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	<title>Commenti a: Corruzione - ovvero: Proteggersi da cosa?</title>
	<link>http://intersettiva.it/2010/02/19/corruzione-ovvero-proteggersi-da-cosa/</link>
	<description>Legno, lava, lavagna, livore e Lavoisier. E non dite di non sapere il perché. Voltandosi ha intravisto il motivo. "Odore di specchio" pensò... ________________________________________________________ Il tuo semi-quotidiano di Alta Dietrologia Applicata</description>
	<pubDate>Sat, 19 May 2012 17:47:35 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Lyndon</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/02/19/corruzione-ovvero-proteggersi-da-cosa/#comment-508</link>
		<dc:creator>Lyndon</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 14:11:55 +0000</pubDate>
		<guid>http://intersettiva.it/2010/02/19/corruzione-ovvero-proteggersi-da-cosa/#comment-508</guid>
		<description>Le parole sul "suicidio" di Peppino Impastato sono la cosa migliore si potesse dire, la cosa migliore si potesse urlare. Mi viene in mente anche Dino Risi e il suo "In nome del Popolo italiano", il finale: l'Italia vince contro l'Inghilterra una immaginifica finale di coppa del mondo - chi sa poi perché contro l'Inghilterra? - e il popolo per le strade di Roma impazza. Fra il popolo il giudice Bonifazi, che legge l'Unità e ha in spregio la società del capitale, vede il suo indagato, il suo nemico: l'ingegnere Santenocito, prima prete, poi signore altoborghese e nostalgico, poi parà, poi travestito. Il giudice sceglie la vendetta alla fine, sceglie di colpire il suo nemico e non di giudicarlo secondo la legge, non sceglie la giustizia - all'inizio del film cade in pezzi la Giustizia.
Forse io sono affetto da ingenuità, come quella che crede di avere il giudice Bonifazi, quando pensa di non essere prevenuto, o come Impastato. Forse non voglio vedere fino in fondo la gerarchia militare delle aziende italiane perché cerco ancora un po' di coerenza guardando a una storia che ho ascoltato soltanto io insieme a pochi altri.
Perciò ho scelto di chiamarmi Lyndon. Immagino che questo nome mi ricordi sempre la speraranza di voler essere qualcun altro, di vivere in un altro posto, di appartenere a un altro Stato.
Ingenua speranza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le parole sul &#8220;suicidio&#8221; di Peppino Impastato sono la cosa migliore si potesse dire, la cosa migliore si potesse urlare. Mi viene in mente anche Dino Risi e il suo &#8220;In nome del Popolo italiano&#8221;, il finale: l&#8217;Italia vince contro l&#8217;Inghilterra una immaginifica finale di coppa del mondo - chi sa poi perché contro l&#8217;Inghilterra? - e il popolo per le strade di Roma impazza. Fra il popolo il giudice Bonifazi, che legge l&#8217;Unità e ha in spregio la società del capitale, vede il suo indagato, il suo nemico: l&#8217;ingegnere Santenocito, prima prete, poi signore altoborghese e nostalgico, poi parà, poi travestito. Il giudice sceglie la vendetta alla fine, sceglie di colpire il suo nemico e non di giudicarlo secondo la legge, non sceglie la giustizia - all&#8217;inizio del film cade in pezzi la Giustizia.<br />
Forse io sono affetto da ingenuità, come quella che crede di avere il giudice Bonifazi, quando pensa di non essere prevenuto, o come Impastato. Forse non voglio vedere fino in fondo la gerarchia militare delle aziende italiane perché cerco ancora un po&#8217; di coerenza guardando a una storia che ho ascoltato soltanto io insieme a pochi altri.<br />
Perciò ho scelto di chiamarmi Lyndon. Immagino che questo nome mi ricordi sempre la speraranza di voler essere qualcun altro, di vivere in un altro posto, di appartenere a un altro Stato.<br />
Ingenua speranza.</p>
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		<title>Di: Saiola</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/02/19/corruzione-ovvero-proteggersi-da-cosa/#comment-507</link>
		<dc:creator>Saiola</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 13:15:29 +0000</pubDate>
		<guid>http://intersettiva.it/2010/02/19/corruzione-ovvero-proteggersi-da-cosa/#comment-507</guid>
		<description>Credo, diversamente da te mio amico Lyndon, che l'analogia Stato-Azienda sia assolutamente coerente e lo è nella misura in cui, nessuna azienda (almeno in questo paese) è mai stata realmente liberale o democratica.
Tutte le formule organizzative aziendali, anche quelle più moderne ed "anglosassoni", non sono liberali perché sono, più o meno, la diretta derivazione di formule organizzative militari.
In Italia questo aspetto diviene ancor più insopportabile perché é condito da un marketing becero e da quattro soldi che, in ogni modo, cerca di dipingere la "sana logica del fare" come l'unica logica sensata e percorribile contro un mondo di "cialtroni" e "perdi tempo".
E' la stessa logica che, sempre in azienda, anima tanti tipi rampanti che sembrano ogni giorno oltre modo indaffarati, che mandano le mail alle nove di sera e che, quando gli racconti cosa hai fatto durante il week-end ti rispondono guardandoti dall'alto in basso, facendoti sentire un irresponsabile depravato: "beato te che hai ancora tempo libero, da quando ho sto coso (il blackberry n.d.a.) non riesco a godermi neanche mezz'ora di tempo per me, sai il business".
In realtà questi mascherano, mascherano sempre, mascherano la noia personale e la mancanza di senso di un sistema economico che gira a vuoto e che è in grado di produrre, alla fine, solo disperazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo, diversamente da te mio amico Lyndon, che l&#8217;analogia Stato-Azienda sia assolutamente coerente e lo è nella misura in cui, nessuna azienda (almeno in questo paese) è mai stata realmente liberale o democratica.<br />
Tutte le formule organizzative aziendali, anche quelle più moderne ed &#8220;anglosassoni&#8221;, non sono liberali perché sono, più o meno, la diretta derivazione di formule organizzative militari.<br />
In Italia questo aspetto diviene ancor più insopportabile perché é condito da un marketing becero e da quattro soldi che, in ogni modo, cerca di dipingere la &#8220;sana logica del fare&#8221; come l&#8217;unica logica sensata e percorribile contro un mondo di &#8220;cialtroni&#8221; e &#8220;perdi tempo&#8221;.<br />
E&#8217; la stessa logica che, sempre in azienda, anima tanti tipi rampanti che sembrano ogni giorno oltre modo indaffarati, che mandano le mail alle nove di sera e che, quando gli racconti cosa hai fatto durante il week-end ti rispondono guardandoti dall&#8217;alto in basso, facendoti sentire un irresponsabile depravato: &#8220;beato te che hai ancora tempo libero, da quando ho sto coso (il blackberry n.d.a.) non riesco a godermi neanche mezz&#8217;ora di tempo per me, sai il business&#8221;.<br />
In realtà questi mascherano, mascherano sempre, mascherano la noia personale e la mancanza di senso di un sistema economico che gira a vuoto e che è in grado di produrre, alla fine, solo disperazione.</p>
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		<title>Di: Saiola</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/02/19/corruzione-ovvero-proteggersi-da-cosa/#comment-506</link>
		<dc:creator>Saiola</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 12:57:30 +0000</pubDate>
		<guid>http://intersettiva.it/2010/02/19/corruzione-ovvero-proteggersi-da-cosa/#comment-506</guid>
		<description>Ancora: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/09/un-uomo-un-partito-uno-stato/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora: <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/09/un-uomo-un-partito-uno-stato/" rel="nofollow" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it');">http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/02/09/un-uomo-un-partito-uno-stato/</a></p>
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		<title>Di: Saiola</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/02/19/corruzione-ovvero-proteggersi-da-cosa/#comment-505</link>
		<dc:creator>Saiola</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 12:56:38 +0000</pubDate>
		<guid>http://intersettiva.it/2010/02/19/corruzione-ovvero-proteggersi-da-cosa/#comment-505</guid>
		<description>A proposito di signorotti e feudatari:
http://www.youtube.com/watch?v=TYsg3ouzjvs</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di signorotti e feudatari:<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=TYsg3ouzjvs" rel="nofollow" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.youtube.com');">http://www.youtube.com/watch?v=TYsg3ouzjvs</a></p>
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		<title>Di: Lyndon</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/02/19/corruzione-ovvero-proteggersi-da-cosa/#comment-504</link>
		<dc:creator>Lyndon</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 15:26:13 +0000</pubDate>
		<guid>http://intersettiva.it/2010/02/19/corruzione-ovvero-proteggersi-da-cosa/#comment-504</guid>
		<description>Sulla "politica del fare" aggiungerei anche la mappa di Ilvo Diamanti su Repubblica on-line : http://www.repubblica.it/politica/2010/02/21/news/ideologia-fare-2380694/ 
e l'aggiungerei questa sua mappa perché mi dà l'occasione di fare una riflessione sull'analogia dello Stato-Azienda che l'opposizione a Berlusconi ha spesso utilizzato nelle sue critiche.
In breve: Berlusconi che è il prototipo dell'imprenditore di successo, del vincente, in realtà non fa altro che governare questo Paese come ha fatto e continua a fare con il suo impero commerciale. Da ciò ne segue una cronica idiosincrasia per regole e vincoli che il premier considera inutili orpelli, anzi dei veri e propri ostacoli per il successo suo e del Paese.
Ciò che mi chiedo è: perché tirare in ballo la natura imprenditoriale di Berlusconi per giustficarne l'odio verso le regole? Essere imprenditori vuol dire avere in spregio la democrazia e le leggi?
Perché, più semplicemente, non dire che il modello a cui Berlusconi si rifa nel governare la Repubblica è un modello autoritario, tirannico e antidemocratico?
Quale utilità ha mascherare tali tiranniche intenzioni dietro l'analogia dello Stato-Azienda?
Io credo che il problema non stia nel fatto che Berlusconi voglia creare una Italia spa - iniziando dalla Protezione civile - il problema è che Berlusconi vuole creare un'Italia a sua immagine e somiglianza. Se d'analogia dovessimo parlare allora sarebbe più opportuno dire che Berlusconi vede lo Stato come uno specchio. Una superficie che rifletta le voglie, i bisogni le necessità del capo, che ne sia l'immagine perfetta e che quindi ne continui la gloria e ne celebri il potere.
La nostra situazione, in quanto repubblica democratica, è molto più grave di quanto i problemi di un'infiltrazione mercantilistica nel pubblico possano rappresentare. Magari fosse soltanto questo. Avremmo di che discutere, di che confrontarci opponendo le diverse nostre opinioni sugli equilibri fra gli interessi pubblici e quelli privati. Magari fosse soltanto una questione del genere, perché allora vorrebbe dire che staremmo discutendo su come declinare la nostra Repubblica.
Purtroppo ciò non è vero. Purtroppo la nostra Repubblica rischia la sua stessa esistenza democratica. E ciò non è dovuto al fatto che Berlusconi sia o sia stato un imprenditore di successo ma perché è un tiranno.
Infine vorrei ricordare che le rivoluzioni borghesi, animate da una ristretta cerchia di mercanti e imprenditori, hanno dato vita alle democrazie liberali e costituzionali lottando contro l'ancien regime e costruendo un mondo fatto di leggi e regole, unici strumenti contro la tirannia.
Ora, lungi da me l'ergermi a paladino della borghesia sia chiaro, ma forse prima di liquidarare un'azienda e le logiche che la governano come un luogo antidemocratico e dispotico, forse sarebbe meglio leggere più attentamente le fonti che si citano. Inoltre bisognerebbe fare i conti anche con un'altra realtà, tutta italiana e per ciò caratterizzante della classe imprenditoriale nostrana. Il fatto che nel nostro Paese la borghesia non si è mai ribellata.
Allora, pensando allo zelo e al rispetto per la tradizione dei nostri borghesi, forse non dovremmo chiamarle aziende ma feudi, forse non dovremmo chiamarli imprenditori ma feudatari o signorotti. In questo modo l'analogia Stato-Azienda funzionerebbero meglio e le mappe che si disegnano sarebbero un poco più precise.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla &#8220;politica del fare&#8221; aggiungerei anche la mappa di Ilvo Diamanti su Repubblica on-line : <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/02/21/news/ideologia-fare-2380694/" rel="nofollow" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.repubblica.it');">http://www.repubblica.it/politica/2010/02/21/news/ideologia-fare-2380694/</a><br />
e l&#8217;aggiungerei questa sua mappa perché mi dà l&#8217;occasione di fare una riflessione sull&#8217;analogia dello Stato-Azienda che l&#8217;opposizione a Berlusconi ha spesso utilizzato nelle sue critiche.<br />
In breve: Berlusconi che è il prototipo dell&#8217;imprenditore di successo, del vincente, in realtà non fa altro che governare questo Paese come ha fatto e continua a fare con il suo impero commerciale. Da ciò ne segue una cronica idiosincrasia per regole e vincoli che il premier considera inutili orpelli, anzi dei veri e propri ostacoli per il successo suo e del Paese.<br />
Ciò che mi chiedo è: perché tirare in ballo la natura imprenditoriale di Berlusconi per giustficarne l&#8217;odio verso le regole? Essere imprenditori vuol dire avere in spregio la democrazia e le leggi?<br />
Perché, più semplicemente, non dire che il modello a cui Berlusconi si rifa nel governare la Repubblica è un modello autoritario, tirannico e antidemocratico?<br />
Quale utilità ha mascherare tali tiranniche intenzioni dietro l&#8217;analogia dello Stato-Azienda?<br />
Io credo che il problema non stia nel fatto che Berlusconi voglia creare una Italia spa - iniziando dalla Protezione civile - il problema è che Berlusconi vuole creare un&#8217;Italia a sua immagine e somiglianza. Se d&#8217;analogia dovessimo parlare allora sarebbe più opportuno dire che Berlusconi vede lo Stato come uno specchio. Una superficie che rifletta le voglie, i bisogni le necessità del capo, che ne sia l&#8217;immagine perfetta e che quindi ne continui la gloria e ne celebri il potere.<br />
La nostra situazione, in quanto repubblica democratica, è molto più grave di quanto i problemi di un&#8217;infiltrazione mercantilistica nel pubblico possano rappresentare. Magari fosse soltanto questo. Avremmo di che discutere, di che confrontarci opponendo le diverse nostre opinioni sugli equilibri fra gli interessi pubblici e quelli privati. Magari fosse soltanto una questione del genere, perché allora vorrebbe dire che staremmo discutendo su come declinare la nostra Repubblica.<br />
Purtroppo ciò non è vero. Purtroppo la nostra Repubblica rischia la sua stessa esistenza democratica. E ciò non è dovuto al fatto che Berlusconi sia o sia stato un imprenditore di successo ma perché è un tiranno.<br />
Infine vorrei ricordare che le rivoluzioni borghesi, animate da una ristretta cerchia di mercanti e imprenditori, hanno dato vita alle democrazie liberali e costituzionali lottando contro l&#8217;ancien regime e costruendo un mondo fatto di leggi e regole, unici strumenti contro la tirannia.<br />
Ora, lungi da me l&#8217;ergermi a paladino della borghesia sia chiaro, ma forse prima di liquidarare un&#8217;azienda e le logiche che la governano come un luogo antidemocratico e dispotico, forse sarebbe meglio leggere più attentamente le fonti che si citano. Inoltre bisognerebbe fare i conti anche con un&#8217;altra realtà, tutta italiana e per ciò caratterizzante della classe imprenditoriale nostrana. Il fatto che nel nostro Paese la borghesia non si è mai ribellata.<br />
Allora, pensando allo zelo e al rispetto per la tradizione dei nostri borghesi, forse non dovremmo chiamarle aziende ma feudi, forse non dovremmo chiamarli imprenditori ma feudatari o signorotti. In questo modo l&#8217;analogia Stato-Azienda funzionerebbero meglio e le mappe che si disegnano sarebbero un poco più precise.</p>
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