Gen 19

les_claypool1.jpg

Qualche anno fa, con Lyndon, andammo a Bologna a sentire una conferenza (moderata da Umberto Eco! * ) di D. R. Hofstadter sul tema della creatività.

Il succo dell’intervento di Hofstadter si potrebbe riassumere in questo modo: senza vincoli non c’è creatività.

Nel corso delle due ore Hofstadter fece numerosi esempi, molti di questi avevano a che fare con la musica e le intrinseche difficoltà creative che pone il “suonare uno strumento”.

Qualche giorno fa, sfogliando Wired di questo mese, leggevo una recensione sulle migliori chitarre giocattolo per il video gioco “guitar hero” e mi chiedevo quanto questi giocattoloni, alla lunga, divenendo sempre complessi, avrebbero permesso un progressivo abbattimento del vincolo che ogni musicista prova ogni volta che suona il suo strumento.

Come sempre, la serendipità ci mette lo zampino e ieri su engadget è uscito questo articolo ed un video dimostrativo di una chitarra touchscreen:

Così mi chiedo: riuscirò mai a suonare così (e mi divertirò ancora)?

Ma soprattutto quanti ce ne avremo per le palle di questi?

Saiola (via Diamante Maria Scarabelli)

13 commenti sino ad ora

  1. 1 Lyndon
    15:38 - 19-1-2010

    Che conferenza!
    Il ricordo di quelle ore adesso è il conforto migliore per non farsi troppo ferire dai Sonhora. Temo che di gruppi senza vincoli, di musicisti touchscreen non ne potremo aspettare che delle quantità da orda orchesca e urlante. E tale spettacolo ripugnante si fa largo in una playstationizzazione della realtà che ci fa essere soldati perfetti, calciatori da pallone d’oro, guitar hero e via discorrendo.
    Ti ricordi le domande compiaciute e sterili di alcune persone accorse alla conferenza? Ti ricordi? Erano proprio sulla questione del rapporto fra vincolo e cratività. Stentavano a riconoscere che la seconda nasca dai primi e che non c’è invenzione senza regole. Ti ricordi? Volevano forse un mondo di creatività svincolata? Lo stanno ottenendo.
    Fra noi c’era anche Morgan, qualche fila più in là della nostra. Non disse nulla ma certo ne ha tolti di vincoli lui e ne ha fatta di strada per donarci una “libera creatività”. Chi sa quale serendipità c’è sotto a tutto ciò: Hofstadter - noi - Morgan - Sonhora?
    Io ancora ci vedo qualche vincolo…

  2. 2 ER LAMIERA
    16:04 - 19-1-2010

    Devo dì che stavorta nun sò d’accordo pe niente co voi pischelli de sto sito che pure me state simpatici e apprezzo de core. A me me sembra che sto professorone de cui parlate, si ho ben capito er tipo, nun ce la pò avè de certo colle fattezze de uno strumento che proprio perchè se chiama così rimane na cosa da utilizzà, qualsiasi cambiamento lo cambi de forma. Insomma pe provà a parlà come voi, i vincoli so certo importanti sì, lo credo pure io, ma so sempre culturali e mai fisici…che se na chitarra la utilizzo pe pià a mazzate du bidoni e er suone che n’esce fori è gradevole, anzi meglio, serve a dì quello che c’avevo in testa de dì……e beh, lo vedete pure voi, e…la cosa funziona lo stesso.
    Anche perchè, me permetto de aggiunge, se quell’affare strano der primo video lo sona quello gajardo der secondo, mica esce fori la merda che se sente ner terzo video.
    Comunque quanno decidete d’annà a menà quelli cor nome colla H messa a cazzo, fatemelo sapè che ce vengo volentieri.
    Un bacio e n’abbraccio

  3. 3 S.Patrizio
    17:43 - 19-1-2010

    Questa volta non sono molto d’accordo con Lyndon, mentre concordo cor Lamiera.
    Non credo che il futuro veda musicisti allo sbaraglio per il semplice fatto che giocano a Guitar Hero o a Rockband (di quest’ultimo, mi permetto di ricordare la recente e ben fatta edizione “Beatles”). Una grossa fetta di fruitori di videogiocatori suona sul serio, bene o male poco importa, e continua a farlo per divertimento con gli strumenti di plasticona nelle sfide tra amici o in rete. Del resto i pezzi sono obbligati e, al di la’ delle uscite monografiche, per lo piu’ si tratta di canzoni rock e metal piuttosto sputtanate. E’ un videogioco per fan, non certo per imparare a suonare. Di sicuro attirera’ le curiosita’ dei profani, ma andiamoci piano col prefigurare scenari di distruzione analogica riservati agli autistici.
    Alla fine ha ragione il saggio Lamiera: date a Les Claypool la chitarra virtuale e vi suonera’ il mondo. Datela ai Sonhora e ci friggeranno un paio di uova.
    Anche far musica col pc e’ cosa lontana dal vincolo. Dopodiche’, esistono i migliaia di talenti in puberta’ di Myspace da una parte e gli Autechre dall’altra. Che si fa? Si ammazzano tutti i filistei?

  4. 4 intersettiva.it
    22:14 - 19-1-2010

    * Allora il Professore non era ancora nostro collaboratore sotto mentite spoglie, ma subito dopo il convegno e durante un’amabile buffet, avemmo l’impressione reciproca che saremmo stati destinati a fare presto grandi cose insieme!

  5. 5 Lyndon
    22:56 - 19-1-2010

    Un giorno ho visto un mio amico batterista suonare delle spatole da muratore. Mi disse che era stato influenzato da altri batteristi che come lui suonavano degli strumenti sì ma non di solito riconosciuti come musicali.
    Sono d’accordo che uno strumento come la chitarra da videogiocatore non sia di per sé qualcosa che non possa aiutare a esprimere la creatività umana, cioè qualcosa che quindi possa dare dei vincoli alla creatività umana. Il mio timore riguardo alle orde ululanti di simil Sonhora si fonda sul fatto che se l’arte viene venduta a buon mercato, se vengono prodotti - starei per dire “prodotti per” ma non voglio rubare la battuta a Lapo - prodotti dicevo che fanno sembrare semplice, banale e senza sacrificio (tantomeno vincoli con cui scontrarsi) l’essere un musicista, un atleta, un corridore e via discorrendo, allora si coltiva un’orda di Sonhora che si ritengono musicisti perché la playstation si è sostituita gradualmente alla sala prove, come il torneo di Fifa Soccer 2045 a quello di calciotto (dove c’è sempre quello che dopo dieci minuti non torna neanche a sparaje), e via discorrendo.
    La mia paura sta nella playstationizzazione, nell’arrivare a credere che le cose non sono poi così diverse dalla realtà virtuale del videogioco e quindi, detto in termini che ricordano quelle ore passate a Bologna, ho il terrore che si scambi la mappa per il territorio.

  6. 6 S.Patrizio
    23:29 - 19-1-2010

    Detto tra noi, Lyndon, mi sembra una paura poco fondata. Se vogliamo parlare di chiusura sociale, relativamente alle console e ai videogiochi, sono il primo a sostenerti. Se invece vogliamo parlare di probabili sostituti, da buon videogiocatore provetto, non ci siamo (N.C.S., come direbbe il compianto Guido Nicheli).
    Non ci siamo per un motivo abbastanza elementare: sarebbe una fortuna. Se fosse davvero così un gioco come Call of Duty depotenzierebbe gli eserciti creando diserzioni di massa, dal momento che la guerra è rappresentata in un modo crudo e realistico come mai prima. E se muori, muori malissimo, col sangue che cola sullo schermo. Secondo me questo non accadrà mai, purtroppo, e ci sarà gente che al di là del divertimento casalingo sceglierà poi, per varie ragioni, di andare a combattere qualche guerra.
    Stesso discorso per la musica. Chi si fa tre ore al giorno di Guitar Hero potrà essere ipnotizzato dalle mani che si muovono sulla chitarra di plastica, ma il giorno che prenderà in mano una chitarra in legno si renderà conto della difficoltà nello staccare, imparerà il battere e il levare, dovrà farsi crescere le unghie per pizzicare meglio le corde. Inoltre, particolare non secondario, avrà davanti uno spartito, mentre in GH e simili al massimo vede lucette colorate che si accendono all’improvviso. Insomma, o impara o impara, non si scappa, per quanto si possa essere eroi tra le mura di casa.

  7. 7 ER LAMIERA
    23:43 - 19-1-2010

    Oh, me pare de capivve mejo pure a me. Cioè, il problema in realtà non pò esse de chi se vole divertì, ma se mai der fatto che c’è quarcuno che vole fa divertì tutti allo stesso modo, e magari je piacerebbe pure che tutti se sentissimo la stessa musica…perchè forse è lo stesso che vende sia li dischi (che poi a me me piaceveno le cassette) che i videogiochi.
    Però me sa che era la stessa cosa pure co internet, l’hanno fatto i miltari, dicono che serve a controllacce…poi alla fine voi o non voi se po utilizzà in tanti modi che nemmeno chi l’ha creato se l’aspettava…allora po essè che pure quella chitarraccia brutta serve a qualcosa… e po esse pure che fra vent’anni dove mo fanno i concerti cor frakke e gli strumenti antichi, fanno entrà solo la gente che sà sona bene a playstation…

  8. 8 Lyndon
    10:24 - 20-1-2010

    Vorrei sbagliarmi, S.Patrizio.
    Non sono un provetto videogiocatore come te e questo sicuramente non giova granché a quanto ho detto. Probabilmente non avere esperienza diretta dei videogiochi costituisce una falla non da poco nel mio discorso. Detto ciò, mi viene comunque da pensare. Quindi, con tutta la precarietà del caso, ecco alcune riflessioni.
    I videogiochi di guerra, come Call of duty, riproducono fedelmente la guerra e se si sostiussero alla ‘vera’ guerra nella percezione dei giovani che ci giocano, nessuno di loro si arruolerebbe mai alla caccia di vecchi in turbante e accappatoio che sfrecciano liberi fra le gole afghane. Quando ho detto che il mio timore sta nel confondere la mappa col territorio mi riferivo alla pericolosa abitudine di pensare che il modello della realtà, per quanto accurato esso sia, possa essere la realtà. Peggio ancora - senza essere troppo ontologici - è pensare che si possa far finta che il modello alla fine è come la realtà, e di essa fregarcene. I soldati americani cresciuti da videogiocatori - col sangue sullo schermo e le vibrazioni dal joystick - continuano a giocare a far la guerra anche quando la guerra la fanno davvero. I giochi che simulano la lotta hanno questo come scopo: raccontare agli uomini una storia adatta affinché se ne possano andare in giro armati a uccidere altri uomini.
    Pensa alla tecnologia da guerra di un fante americano. La sua battaglia non è tanto diversa da quella che compie un vidogiocatore. Entrambi il territorio non lo vogliono minimamente ascoltare, hanno le loro mappe. L’unica differenza sta nel sangue, nella morte. Il fante in un istante capisce quanto terrificante sia il territorio, il videogiocatore continua a giocare.
    Con toni meno macabri, lo stesso discorso vale per un musicista da salotto e uno da sala prove. Tutti noi abbiamo bisogno di mappe, tutti noi giochiamo con modelli di realtà. Il mio timore è che si perda questa consapevolezza e si scambino i modelli come fedeli riproduzioni del reale, impossibili da contraddire.
    Pensa a una generazione che cresce con la realtà virtuale dei videogiochi come fosse cibo quotidiano. Cosa ne verrebbe fuori se non ci fosse la possibilità di distinguere fra il significato di queste due frasi:
    GAME OVER
    DEAD
    Il videogiocatore totale, quello che cresce immerso nella realtà virtuale dei vidogiochi, avrà sempre meno stimoli per uscire dal gioco. Forse l’unica speranza è che sia il gioco a farsi permeare dalla realtà e far entrare la sala prove in Guitar Hero.
    Ma chi ha la volontà di farlo?

  9. 9 Paolo
    12:57 - 20-1-2010

    Sono piuttosto d’accordo sull’applicazione del paradigma korzybskiano mappa/territorio all’esempio della guerra. Anche perchè altrimenti verrebbero a mancare in un sol colpo le mie convinzioni sulla neolingua orwelliana. Non ugualmente posso dire del suo utilizzo nel campo musicale o della creazione artistica tout court. Gli strumenti utilizzati cambiano sicuramente il processo creativo, anzi ne sono assolutamente parte. Basterebbe comparare un manoscritto dell’Ulisse di Joyce ad un qualsiasi elaborato prodotto da uno scrittore contemporaneo con un software di videoscrittura per vedere come, oltre ogni ragionevole dubbio, l’ingresso del “virtuale” abbia inciso sull’atto ad esempio della scrittura. Ma mutamento non significa impoverimento … e credo che un discorso del genere non sarebbe nemmeno affrontabile. Anzi credo che, dopo una prima fase di rodaggio e di intervento “duro” delllo strumento nella vita del singolo creatore (che artista è tutto un altro paio di maniche), la cosa si normalizzi velocemente. L’utente recepisce lo strumento, qualunque esso sia, ne scopre le potenzialità, introduce spesso, anche inconsapevolmente, suoi nuovi possibili utilizzi…e tutto sommato ritorna abbastanza tradizionalmente al momento della scintilla “creativa” (senza addentrarci ulteriormente in cosa questo possa voler dire).
    Infine nel mondo dell’arte (ancora senza aver la presunzione di voler dare una sua definizione o di volerne tracciare dei limiti) non vedo il rischio e non riesco anzi ad avere alcun timore per la possibilità che qualcuno scambi il modello per il reale, la “carne” con il “virtuale”, la mappa con il territorio. Anzi me lo auguro costantemente.
    E poi credo che sostanzialmente sia ciò che il genere umano abbia sempre in realtà fatto perchè, dopo tutto, “siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”. L’arte (la musica in particolare, a mio personale giudizio) un pizzico in più rispetto al resto.

  10. 10 Ing. Amedeo Ferretti
    13:14 - 20-1-2010

    Anche io mi trovo piuttosto d’accordo con il Dott. ER LAMIERA, e da bravo fotografo ed uomo di modo quale sono, lascio ad un’immagine il compito di perorare la mia causa:
    http://alog.net/blogs/alogicstudios/uploaded_images/Fieldrecorniginmalmo90s-789457.jpg
    Forse che non si possa fare anche in questo modo ottima musica?

  11. 11 S.Patrizio
    14:50 - 20-1-2010

    Io continuo a non essere d’accordo. I soldati che sono oggi in Iraq e in Afghanistan non mi sembrano cosi’ diversi da quelli che combatterono in Vietnam. Quasi tutti si arruolano per sfuggire ad una situazione di poverta’ se non proprio di emarginazione. Non dimentichiamo che i soldati americani che vanno in guerra vengono reclutati appositamente negli “slums”.
    I musicisti, veri e presunti, devono necessariamente scontrarsi con la propria crescita individuale. Un ragazzo di Napoli, senza voler generalizzare, potra’ trovare un modello nel neomelodico di turno, ad esempio. Uno di Los Angeles avra’ come paradigma Tupac Shakur. Tutti e due saranno campioni di Guitar Hero, ma inevitabilmente la mappa si dovra’ sovrapporre al territorio rilevandone le enormi differenze.
    Non vedo il pericolo. Non vedo nessi, non vedo un futuro di lobotomia culturale, non vedo massificazioni nel videogioco. Sono piccole esperienze private, che ognuno adatta alla condotta di vita e all’ambiente in cui vive.
    Mi pare che, a proposito di musica, la percezione sia in realta’ cambiata grazie agli addetti ai lavori. Programmi inutili con ancor piu’ inutili veejay, televisioni commerciali, concorsi per nuovi talenti fatti passare come next big thing. E non calcoliamo che tutto passa sotto la lente della moda. E’ normale oggi vedere dei presunti punk che diligentemente vanno a votare, magari a destra, con la maglietta rigorosamente comprata da Merc a Londra. Dopodiche’ un salto in saletta per fare quattro pezzi tra i Sex Pistols e i Sum41. E Guitar Hero? Che male ci ha fatto?

  12. 12 Lyndon
    17:00 - 22-1-2010

    Gli strumenti musicali che utilizzano tecnologie digitali capaci di spostare la soglia del rapporto fra mente e mezzo, fra creatività e sua espressione artistico-strumentale non ritengo abbiano in sé delle proprietà negative tali da assicurare la lobotomia culturale delle generazioni future. La lobotomia da me temuta trae origine dal fatto che tali strumenti prima di avere la capacità di trasformare il modo di suonare - come l’hanno avuta gli strumenti elettrici del secolo scorso - possiedono quella di proporre alla mente che ne usufruisce un pacchetto precostituità di realtà, un modello confezionato con la carta da regalo della fedeltà, venduto come se fosse una riproduzione in scala 1:1.
    Questa particolare caratteristica dà a tali strumenti un potere sulla struttura percettiva della realtà che travalica il rapporto fra strumenti musicali da un lato e creatività musciale dall’altro. Non si tratta di dire che la chitarra senza corde sia in sé uno strumento che impoverirà la creatività musicale dei videogiocatori ma che la realtà virtuale in cui essi si immergono per giocare si sostituisca a quella attuale. E, quindi, che un ventaglio di possibilità di realtà limitato, come quello generato da una macchina, si sostituisca al ventaglio indefinito di possibilità che la realtà attuale dà alla mente umana.
    Il paragone militare stava proprio a evidenziare tale sovrapposizione. Il fante americano in assetto antiterrosmo globale è incapace di padroneggiare delle strumentazioni altre, delle strumentazioni che non siano quelle che rispettano la realtà a cui le sue macchine lo hanno abituato. E’ come se un esploratore si servisse di un solo cartografo per i suoi viaggi, di un solo modo di fare le mappe e quindi di un solo pacchetto di mappe.
    Chi ha subito la rivoluzione elettrica degli strumenti non ha dovuto subire un effetto di ritorno sulla sua struttura percettiva della realtà. Le chitarre da videogioco invece producono realtà. Sono macchine di realtà. E lo sono come lo sono stati i libri, la pittura, la fotografia,il cinema ma con una capacità invasiva molto più forte, quella della simulazione mimetica. E tale invasione nella percezione umana è ciò che fonda il pericolo che non ci si accorga più che vi sono altri modi di realtà, altre macchine di realtà. Tale invasione probabilmente non permette di vedere i diversi modi di utilizzo di una chitarra senza corde. Perché una chitarra senza corde è una simulazione di una chitarra con le corde che finisce per essere una chitarra con le corde. Una chitarra elettrica non è una simulazione di una chitarra acustica è una chitarra elettrica. E chi la impugna suona uno strumento diverso da quello acustico. Chi impugna una chitarra senza corde vorrebbe suonare una chitarra con le corde e si convince cha alla fine otterrà la stessa cosa che se avesse preso lezioni per suonare una chiatarra con le corde. Questo sventurato in una chitarra senza corde non riconoscerà altro che una chitarra, dimenticando tutto il resto delle possibilità che avrebbe potuto godere.

  1. Ma n’era mejo na vorta? Alambicchi & Alabarde | intersettiva.it

Lascia un commento


XHTML: Puoi usare i seguenti tag: <a href="" title="" target=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>

I tuoi dettagli

Il tuo commento

intersettiva.it