Febbraio 2010Archivi

Feb 28

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Mr. B dice di essere il “campione dell’universo degli imputati” - gracchiando come un interminabile disco la sua litania di libertà assoluta.

Io, al contrario, sono il campione della speranza. Come me lo è il resto di Intersettiva e, probabilmente, voi che leggete queste nostre pagine.

Noi tutti speriamo

Ognuno ha i propri motivi, le proprie giustificazioni per sperare. Io lo faccio per avere un antidoto, una medicina, forse nient’altro che un palliativo ma comunque qualcosa che mi tenga lontano per un po’ di tempo.

Spero, affetto da una specie di intossicazione messianica. Spero che le cose si aggiustino, che vengano tempi migliori. Spero in un ricorso fortunato della Storia. Cerco segni: magari un presidente nero, magari una casuale fatalità, un’auspicata coincidenza. Magari che qualcuno mi ascolti e cambi idea sulle cose tutte intorno.

Ma non vado più in là di Skywalker. La mia speranza è finzione. E’ una fuga in mondi di carta, di lettere a inchiostro, di lettere elettriche. Di immagini e di musica mi nutro per fuggire la rassegnazione della sconfitta, ragionevolmente fortificata.

La mia speranza fa eco alla giovinezza che perpetua rimanda a domani il frutto più bello, il pasto più prelibato, il destino più brillante. E fugge, come la giovinezza, lasciando sola l’incartapecorita e occhiuta ragionevolezza a riempire i vuoti.

Sperare mi sembra come vivere soltanto il tempo di ritardo che mi separa da un appuntamento, tutto proteso verso l’attimo in cui alla fine, trafelato, arriverò. E’ un tempo che scorre lanciato con perenne affanno e impazienza ma con la voglia terribile di rimandare, di rallentare. Perché so benissimo chi mi sta aspettando.

Sono stanco di sperare e di non avere altro che speranza.

Voglio essere senza speranza e mangiare ogni frutto degno che capiti a tiro: ora!

Lyndon

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Feb 26

La generazione cresciuta tra la fine degli anni 70 e l'inizio degli anni 80 ha avuto a che fare con l'esplosione dell'eroina nella società italiana in maniera così forte che ancora oggi ne porta impresse alcune immagini simboliche. Le caramelle dagli sconosciuti, il tossico che ti chiede 100 lire per mettere la miscela al motorino, gli scippi sulle Vespe ai danni di innocenti signore che passeggiano. Tutte le leggende nere sul drogato come essere diabolico, diverso, come se si fosse nati eroinomani e non lo si fosse diventati. Lo Stato, negli anni 80, ha definitivamente vinto una battaglia importante, sostituendo la violenza sugli istinti ribelli con una forma sedativa di repressione: l'eroina, droga "artistica" tramutata in strumento alla portata di chiunque volesse fuggire quel mondo che aveva combattuto fino a poco tempo prima. Si ottenne un doppio effetto; da un lato si potevano frenare i sentimenti rivoltosi, grazie ad un apparente suicidio di massa senza responsabili, e dall'altro si riusciva ad avere pieno appoggio dalla collettività che, impaurita e schifata, emarginava il simbolo più immediato della criminalità, cioè il tossicodipendente. Ma i tempi cambiano. E cambiano gli approcci alle cose della vita.

L'eroina iniziò a decadere, era morta troppo gente in circostanze tristi, spesso squallide. Non ci si poteva ridurre a larve per un buco. L'immaginario dell'estasi proletaria si trasformò in un immaginario di disperazione e vuota solitudine. Della storia raccontata da Christiane F. restava il mito di fondazione.

A metà degli anni 80 l'Italia si trasforma, si trasforma tanto. L'epoca d'oro del craxismo, sospinta dall'ottimismo economico proveniente dagli USA, riassunta nella Milano da bere, porta il paese a dimenticare, almeno apparentemente, le angosce e i dolori recenti. Ci sono mille opportunità da sfruttare, c’è finalmente un futuro. Si intersecano, in particolare, due grandi svolte: si può essere di sinistra in maniera soft e contemporaneamente arricchirsi. Si impongono dei modelli: imprenditoriali, politici, di stile. In particolare Gianni Agnelli, che fra tutti era il meno rampante, viene eletto a padrino dalla nuova gioventù in ascesa. Attorno a lui, non a caso, gravitavano voci incontrollate: si diceva che fosse il vero padre di Luca Cordero di Montezemolo, che andasse a letto con centinaia di donne diverse (tra le quali il sogno proibito degli italiani Edwige Fenech, compagna proprio di Montezemolo) e non ultimo, che avesse impiantato nelle narici una sorta di rivestimento in argento dovuto alle copiose pippate di cocaina.

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La cocaina era la droga dell'élite, di chi faceva la bella vita. Era uno status symbol, definiva il consumatore: costava tantissimo, non si trovava al bar sotto casa, ti aiutava a sopportare ritmi di lavoro forsennati e ti permetteva di essere sempre scattante, dinamico, reattivo. Le abitudini, come dicevamo, cambiano e con esse cambia la percezione delle condizioni sociali. Pian piano, arrivati ai giorni nostri, l'enorme richiesta ha fatto crollare il prezzo della coca. Sono finiti i tempi del farsi misticheggiante e sono arrivati i tempi della consapevolezza. Ma a quanto pare le convinzioni popolari sono dure a morire: la cocaina ti tira su, ti fa sentire dio, è vincente. Forse anche per questo un bel giorno Morgan, musicista/compositore di successo nonché ex giudice di X Factor, concede un’intervista a Max dichiarando di assumere “cocaina in basi” come antidepressivo. Cocaina in basi, cioè crack, che lo aiuta ad aprire i sensi. Anatema su di lui, cattivo esempio per i giovani! Si scatena il dibattito, tra ovvie fazioni di pro e di contro.

Francamente, di decidere se ha fatto bene o male a dirlo, non ci frega niente. Ci frega di più pensare che questa rivelazione abbia costituito l'ennesimo scandalo montato ad arte e abbia portato nuova carne al fuoco della pubblicità: dello stesso cantante, di San Remo che l'ha escluso e ha tenuto sul filo del rasoio un'improbabile rentrée, dei giornali e delle riviste sulla scia di Max.

Due programmi televisivi hanno invitato Morgan e altri ospiti per trattare il tema, delicatissimo, della diffusione della droga. Bisognerebbe fare una sorta di raffronto parallelo. Bruno Vespa e il suo Porta a Porta offrivano: Morgan, Don Mazzi, Livia Turco, Stefano Bonaga, Claudia Mori, Giorgia Meloni ed altri personaggi che ora non ricordiamo. Il tutto era molto serioso e la Turco, in qualità di madre coraggio, ha pianto in diretta, sconvolta dalla facilità con cui i ragazzi entrano in contatto con le droghe. Michele Santoro, ad Annozero, ha chiamato: Morgan, Stefano Bonaga, Mauro Pagani, Antonio Scurati, Marco Baldini, Giorgia e Mario Benusiglio. Stessa seriosità, ma approccio meno retorico e più diretto. Le interviste di Vespa sono state fatte a Pupo ed Enrico Ruggeri, severi testimonial antisballo. I casi mostrati sono stati quelli di Paolo Calissano (chi è? Cercatevelo) e Matteo Cambi (aridaje! Cercatevi pure lui). Santoro ha mandato un'intervista, non proprio recente per la verità, ad un gruppo di ragazzi dai 15 ai 17 anni che ammetteva serenamente di fare uso di ogni tipo di droga per fuggire dalla noia e in studio era ospite la regista Tecla Taidelli, autrice di "Fuori vena", che testualmente ha affermato di provenire "da una famiglia di chirurgi plastici, ma io ho deciso di vivere la strada e grazie all'lsd che mi ha aperto le porte della percezione adesso faccio la regista". Vabbè.

Come in un vecchio gioco, presi i vari personaggi, vi invitiamo a trovare la differenza tra i due parterre. Se non la trovate, ve la dico io: nella seconda trasmissione c'erano testimonianze dirette di chi ha avuto a che fare con le droghe. Al di là del contenuto specifico, preme ricordare due frasi. La prima, detta da Mario Benusiglio, padre di Giorgia, dovrebbe essere illuminante: “Faccio prevenzione nelle scuole esclusivamente con ragazzi dai 9 ai 14 anni; oltre i 14 anni sono loro che possono insegnare a noi qualcosa di nuovo". La seconda è di Morgan, che consciamente o meno, apre e chiude il cerchio quando afferma che "gli stessi che vietano le droghe, le mandano in giro". Amen.

Le statistiche sono impietose. I ragazzini che si fanno per noia, i cui genitori nulla sanno e nulla vedono, dimostrano quanto siano diffusi i consumi nell’indifferenza generale. E chi si scandalizza e promulga leggi, chi sbraita e urla il suo dagli all’untore quando esce fuori il Morgan di turno, fa suo il vecchio adagio sui vizi privati e le pubbliche virtù mantenendo intatto il candore.

Per fortuna, i tempi dell'eroina e dello squallore sono finiti.

S.Patrizio (con la collaborazione di uno nuovo fichissimo che sa un sacco di cose)

Feb 26

Ma come è mai possibile? Il ministro Giovanardi (è proprio lui, non un Gino Bramieri a cui qualcuno ha chiuso erroneamente la faccia tra due battenti di una porta e poi si è divertito a fare una plastica per farlo somigliare a Topo Gigio) riesce a protestare contro Annozero anche in questa sua versione per bambini dell’asilo nido (ricordiamo che la par condicio più che una prova di democrazia sembra uno di quei giochi che le maestre esauste a fine giornata impongono alla ciurma ancora scatenata: “forza bambini, tutti con la testa sul tavolo che facciamo il gioco del silenzio!). Una trasmissione il cui punto forte è stata la telefonata intervallata da lunghe “cadute di linea” del pontefice della musica italiana, sua maestà Adriano, che decretava la morte del Festival di Sanremo, guerra alla discendenza Savoia e appoggio incondizionato al telegenico Morgan, riesce comunque ad essere al centro delle attenzioni del nostro avveniristico governo.

Intanto parliamo contenti di letti di Napoleone scorciati, orche assassine che tengono alto il loro nome, di un’eterna promessa del pattinaggio che chissà per quale male oscuro non riesce proprio a vincere (riusciamo ad essere mediocri persino in questo - le speranze) e un po’ meno della prescrizione del processo Mills (badate bene a fine 1999 e non ad inizio 2000, quindi mi chiedo: e se i genitori di Gesù avessero aspettato a denunciare il figlioletto all’anagrafe - invece del 24 dicembre, il 1 gennaio - ora nonostante tutta questa storia infame, avremmo vissuto un anno in meno di berlusconismo), di una marea nera dolosa che sommerge un fiume, del ritorno ruggente - se mai se ne è andata - di ogni corruzione in Italia.

Fa sempre piacere fare delle piccole rassegne stampa.

INTERSETTIVA (affranta)

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Feb 25

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Oggi Scajola, riferendosi all’inchiesta su riciclaggio e frode fiscale per 2 miliardi di euro da parte delle due aziende di telefonia indagate Fastweb e Telecom Italia Sparkle, ha dichiarato:

“Ogni inchiesta che vuole moralizzare è bene accolta. E’ ovvio che può avere dei contraccolpi. C’è bisogno di più moralità ma anche di non destabilizzare il sistema”.

E detto da uno che della dichiarazione bomba ne ha fatto un vizio possiamo dargli credito senza batter ciglio.

Saiola

p.s. La storia della rettifica di Berlusconi non la ricordavo… che allegra combriccola di viziosi…

Feb 25

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