Gennaio 2010Archivi

Gen 25

Vi raccontiamo una storia a fumetti. Non siamo granchè bravi a disegnare. Quindi le vignette mettetecele voi. Con la fantasia.

Qualche giorno or sono, la Sottosegretaria alla Salute, Eugenia Roccella, non ha di meglio da fare che leggere un fumetto.  Facciamo subito una premessa. Leggere un fumetto non è certo un’attività degradante o di serie B. I fumetti sono opere letterarie a tutti gli effetti, e pur con alterne vicende e livelli di qualità (diciamo fisiologici, vista la durata di alcune testate), molti fumetti nostrani sono stati storicamente veicoli di dibattito culturale e a volte sociale di buon livello.

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Quindi, pur se ci riesce difficile credere che la Sottosegretaria in questione si stesse concedendo, dopo un’estenuante giornata di lavoro e di febbrili pensieri e successi inanellati in sequenza (del tipo - Oh, finalmente sono riuscita a capire come sia possibile che apparecchiature di ultima generazione languiscano in abbandono nei magazzini di molti ospedali! oppure -  Beh, bisogna proprio dire che le campagne per la sensibilizzazione alla donazione degli organi stanno finalmente portando ad un incremento delle adesioni! - o ancora -  Si, finalmente abbiamo sconfitto l’ HIV! -  d’accordo, ci siamo lasciati prendere la mano) una lettura erronemante ritenuta leggera ma comunque rinfrancante, non saremmo certo noi a criticare la possibilità che un politico italiano si cimenti nel faticoso confronto con uno di quei misteriosi oggetti di varia foggia e natura che ricadono nella categoria anche detta dei “libri!” (E non si spaventi Gasparri!).

Ma torniamo alla nostra storia. La Roccella, di fronte alla copiosa scelta che le si para innanzi in edicola,  sceglie di comprare Dylan Dog, ormai classico dei classici. Il titolo promette bene: “Mater morbi”. Per una vecchia radicale ora beghina ultraconservatrice, quel titolo suona come un’attrattiva irresistibile. “Sarà un qualcosa di cattolico”, gioisce la Roccella, mentre di sfuggita annuisce ai titoli dei quotidiani che riportano l’invocazione del pontefice all’evangelizzazione di Internet.  Stiamo vincendo su tutti i fronti, si congratula con la sua stessa malafede la nostra protagonista. E invece no! Apriti, cielo. Dylan Dog in un letto d’ospedale, un medico che vuole “staccargli la spina”, le riflessioni sull’accettazione del male, sulla fine delle sofferenze. Ah, maledetto Sclavi creatore scettico sul Creatore, maledetto Roberto Recchioni sceneggiatore malato che parla di malati, volevate fregarmi - pensa l’innocente Eugenia. Questi sono temi delicatissimi, temi sensibili per chi si occupa a livello istituzionale di bioetica (pur essendo ricercatrice di Lettere, ma questo e’ un dettaglio da polemici rompicoglioni, ovvio). Soprattutto sono temi miei, ringhia e rotea gli occhi Eugenia. Qui sento odore di eutanasia, di senso critico, di dibattito educato e relativista, pronto a sentire le ragioni dell’altro.  La misura è colma. Ora vi sistemo io! E allora giu’ di mannaia, filippica populista contro libertà di pensiero e di espressione, abissale e frainteso abuso di potere politico e mediatico di una classe di ingordi rappresentanti del potere con nessuna possibilità di reale comprensione del dolore di ogni singolo.

La storia, come troppe storie italiane ultimamente, finisce in una miriade di smentite, ritrattazioni e aggiustamenti di tiro, con la solita retorica da panico improvvisato e l’ammissione di non aver nemmeno letto lo scandaloso albo in questione. Ma dopo aver mostrato ancora una volta i denti.

Noi, dal canto nostro, non possiamo che domandarci perche’ un Sottosegretario alla Salute che abbia autorizzato l’acquisto degli inutili vaccini contro l’influenza A dovrebbe avere una crisi isterica davanti ad un fumetto? La nostra ipotesi è che Eugenia Roccella si sia semplicemente servita del primo pretesto capitatole a tiro per aprire una polemica - riflessione no, ci sembra troppo, scusate - riguardo l’eutanasia.

Vorremo poter dire che la politica di molti uomini e donne di governo è irreparabilmente giunta ad uno stadio fumettistico. Ma ci piace credere che Recchioni, invece, sia stato bravo nel cogliere in anticipo la differenza, regalandoci un fumetto a misura di politico. Fumetto la cui lettura ci permettiamo comunque di consigliare a tutti.

S.Patrizio con la sempre più amichevole (e non solo) partecipazione di Carolina Scintilla

Gen 25

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 Bill Owens - Suburbia

Sgocciola qualcosa d’opaco dall’edera.
Il giardino è un impiastro d’erbacce e la piscina una pozza marrone, il vicino ci ha buttato dentro dei pneumatici da trattore.
Non sono più tornato e le cose si sono guastate. L’albero grande è morto.
Sono stanco, c’è ancora l’altalena, le catene sono sottili ma mi tengono.
Sul portico il dondolo è ancora intatto.

La rimetterò a nuovo, vedrai
staremo bene.

Lyndon

Gen 23

Può piacere o non piacere, emozionare o annoiare. Un film, come un disco, è sempre legato alle singole sensibilità, alle capacità ricettive, ai momenti e agli stati d’animo. Si può convenire sulla bellezza o sulla sapienza tecnica di una qualsiasi opera, provando nello stesso tempo un profondo fastidio legato a fattori personali.

Non voglio giudicare Baaria. Voglio evidenziare l’articolo di Alessandra Mammì, che mi trova d’accordo. Scartata la (neanche tanto) velata polemica nei confronti di Medusa, l’analisi centra il bersaglio ed è estendibile a buona parte delle pellicole prodotte in Italia oggi. Nello specifico, si parla di un kolossal che sa di polpettone ed è costato quanto una manovrina finanziaria. Doveva essere la punta di diamante del cinema italiano e, invece, ha ottenuto qualche tiepido commento e continue esclusioni dai premi più importanti.

Baaria” è un suono antico, una formula magica, una chiave. La sola in grado di aprire lo scrigno arrugginito in cui si nasconde il mio film più personale. Una storia divertente e malinconica, di grandi amori e travolgenti utopie. Una leggenda affollata di eroi…“. Non ce l’ho con Tornatore, ma solo per aver pronunciato queste parole merita di restare con un palmo di naso. Troppo presuntuoso, con buona pace di chi, sentendo il suo nome, si inginocchia e si fa il segno della croce.

E naturalmente si potrebbe continuare, citando autori/registi che girano sempre la stessa storia e attori che interpretano sempre la stessa parte. Un circoletto autocompiaciuto ed autoreferenziale. Come minimo comun denominatore, un “grande” cinema intimista, arrogante, ripiegato sul sentimentalismo di maniera.

Sarà un caso se vive una crisi profonda e se l’ultimo regista italiano a ricevere un Oscar è stato lui? Forse no.

Ridateci un po’ d’innocenza perduta.

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S.Patrizio

Gen 22

L’autoproclamatosi Comitato per la Promozione del grigio e sterile Intellettualismo di Intersettiva, si permette di segnalare/consigliare vivamente a tutti i nostri fedeli lettori la scaltra ed eterogenea, nonchè sterile, discussione in forma di commenti scaturita da questo post, invitando altresì, coloro i quali volessero, a proseguirla in questa sede. I commenti sono a fondo pagina del post indicato. Sono previsti premi per chi ne completerà, senza troppe eruzioni blasfeme, la lettura.

Intersettiva la (stolida) dotta

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