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	<title>Commenti a: iMussolini again/Pillole dalla rete N.1</title>
	<link>http://intersettiva.it/2010/02/03/imussolini-againpillole-dalla-rete-n1/</link>
	<description>Legno, lava, lavagna, livore e Lavoisier. E non dite di non sapere il perché. Voltandosi ha intravisto il motivo. "Odore di specchio" pensò... ________________________________________________________ Il tuo semi-quotidiano di Alta Dietrologia Applicata</description>
	<pubDate>Sat, 19 May 2012 17:39:55 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Andrew Longfellow</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/02/03/imussolini-againpillole-dalla-rete-n1/#comment-449</link>
		<dc:creator>Andrew Longfellow</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 09:48:59 +0000</pubDate>
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		<description>Vivo in questo Paese da molto tempo e la prima cosa alla quale ho dovuto abituarmi è stata la contraddizione.
In questo Paese essere in contraddizione è uno stato di normalità, ci si deve adeguare, trovare un compromesso e, anche se per poco, abituarsi a contraddirsi.
Intendiamoci, anche noi nella fulgida e adorata Gran Bretannia conosciamo le assurde conseguenze e al tempo stesso le lusinghiere sirene della contraddizione ma per noi è una fase eccezionale non la normalità, una fase che può anche durare a lungo ma che è comunque infine sentita nel suo non essere normale. Qui l'eccezione è la coerenza, in ogni cosa e su ogni argomento.
Forse ciò si spiega con la perenne e strenua resistenza alla modernità che in Italia raggiunge un'intensità sconosciuta al resto dell'Occidente. Nascendo in una realtà dove si dice di essere una cosa ma in fondo se ne è l'opposto, si scrive di dover fare una cosa ma in realtà si deve osservare qualcosa d'altro e di più potente, abituarsi ad avere due facce, abituarsi a essere in contraddizione, è l'unico modo per sopravvivere. Anche per chi è consapevole di questo perverso meccanismo.
Nel leggere i commenti riportati da S.Patrizio, riflettevo sul fatto che una delle contraddizione più lampanti, a un occhio esterno, della Repubblica italiana è il rapporto con la dittatura fascista.
Gli Italiani non hanno mai fatto davvero i conti con questa parte della loro storia e 'as usual' l'hanno lasciata lì da una parte mentre costruivano la democrazia.
Da principio mi sembrava che l'abitudine alla contraddizione giustificasse anche questa doppiezza, questa condiscendente attitudine della Repubblica verso i souvenir del ventennio, verso il ricordo del ventennio. Poi mi son chiesto - e vi chiedo: può darsi invece che il fascismo per gli Italiani sia stato l'unico reale tentativo d'affrancarsi definitvamente da un passato ostile alla modernità? Che sia stato un tentativo di costruire uno stato moderno? Che sia stato l'unico modo, violento e assassino, per potersi scrollare di dosso secoli di ritardo?
Se fosse così (e del resto la stato totalitario e la dittatura moderna non è nata qui in Italia?) allora il fascismo è l'unico contributo alla storia politica d'Europa nella sua epoca moderna che l'Italia abbia potuto dare. A guardar bene il Regno d'Italia prima e la Repubblica dopo non hanno mai realmente cercato di sciogliere la contraddizione d'essere al tempo stesso moderni e antimoderni.
Nelle grette, ignoranti, razziste parole dei commenti riportati c'è quanto di più moderno, secolare e anticlericale in Italia si sia mai pensato al di fuori dei circoli intellettuali. E forse allora non è una contraddizione quella di essere benevoli col fascismo, di sdoganarlo, ché in fondo è stato un grande statista. Forse è un atto di coerenza con la goffa volonta di modernità di questo Paese, con la sua voglia di essere come gli altri d'Europa. Un Paese che per entrare nella modernità non ha saputo far altro che dar sfogo al proprio odio devastatore, rivolgendolo soprattutto contro se stesso, consapevole che il primo nemico dell'Italia moderna è l'Italia stessa.
Se così fosse la scelta sarebbe fra fingere d'essere una repubblica democratica, osservando invece l'unica vera legge, o esser fascisti.
Sarebbe asfissiante.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vivo in questo Paese da molto tempo e la prima cosa alla quale ho dovuto abituarmi è stata la contraddizione.<br />
In questo Paese essere in contraddizione è uno stato di normalità, ci si deve adeguare, trovare un compromesso e, anche se per poco, abituarsi a contraddirsi.<br />
Intendiamoci, anche noi nella fulgida e adorata Gran Bretannia conosciamo le assurde conseguenze e al tempo stesso le lusinghiere sirene della contraddizione ma per noi è una fase eccezionale non la normalità, una fase che può anche durare a lungo ma che è comunque infine sentita nel suo non essere normale. Qui l&#8217;eccezione è la coerenza, in ogni cosa e su ogni argomento.<br />
Forse ciò si spiega con la perenne e strenua resistenza alla modernità che in Italia raggiunge un&#8217;intensità sconosciuta al resto dell&#8217;Occidente. Nascendo in una realtà dove si dice di essere una cosa ma in fondo se ne è l&#8217;opposto, si scrive di dover fare una cosa ma in realtà si deve osservare qualcosa d&#8217;altro e di più potente, abituarsi ad avere due facce, abituarsi a essere in contraddizione, è l&#8217;unico modo per sopravvivere. Anche per chi è consapevole di questo perverso meccanismo.<br />
Nel leggere i commenti riportati da S.Patrizio, riflettevo sul fatto che una delle contraddizione più lampanti, a un occhio esterno, della Repubblica italiana è il rapporto con la dittatura fascista.<br />
Gli Italiani non hanno mai fatto davvero i conti con questa parte della loro storia e &#8216;as usual&#8217; l&#8217;hanno lasciata lì da una parte mentre costruivano la democrazia.<br />
Da principio mi sembrava che l&#8217;abitudine alla contraddizione giustificasse anche questa doppiezza, questa condiscendente attitudine della Repubblica verso i souvenir del ventennio, verso il ricordo del ventennio. Poi mi son chiesto - e vi chiedo: può darsi invece che il fascismo per gli Italiani sia stato l&#8217;unico reale tentativo d&#8217;affrancarsi definitvamente da un passato ostile alla modernità? Che sia stato un tentativo di costruire uno stato moderno? Che sia stato l&#8217;unico modo, violento e assassino, per potersi scrollare di dosso secoli di ritardo?<br />
Se fosse così (e del resto la stato totalitario e la dittatura moderna non è nata qui in Italia?) allora il fascismo è l&#8217;unico contributo alla storia politica d&#8217;Europa nella sua epoca moderna che l&#8217;Italia abbia potuto dare. A guardar bene il Regno d&#8217;Italia prima e la Repubblica dopo non hanno mai realmente cercato di sciogliere la contraddizione d&#8217;essere al tempo stesso moderni e antimoderni.<br />
Nelle grette, ignoranti, razziste parole dei commenti riportati c&#8217;è quanto di più moderno, secolare e anticlericale in Italia si sia mai pensato al di fuori dei circoli intellettuali. E forse allora non è una contraddizione quella di essere benevoli col fascismo, di sdoganarlo, ché in fondo è stato un grande statista. Forse è un atto di coerenza con la goffa volonta di modernità di questo Paese, con la sua voglia di essere come gli altri d&#8217;Europa. Un Paese che per entrare nella modernità non ha saputo far altro che dar sfogo al proprio odio devastatore, rivolgendolo soprattutto contro se stesso, consapevole che il primo nemico dell&#8217;Italia moderna è l&#8217;Italia stessa.<br />
Se così fosse la scelta sarebbe fra fingere d&#8217;essere una repubblica democratica, osservando invece l&#8217;unica vera legge, o esser fascisti.<br />
Sarebbe asfissiante.</p>
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