Angst - Edvard Munch
Joseph Ratzinger sentenzia una volta in più sulla vita - molto probabilmente più sulla nostra che sulla sua… E i media amplificano diligentemente…
Avete dato un’occhiata, spero non troppo sfuggevole, alle parole che scivolano potenti dalla bocca al sapor teutonico del Pontefice?
Bene, iniziamo allora. Iniziamo dall’articolo 32 della Costituzione della Repubblica:
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Ratzinger parla di diritto alla vita di “inalienabile diritto alla vita”. Ne parla con evidente preoccupazione per il pericolo di uno Stato fonte di norme etiche. Sembrerebbe l’ennesimo rimescolamento delle carte sul tavolo dei confini politici e ideologici a cui ci si abitua sempre più supinamente. Invece il Santo Padre ci tiene a farsi capire e sebbene possa usare parole come diritto e possa preoccuparsi che lo Stato dia dei princìpi etici da seguire ai propri cittadini, in realtà il diritto a cui si riferisce poco ha a che vedere con quello che anima le costituzioni degli Stati moderni - per questo vi invito a riflettere sulle parole in corsivo poco sopra. Ratzinger si preoccupa non tanto che lo Stato abbia da dire qualcosa sull’etica in sé, quanto del fatto che tale etica non sia quella confacente alla legge naturale morale, a questa specie di riferimento etico universale che dovrebbe infondere di sé ogni buona legislazione con ‘L’ maiuscola, a testimonianza della dipendenza dell’uomo verso il proprio creatore.
Quindi tranquilli, il diritto è quello d’essere schiavi della naturale moralità che il Signore avrebbe dato a tutti noi. E gli strali di sdegno vanno contro quei consessi umani che osano andare in deroga a tale naturale e universale legge morale. Ora, quanto a tale naturalità e universalita inalienabile e in fodo pure ineluttabile c’è da fare una considerazione. Se alla fine per sapere quale sia la differenza fra bene e male è necessario attenersi a una sola legge, in barba a ogni deriva relativista, e tale legge è fra l’altro declinata in senso naturale, con tutta l’inesorabilità che tale aggettivo comporta, dove va a finire il nostro libero arbitrio?
Se davvero c’è un unico verso da cui guardare le cose e infondere loro il giusto valore, la nostra non è più una scelta verso il bene piuttosto che verso il male. Infine non facciamo altro che perpetrare un naturale disegno di moralità. In fondo in fondo siamo naturalmente determinati nella nostra moralità e la differenza fra giusto e sbagliato è definita a priori da qualcosa che va oltre il nostro volere. Non c’è merito nelle parole dei giusti né vergogna per quelle dei malvagi. Non c’è più scelta.
A pensarci bene l’essere naturalmente morali è la conseguenza più, stavo per dire naturale ma è meglio che troviate un sinonimo. Insomma si tratta di un quadro piuttosto coerente. La vita è un diritto da garantire a ogni costo anche quando c’è il ragionevole dubbio che non si tratti più di vita. Perché la vita è un valore assoluto a cui noi non possiamo che credere, ubbidire senza fiatare.
L’essere naturalmente morali è come essere in coma senza poter scegliere del proprio corpo e della propria vita. Qualcosa o qualcuno sceglie al nostro posto e basta, non c’è appello. Se ne devono seguire le universali e naturali conseguenze.
A cosa serve una costituzione allora? A cosa il diritto? Se non a definire il canone a cui tutti ci dobbiamo attenere. Queste vittorie dell’autodeterminazione degli umani vengono in un colpo spazzate via e stravolte, diventano brutali stringhe di codice per i nostri cervelli. Diventiamo macchine naturalmente morali, programmate dalla volontà creatrice del Signore.
Allora va da sé che il riferimento alla persona umana dell’articolo 32 della Costituzione della Repubblica non è più il rifarsi alla difesa della dignità umana, della sua autosufficienza e autodeterminazione. La dignità e la persona diventano caratteristiche vuote e la lagge può anzi deve obbligare a quei trattamenti sanitari che ossequiano il codice sorgente, la stringa assoluta delle nostre funzionalità morali.
Altrimenti? Altrimenti: GAME OVER. La macchina si spegne. E il creatore non ha più giocattoli con cui dilettarsi.
Lyndon

21:21 - 15-2-2010
Non per dire, ma in questi giorni ho giusto studiato un libro sulla predisposizione morale della natura umana. Piu’ o meno si dicevano le stesse cose che ha detto Benedetto XVI. Peccato fosse un libro sul piu’ grande genocidio che la storia ricordi: quello degli indios che se da un lato venivano schiavizzati e uccisi materialmente dai conquistadores, dall’altro venivano colonizzati spiritualmente (perche’ per loro natura “miti, docili, umili e pronti a ricevere la giusta educazione cattolica”) dalla Chiesa.
Quali giudici, quali Stati, quali uomini e persino quali dei avrebbero potuto governare questi buoni selvaggi? Solo l’insegnamento morale della Chiesa avrebbe potuto svelare loro la vera legge. Si e’ visto com’e’ andata a finire.
12:07 - 16-2-2010
E a me in questi casi vengono sempre in mente le immagini evocate da Tzvetan Todorov in “La conquista dell’America e il problema dell’altro” (non a caso) servendosi di pagine tratte dai diari di Cristoforo Colombo. Ovvero quando il prode navigatore per parlare (e per il genovese i selvaggi non parlavano un’altra lingua, ma non sapevano proprio parlare) con dei rappresentanti delle tribù amerinde (e chissà quali e quanti discorsi potremmmo aprire) si premurava che quest’ultimi venissero “adeguatamente” vestiti all’occidentale per poter presenziare e conferire in maniera consona con lui.
Su queste premesse…cosa avremmo dovuto aspettarci?
15:21 - 16-2-2010
E’ esattamente uno dei due testi che ho studiato. Molto istruttiva la parte su Colombo, tra berretti rossi e Gran Khan.