-2010
Nei secoli fedeli.
E in fondo e’ pur sempre una forma di militanza devota. Tradizionalista l’Arma, militare e seriosa, che porta le croci durante le processioni e si fa protagonista del quadretto anni 60 di un’Italia che si rimbocca le maniche, che piange e che fotte, che va a messa impomatata la domenica mattina. E’ rimasto tutto com’era. Ci sono orpelli che cambiano, ci sono tecnologie alla portata di chiunque, ci sono pettinature diverse. Ma poi all’ingresso della caserma, cosi’ come in chiesa, si respira quell’odore di fiori appassiti, di madonnine con l’acqua santa, di colonia da barbiere, di anticamera e di pavimento a scacchi. Anni 60. Manca la radiolina a transistor che manda Peppino Di Capri, mancano quei fascicoli nelle camicie di cartoncino giallognolo, ma cosa cambia veramente?
C’e’ un Paese che non e’ uno Stato, ma per l’appunto trova la sua dimensione nell’accezione di “villaggio”. La chiamano Tradizione, con la maiuscola. Perche’ si sa, alla fine a trionfare e’ sempre la legge divina. Perche’ siamo nelle mani di Dio, in fondo, e tra divisa e paramento liturgico non esiste differenza: entrambi delegano gli uomini ad agire per conto di qualcosa di piu’ alto. Entrambi rappresentano la buona coscienza della fede.
E allora, con una punta di cinismo, mi chiedo perche’ provare disagio, una volta giunti nel nostro paese.
20:00 - 7-1-2010
Sarebbe come a dire che nonostante la naturale simpatia suscitata dalla genuina italianità del Maresciallo Carotenuto del ciclo “Pane, amore e …”, nulla è cambiato dalla nascita di questa Repubblica. Nata dove non poteva liberarsi del peso della congenita religione, ha fatto sempre pochi sforzi per farlo davvero.
Noi non siamo più il brigante Sante Pollastro o la ciurma di anarchici e libertari che ad inzio secolo scorso ha provato in più forme a dare un’altra impronta alla coscienza nazionale o che semplicemente ha esternato il disagio di una società che nasceva con un’idea tutta sballata di rappresentanza politica. E che, a sentir le cronache del tempo, fu ugualmente vessata dai Regi Carabinieri.
Entriamo in una caserma per una banale denuncia e con il minimo di dialettica e capacità di contestualizzare le nostre azioni (è un meccanismo di difesa di cui ci siamo appropriati ed è triste pensare che vi facciamo ricorso spesso) riusciamo a trovare un’ombra di simpatia persino nel brigadiere padre di famiglia che ha preso un pò di confidenza con la tastiera del PC. Eppure è lo stesso che magari, nella cameretta dietro a quella dove siete seduti, prenderà a calci il primo Roberto Cucchi legato al termosifone che gli capiterà a tiro. E’ forse lo stesso che si leverà quella faccia cordiale da ultimo dell’anno quando dopo di voi dovrà parlare con qualcuno con il colore della pelle leggermente più scuro di quella a cui si è abituato, con qualcuno che magari domina la lingua nazionale appena meno bene di quanto faccia lui stesso.
E’ lo stesso che, con molta probabilità, ha deciso di sua spontanea volontà (e su questo insisto…perchè ricorrere sempre alla congiura del sistema oltre ad essere falso non rende il giusto merito a chi pur nelle stesse condizioni non vi si piega) di mettere la rivista della parrocchia nella sala d’attesa della questura.
La legge è divina, l’autodeterminazione è umana e alla portata del singolo.
La prigione intorno a noi la costruicono Dio e gli uomini come lui.
La legge degli uomini è la legge di Dio.
Pace in terra agli uomini di buona volontà! Ma io non vedo nessuna volontà…