Gen 23

Può piacere o non piacere, emozionare o annoiare. Un film, come un disco, è sempre legato alle singole sensibilità, alle capacità ricettive, ai momenti e agli stati d’animo. Si può convenire sulla bellezza o sulla sapienza tecnica di una qualsiasi opera, provando nello stesso tempo un profondo fastidio legato a fattori personali.

Non voglio giudicare Baaria. Voglio evidenziare l’articolo di Alessandra Mammì, che mi trova d’accordo. Scartata la (neanche tanto) velata polemica nei confronti di Medusa, l’analisi centra il bersaglio ed è estendibile a buona parte delle pellicole prodotte in Italia oggi. Nello specifico, si parla di un kolossal che sa di polpettone ed è costato quanto una manovrina finanziaria. Doveva essere la punta di diamante del cinema italiano e, invece, ha ottenuto qualche tiepido commento e continue esclusioni dai premi più importanti.

Baaria” è un suono antico, una formula magica, una chiave. La sola in grado di aprire lo scrigno arrugginito in cui si nasconde il mio film più personale. Una storia divertente e malinconica, di grandi amori e travolgenti utopie. Una leggenda affollata di eroi…“. Non ce l’ho con Tornatore, ma solo per aver pronunciato queste parole merita di restare con un palmo di naso. Troppo presuntuoso, con buona pace di chi, sentendo il suo nome, si inginocchia e si fa il segno della croce.

E naturalmente si potrebbe continuare, citando autori/registi che girano sempre la stessa storia e attori che interpretano sempre la stessa parte. Un circoletto autocompiaciuto ed autoreferenziale. Come minimo comun denominatore, un “grande” cinema intimista, arrogante, ripiegato sul sentimentalismo di maniera.

Sarà un caso se vive una crisi profonda e se l’ultimo regista italiano a ricevere un Oscar è stato lui? Forse no.

Ridateci un po’ d’innocenza perduta.

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S.Patrizio

4 commenti sino ad ora

  1. 1 Dario Vasetti
    11:01 - 24-1-2010

    Già, anche Quentin Tarantino aveva detto la sua qualche anno fa sul cinema italiano. Più o meno in sintesi “I nuovi film italiani sono deprimenti. Le pellicole che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutte uguali, non fanno che parlare di: ragazzo che cresce, ragazza che cresce, coppia in crisi, genitori, vacanze per minorati”(reperibile facilmente in rete). Bellocchio, Olmi, Tornatore, Placido (con dolo e presunzione da storico), Scola…e tanti altri ripetono canovacci consumati affidandoli tra l’altro incessantemente agli stessi attori che hanno saturato ogni possibile espressione e sfumatura sui volti dei loro personaggi identici anche se inseriti in realtà geografiche, storiche, cultuali e sociali solo apparentemente lontane. Alcuni di questi film possono ovviamente anche essere piacevoli da guardare e realizzati in maniera impeccabile. Ma non si capisce perchè però dovrebbero attirare l’attenzione al di fuori del nostro entropico ed agonizzante circoletto intellettuale.

  2. 2 Andrew Longfellow
    10:03 - 25-1-2010

    Sinceramente non posso commentare Baaria poiché non l’ho visto e dato che la mia cara zietta di Glasgow è una lontata parente di Mr. Hume - immagino lo conosciate - non potrei mai darle il dolore di dire qualcosa su un argomento senza il necessario contributo dei sensi e dell’esperienza.
    In ogni caso mi trovo a concordare con quanto detto da Tarantino - per quanto yankee - e da voi, ragazzi. Ho una certa esperienza delle pellicole italiane e devo riconoscere che ormai la vostra musa cinematografica sia ormai quasi inascoltata oppure completamente travisata, ricordo ancora con orrore il modo in cui ormai definite un film d’interesse culturale: http://intersettiva.it/2009/12/23/al-cinema/

  3. 3 Saiola
    14:25 - 3-2-2010
  1. Il pubblico a casa non è stupido | intersettiva.it

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