Qualche tempo fa Paolo, scrivendo di “Personaggi scevri di ortodossia sportiva ovvero stronzi“, citava l’articolo di critica di Tedoldi al nuovo libro del collettivo Wu Ming.
Quella critica era talmente pretestuosa che sarebbe davvero inutile e triste parlarne nuovamente.
Recentemente però, sul Corriere del Veneto, è apparso una nuova recensione su Altai.
Questa volta lo scrittore prova ad essere più sofisticato, cerca di “entrare nel merito” del romanzo ed “articola” la sua critica con argomentazioni “puntuali” (tralascio, per salvaguardare il mio stomaco, le modalità alla “Emilio Fede” con le quali il critico prende per il culo gli autori).
Il problema però, è che queste benedette argomentazioni, queste critiche sono sbagliate.
Capiamoci, non c’è nulla di male a fare delle cazzate, il punto è che, dietro a queste cazzate, c’è sempre la stessa logica del più o meno, dell’a occhio e croce, del purtroppo che, ahimé, non sono mai un deterrente nei confronti della sicumera ma, in un modo che fatico sempre più a comprendere, ne diventano il “motore immobile”, il fuoco sacro che l’accende e la anima.
Alessandro

15:10 - 20-1-2010
“Incoercibile esterofilia di noi italiani”. Prima riga della recensione che reclama pieta’. “Coraggio ragazzi, nessuno e’ perfetto”. Ultima riga.
In mezzo delle allusioni in tono paternalistico.
Carneade Gullino, hai avuto un breve momento di celebrita’ pur non sapendo di cosa stavi parlando.
17:45 - 20-1-2010
La recensione di Gullino è sconcertante. Nella migliore delle ipotesi razzista e con il solisto stampo da propaganda nazista. Adombrerei anche un manifesto complesso di inferiorità. Fortunatamente mi sembra che i WU MING si sappiano difendere alla grande. E sono quasi un pò troppo signori nei confronti del recensore. Fossi in loro almeno un pò lo insulterei. Che poi a quelli come Gullino, è cosa risaputa, l’esser frustati piace non poco!
09:58 - 21-1-2010
L’insulto sarebbe stato liberatorio. E forse nei ‘cassetti’ virtuali dei Wu Ming ci sarà una risposta alternativa, piena di stilettate e giuste stoccate di parole. Chi sa magari un giorno le vedremo raccolte in un volume i cui proventi andranno in beneficenza.
Per ora mi godo il finale della risposta dei Wu Ming. Il ringraziamento al Gullino: “la cosa importante è che il romanzo emozioni e che, nell’emozionare, restituisca la ricchezza culturale e il plurilinguismo del Mediterraneo, la nobiltà dello slancio utopico dei personaggi, l’orrore e il fetore della guerra e degli “scontri di civiltà”. Gullino scrive che in Altai tutto questo c’è, e noi gliene siamo riconoscenti.”
Alla fine questa è l’umiliazione peggiore per il vigliacco e abietto scribacchino.