Gen 21

Quel bimbo di quattro anni con i genitori latitanti”. Svezzamento a minestrine e pallottole, soldi trafugati in vista di operazioni terroristiche nascosti nei pannolini. Insomma roba che il libro cuore con Franti e Garrone in realtà sembra il solito cinepanettone dei Vanzina. La Repubblica ci intrattiene con “la vita e le opere” di Manolo Morlacchi, presunto brigatista figlio di brigatisti, immalinconendola con un tocco calvinista che non guasta mai.

La Stampa sceglie, invece, un titolo tra l’epico ed il plumbeo, senza sposare però l’elogio della sconfitta che sulla Colombo va tanto forte.

Tutti i quotidiani sembrano sottolineare una linea dinastica, un ineluttabile destino. La carriera terroristica di Manolo Morlacchi somiglierebbe a quella di un qualunque figlio di notai, insomma. Si ripercorre in breve la vita del padre, Pierino, ex star rivoluzionaria del popolare quartiere Giambellino di Milano.  E si ha la sensazione che sotto sotto Manolo sia anche raccomandato, diciamolo, dal momento che è archivista e storico (ma guarda te le coincidenze) nonché autore di un libro sui genitori.

Un dato emerge visibile. La cifra stilistica prescelta dai vari giornali è la narrazione del banale fatto di cronaca. “Chi”, l’odioso rotocalco televisivo “Verissimo” ma anche il mensile del Grande Fratello non avrebbero scelto altra strada comunicativa. Nessuna analisi critica dal punto di  vista politico, anzi quasi una sentita partecipazione ai problemi adolescenziali che si possono avere quando “a quattordici anni si  sono conosciute tutte le carceri speciali d’Italia” (figata, eh?!).

Il risultato è che in Italia, se si vuole fare po’ di sano brigatismo, si deve avere il pedigree. Viene quasi da domandarsi: come mai Pierino, come già fece l’eccellente Pierluigi Celli con il figlio neolaureato, non ha consigliato a Manolo di spostarsi all’estero per “brigatisteggiare” meglio - figlio mio, cosa pensi di fare ora? Il mercato ideologico italiano ormai è in crisi, non ci sono più gli ordigni  e i commandi di una volta … e ho sentito dire che a Tonga i terroristi li pagano molto di più che qui! Se vuoi, faccio un paio di telefonate e vedo se troviamo un’aiutino… -

Meno predestinato del primo, ma degno di nota, l’altro uomo arrestato, Costantino Virgilio, autore del famigerato “Manuale del perfetto terrorista”. Nel manuale, così come ci viene spiegato con dovizia di particolari, si consigliavano scaltrezze degne del miglior “James Bond de noantri“: utilizzo esclusivo di file .txt per gli appunti, cifratura della posta attraverso PGP, connessioni sicure da computer non personali. Se non fosse che ci hanno preceduti, avremmo provveduto noi profani della rete a ridicolizzare questo segretissimo apparato informativo. E poi, d’accordo il digital divide e la disalfabetizzazione informatica del paese, però insomma… che cosa si aspettavano? Che gli affiliati mandassero email da indirizzi tipo m.morlacchi@nuovebrigaterosse.it? Eh?

Ma, a stringere, il cruccio che resta è uno: che cosa farebbero esattamente queste Nuove Brigate Rosse? A chi si rivolgerebbero? Ci dicono che esiste un collegamento organico tra città e persone. Sarà, ma l’attacco al cuore dello Stato è lontano. Se le vecchie BR tentavano, anche in clandestinità, di allargare i propri contatti nelle scuole e nelle fabbriche in vista di una rivolta sociale contro lo Stato borghese, le nuove non si preoccupano affatto di questo aspetto, come insegnano i “vecchi” Renato Porcile e Luigi Fallico.

Agiscono come un gruppetto isolato. Hanno obiettivi immediati, estemporanei. Vorrebbero essere delle avanguardie servendosi però di slogan desueti, di concetti vetusti, di analisi astratte. Il proletariato di oggi è costituito per lo più da immigrati, ai quali tutto interessa tranne che imbracciare un mitra (perchè l’hanno già fatto, magari, e anche per motivi più seri). I molti italiani che rimangono sono corresponsabili dello stato di cose attuale. Proletari che si comportano da piccolo-borghesi, senza coscienza di classe, senza solidarietà, pronti a dare il voto alla Lega purché qualcuno li liberi dai poveracci, spesso stranieri, che appestano l’Italia. Rincoglioniti dalle televisioni e dai miraggi dell’arricchimento facile, hanno finalmente conquistato uno spazio importante e, con un’iperbole, si potrebbe dire che hanno raggiunto la dittatura tanto agognata negli anni 70.  E allora? Cosa vogliono  esattamente queste sedicenti nuove BR ? Mercedes sociali, Iphone equi e solidali, brunch collettivizzati, vestiti di D&G al popolo?

Le perplessità sono d’obbligo, quando a fare la rivoluzione sono i figli d’arte e gli amici degli amici.

S.Patrizio con l’amichevole collaborazione di Carolina Scintilla

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