Il New England Journal of Medicine lo scorso 3 di febbraio ha pubblicato on-line gratuitamente un articolo dal titolo:
Willful Modulation of Brain Activity in Disorders of Consciousness
Cosa insolita poiché per accedere agli articoli bisogna pagare. Questa volta invece la novella scientifica viene elargita con magnanimità e generosità agli internauti. Il Giornale non si lascia scappare l’occasione - un po’ perché è gratis un po’ perché l’argomento è di quelli con i quali si viene considerati benevolmente e con favore in certi ambienti. Dello stesso avviso il Daily Mail - citato dal quotidiano di Feltri - che accanto alla notizia, forse per rendere l’ambiente più user friendly, si cura di inanellare una serie di foto leggere e frizzanti (ma questo sono solo faceti, piccoli dettagli).
Ciò che colpisce è che a dar retta ai quotidiani citati non passerà troppo tempo prima che il progresso scientifico - s’intende quello allineato e coperto - ci darà la possibilità di comunicare con quelle menti che avranno avuto la disgrazia di cadere prigioniere di un corpo in coma e senza coscienza.
La strada che porterà a tale magnifica conquista, auspicata molto probabilmente da tutti quei filantropici e strenui difensori della vita, è basata sul fatto che si sia trovato il modo di far dire sì o no a un paziente in coma vegetativo, guardando se il suo cervello s’accende o si spegne nelle zone che si presuppone debbano attivarsi in relazione a determinati stimoli e domande. In sostanza si potrà quindi chiedere a tali pazienti cosa pensano di fare della propria vita. Loro risponderanno accendendosi nel punto giusto.
Ora, ammettiamo pure che possiamo dare un certo credito al ‘cervello illuminato’, diciamo pure che possiamo tralasciare il fatto che chiedere cosa fare della propria vita a un umano in stato vegetativo non è proprio la stessa cosa che chiedergli come si chiama suo padre. Diciamo anche che possiamo concedere, con riluttanza, alle luci su uno schermo d’essere un sufficiente segno di coscienza.
Se, insomma, dovessimo convincerci che si sta realmente comunicando con una persona grazie alla scoperta in questione, cosa ci darebbe il diritto di non accettare che la luce si accenda in modo tale da significare:
Io non sono il mio cervello che si illumina.
Io non sono sì o no.
Io sono stato umano, ora non più: lasciatemi andare!
Molto probabilmente non si sarebbe in grado di ricevere una tale messaggio. Per il semplice fatto che questa non è una risposta che si dà accendendosi al punto giusto.
E’ facile dichiare vivo e cosciente un corpo quando si pensa che tali caratteristiche siano presenti in modo dignitosamente umano in una ‘risposta luminosa’.
Il rischio, con tale scientifica novella, è che si scambi un essere umano con la sua ombra e che si possano ribaltare decisioni legittimamente e consapevolmente prese dal paziente sul suo corpo e sul suo destino:
Dr Adrian Owen, who led the Medical Research Council team in Cambridge, said: ‘They can now have some involvement in their destiny.’
Davvero sicuro Dr Owen che siano proprio loro ad avere una qualche voce in capitolo riguardo al proprio destino?
Lyndon

17:43 - 5-2-2010
Quando la religione non basta, si trova sempre un qualche “scienziato” più o meno compiacente a dar man forte.
Il dibattito sul dominio del corpo in un mondo in cui la Chiesa, da esperta di marketing qual’è sempre stata, si trova a dover valutare le perdite e affrontare un Territorio frastagliato di libertà digitale e virtuale di più difficile evangelizzazione e controllo, l’idea di tenere attaccata la spina del singolo, di leggittimare l’uso della tecnologia da una parte per demonizzarlo dall’altra, assume così dei contorni quantomeno grotteschi.
17:56 - 5-2-2010
Ma si, devo dì che me sembra un pò deboluccia come prova de dimostrazione de volontà (sempre se me spiego) sta storia delle lucette e der cervello. Insomma, me sembrebbe come de dì che Giorgio Pasotti, l’attore e campione di arti marziali (almeno io ho letto così, pure se pare il tipo che quando vola no schiaffo a Udine lui lo prende a Messina…che poi è un altro modo de dì che sta gente che sembra che ha fatto tutto nella vita è forse perchè non c’ha mai un cazzo de serio da fà…comunque…scusatemi la parentesi)…dicevo mi sembrerebbe come di dire che sarebbe un po’ come sostenè che siccome Giorgio Pasotti (aridanghete — scusate ci risiamo) ha scritto un libro http://www.wuz.it/articolo/4137/giorgio-pasotti-dentro-mondo-nuovo.html …ecco insomma…sarebbe come dire che Giorgio Pasotti è uno scrittore…a voi non ve sembra un pò poco per affermà che una persona attaccata a na macchina co diecimila tubi e lucine vole vive ancora…magari pe leggese il libro de Giorgio (ahia) Pasotti?
Se sto scienziato che dite, me fa un esperimento con la domanda: “voi che te tenemo in vita, così se te risvegli te poi legge il libro de Giorgio Pasotti?”…me sa che potrebbero uscì fuori dei risultati piuttosto sconcertanti…
00:07 - 6-2-2010
Non ci ho capito molto ma il mio libro e’ bellissimo!
22:02 - 8-2-2010
Di recente sono stato a un funerale. Grottesca l’omelia, ridicola e forse per certi versi anche sacrilega. Ma l’orecchio per queste cose ora non va poi così di moda fra gli ecclesiasti - almeno in superficie. Oggi la Chiesa preferisce adeguarsi alla sconclusionata bagarre e insensata confusione delle nostre vite. Per questo forse lascia che i preti possano disonestamente annacquare i confini con la scienza, tutto per espandere l’imperio clericale sulle coscienze.
Ad ogni modo dell’omelia mi ha colpito la definizione che il prete ha dato dell’invisibile, delle forze che dànno senso alla nostra esistenza ma che non vediamo. Tali forze invisibili hanno lo stesso grado di esistenza ‘nascosta’ che hanno le radiazioni cosmiche o i raggi x, le onde radio e tutte quelle cose che la scienza dice vere ma che non vediamo.
Forse faccio una forzatura ma credo che si possa dire che il prete ha preteso di mettere sullo stesso piano le Dieu caché di Pascal e le microonde.
Dannatamente disonesto, non trovate?
11:15 - 9-2-2010
E a dirla tutta e’ singolare che la Chiesa cattolica abbia fatto di Pascal un alfiere dell’apologetica, dopo averne condannato il pensiero e le convinzioni.