AI-Mussolini
Luigi Marino a soli 25 anni sta accumulando un tesoretto. A piccoli passi vende per 79 centesimi ai “giovani adulti” dell’I-Phone d’Italia una raccolta completa dei discorsi del dittatore Benito Mussolini - lo chiamo così perché ne prendo le distanze osservandolo per quel che è stato: un dittatore.
A. Balbi e G. Gagliardi, le penne dell’articolo su I-Mussolini, si stupiscono che la generazione facebook, i ragazzi che comprano on-line e che possiedono un I-Phone possano essere interessati a una parte del nostro passato come se fossero dei nostalgici vecchi e piegati dal tempo. Forse ci sarebbe da dire alle penne di Repubblica che il paragone con la nostalgia del regime non tiene. I giovani adulti con l’I-Phone nel fodero non hanno nostalgia, per loro non si tratta di scaricare i discorsi del dittatore Benito Mussolini, si tratta di Mussolini, si tratta di un simbolo che non appartiene al passato ma al presente e al futuro di questi giovani-facebooked.
Non c’è prospettiva storica (al massimo si arriva a dire che era il nonno della Mussolini). Mussolini è un personaggio cool quanto il resto delle maschere che popolano la vita quoitidiana di questi “giovani adulti” - la ripeto questa espressione perché me ne piace l’ossimoro che crea, ossimoro immagino insospettato dalle penne di cui sopra. Mussolini vale Gandhi negli scaffali dell’App Store. Con entrambi si fanno dei tesoretti per chi vende e bella figura per chi compra.
Concludendo, ché troppe lettere su I-Mussolini non vanno utilizzate, mi chiedo cosa sia peggiore per la Repubblica: l’impossibiltà de facto e de jure di appellarsi all’apologia di reato oppure la mancanza di distanza nelle generazioni presenti che non fa dir loro:
Il dittatore Benito Mussolini.
Lyndon

15:05 - 27-1-2010
C’è anche da dire che i nomi dei due “giornalisti” sembrano usciti da una puntata di “Fascisti su Marte”!
17:39 - 27-1-2010
Ho un cugino yankee. Lo so a volte me ne sorprendo anche io ma è una brava persona dopo tutto e comunque è del New England. In questi giorni sono suo ospite - non svelerò il suo domicilio perché è un po’ paranoico su queste cose, vi basti pensare che si tratta di un appartamentino niente male.
Ero con lui che gli mostravo questo vostro blog quando in apertura ci ha travolto l’immagine un po’ retro di una copertina di Play Boy che in qualche modo aveva a che fare con Mussolini.
Il post è di Lyndon, non me ne volgiano gli altri ma è almeno per motivi eufonici da me un poco preferito, quindi vuol dire che si tratta di qualcosa di triste. Non so perché ma la sua vena è sempre molto malinconica. Il ragazzo forse dovrebbe tornare in Inghilterra.
Ad ogni modo - sta volta sono un po’ troppo ciarliero - avrei voluto che AI-Mussolini fosse meno british e che ci andasse giù pesante. La cosa merità parecchia della nostra più sentita brutalità, sia britannica sia italiana.
Va bene la distanza mancante, il Mussolini cool - nipote compresa - ma io avrei dato sfogo alla rabbia, al livore contro l’ennesimo smacco ai danni della vostra Repubblica e di ciò che è stata la dittatura fascista per il resto d’Europa. Io avrei offeso gravemente chiunque lucra sul mercimonio di infimi discorsi dittatoriali. Io avrei gridato al tradimento della Repubblica.
So che Lyndon è d’accordo con me - l’ho sentito e mi ha confermato la sua più profonda indignazione - quindi di comune accordo - e pure mio cugino Jack ha dato il suo assenso - abbiamo deciso che, considerando pure la memoria di atti di cui quei discorsi sono imbevuti, consegnare al presente commento questo finale:
FUCK YOU LUIGI MARINO AND FUCK YOU I-MUSSOLINI!!!
22:06 - 27-1-2010
I due giornalisti sorvolano su qualsiasi tipo di considerazione di stampo sociologico nonchè politico. Anzi, a ben vedere, tutto sommato l’articolo sembra avere quello stesso stampo di compiaciuta celebrazione della diffusione e crescita della comunità digitale di Repubblica.it (portale sul quale, per commentare un articolo, si deve presentare domanda in carta bollata con codice fiscale ed ultima ortopanoramica delle arcate dentarie - libertà innanzitutto!). Lo stile sul modello “ma dove ci porterà mai questa tecnologia, ti twitto un pò, ma dai non essere così unfriend!” la dice piuttosto lunga su quelli ai quali è purtroppo in mano anche l’informazione digitale del nostro paese…
18:18 - 28-1-2010
Avrei voluto sorvolare.
Poi Alemanno ci dice che le scritte fatte nella giornata della memoria contro Riccardo Pacifici e, in generale, contro gli ebrei sono “atti di un gruppetto isolato”. Ma come? Quando scrivono e firmano con svastiche e le tanto amate celtiche sono gruppetti isolati e quando mettono online il ridicolo (per loro, ma essendo dei geni incompresi non ci pensano) “iMussolini”, scaricato a manetta, bisogna capire che c’e’ liberta’ d’espressione? Buffonate, al solito.
Buffonata anche questa brillante idea dei discorsi di Mussolini, per due motivi. Il primo sta nel fatto che “l’opera di valore storico” non ha nessun senso se non viene spiegata, per cui 100 discorsi equivalgono a 100 cori di una curva, 100 basi per il karaoke, insomma 100 piccoli motivi per far si’ che a scaricare siano quasi esclusivamente coloro che le useranno come simpatiche suonerie o energetici per la palestra o vanterie con gli amichetti. Se poi gli dai il sottotitolo “L’uomo che cambio’ la storia del nostro paese” e’ evidente che l’intento nobile suoni come un paravento.
Il secondo e’ un pochino piu’ triste, ma neanche troppo, se vogliamo affrontare il discorso con cinismo. Apple ha sempre detto e ripetuto che il suo interesse primario era riposto nella “crescita comunitaria”, attraverso oggetti, applicazioni, funzionalita’ che facilitano la vita e permettono all’utente di imboccare strade alternative per un mondo migliore (Think different!). L’accesso, la possibilita’ di avere in casa un personal computer, in fondo, lo hanno inventato loro. Evidentemente questa giusta filosofia ha i suoi bei limiti, perche’ fino a che la Mela ha prodotto pezzi di tutto rispetto fregandosene di cio’ che andava per la maggiore riscuoteva successo presso una dignitosissima nicchia di professionisti e amatori. Poi un giorno si sono svegliati, hanno dato un’occhiata ai conti e si sono detti “Ma a noi alla fine che cazzo ce frega? Mettiamo sul mercato degli status symbol”. Risultato: nessuno sa un cazzo di Unix, pero’ tutti posseggono un oggetto proveniente da Cupertino. Fantastico. Fatto salvo il particolare che se il tuo pubblico e’ lo stesso che bada all’apparenza anziche’ alla sostanza, non sa e non vuole usare il prodotto. Se poi, casualmente, sei in Italia e sei in questo preciso periodo, esce fuori il fenomeno che butta dentro (per la comunita’, esatto) i discorsi del dittatore Mussolini a pagamento. E giu’ a scaricare, perche’ lo status symbol iPhone si sposa perfettamente con lo status symbol iMussolini. In fondo e’ un’idea coerente che ci portiamo dietro sin da bambini, “il pallone e’ mio e si gioca come voglio io”.
E, piu’ in superficie, viene da dire “Non ci facciamo riconoscere sempre”, pur sapendo benissimo che prima o poi era inevitabile (torniamo per un momento al sottotitolo: sarebbe bastato omettere l’aggettivo “nostra” e aggiungere delle traduzioni in inglese per sprovincializzare l’app e renderla piu’ “digeribile”).
Via, quindi, il pensiero differente, via l’informatica nel palmo di una mano, resta solo un telaio colorato alla portata di un qualunque ragazzino modaiolo, meglio se coatto e “facista”. Un must da 500 euro o da abbonamento alla compagnia telefonica di turno.
Rimane solo una preghiera inutile, scritta da un povero Macbook quasi gia’ vecchio: non ci scassate piu’ il cazzo con le vostre intelligenti filosofie, con la vostra via illuminata verso il futuro, con le vostre comunita’ di gente felice che orgogliosa esclama “I’m a Mac!”. La prossima presentazione fatela ad una sfilata, avrete un successo ancora maggiore.
18:41 - 28-1-2010
Ah, dimenticavo quasi Repubblica, anzi nella fattispecie i due fulmini di guerra (tutto torna) Balbi e Gagliardi. Complimenti a loro per non aver riportato una sola domanda all’ “imprenditore” Luigi Marino e non aver pensato, come giustamente sottolinea Lyndon, ad apporre il termine dittatore accanto al nome Benito Mussolini.
Tra l’altro, l’indice preoccupante e amaramente spassoso del giornalismo odierno sta nella chiusura dell’articolo, dove l’ormai famoso “imprenditore” - ma quanto ce piace sta parola? Tutti imprenditori, basta che siano mercanti - dice “Per evitare polemiche faro’ un’applicazione su Gandhi”. In due, i maestri Balbi e Gagliardi, non hanno realizzato che forse Mussolini e Gandhi non sono due esatti paralleli.
10:46 - 29-1-2010
Meno male che c’è il saggio Vittorio Zuccconi a riequilibrare le cose, in bilico tra linguistica, antropologia culturale e la sua solita analisi raffinata del gran mondo … quando si parla di cervelli in fuga, eh? Speriamo soprattutto non tornino indietro. Per chi ha lo stomaco abbastanza duro:
http://zucconi.blogautore.repubblica.it/2010/01/28/iotampax/
Di sommo interesse ovviamente risultano essere i commenti al post, intendo quello di Vittorio il Sofista appena citato.