Cocam populo
La generazione cresciuta tra la fine degli anni 70 e l'inizio degli anni 80 ha avuto a che fare con l'esplosione dell'eroina nella società italiana in maniera così forte che ancora oggi ne porta impresse alcune immagini simboliche. Le caramelle dagli sconosciuti, il tossico che ti chiede 100 lire per mettere la miscela al motorino, gli scippi sulle Vespe ai danni di innocenti signore che passeggiano. Tutte le leggende nere sul drogato come essere diabolico, diverso, come se si fosse nati eroinomani e non lo si fosse diventati. Lo Stato, negli anni 80, ha definitivamente vinto una battaglia importante, sostituendo la violenza sugli istinti ribelli con una forma sedativa di repressione: l'eroina, droga "artistica" tramutata in strumento alla portata di chiunque volesse fuggire quel mondo che aveva combattuto fino a poco tempo prima. Si ottenne un doppio effetto; da un lato si potevano frenare i sentimenti rivoltosi, grazie ad un apparente suicidio di massa senza responsabili, e dall'altro si riusciva ad avere pieno appoggio dalla collettività che, impaurita e schifata, emarginava il simbolo più immediato della criminalità, cioè il tossicodipendente. Ma i tempi cambiano. E cambiano gli approcci alle cose della vita.
L'eroina iniziò a decadere, era morta troppo gente in circostanze tristi, spesso squallide. Non ci si poteva ridurre a larve per un buco. L'immaginario dell'estasi proletaria si trasformò in un immaginario di disperazione e vuota solitudine. Della storia raccontata da Christiane F. restava il mito di fondazione.
A metà degli anni 80 l'Italia si trasforma, si trasforma tanto. L'epoca d'oro del craxismo, sospinta dall'ottimismo economico proveniente dagli USA, riassunta nella Milano da bere, porta il paese a dimenticare, almeno apparentemente, le angosce e i dolori recenti. Ci sono mille opportunità da sfruttare, c’è finalmente un futuro. Si intersecano, in particolare, due grandi svolte: si può essere di sinistra in maniera soft e contemporaneamente arricchirsi. Si impongono dei modelli: imprenditoriali, politici, di stile. In particolare Gianni Agnelli, che fra tutti era il meno rampante, viene eletto a padrino dalla nuova gioventù in ascesa. Attorno a lui, non a caso, gravitavano voci incontrollate: si diceva che fosse il vero padre di Luca Cordero di Montezemolo, che andasse a letto con centinaia di donne diverse (tra le quali il sogno proibito degli italiani Edwige Fenech, compagna proprio di Montezemolo) e non ultimo, che avesse impiantato nelle narici una sorta di rivestimento in argento dovuto alle copiose pippate di cocaina.
La cocaina era la droga dell'élite, di chi faceva la bella vita. Era uno status symbol, definiva il consumatore: costava tantissimo, non si trovava al bar sotto casa, ti aiutava a sopportare ritmi di lavoro forsennati e ti permetteva di essere sempre scattante, dinamico, reattivo. Le abitudini, come dicevamo, cambiano e con esse cambia la percezione delle condizioni sociali. Pian piano, arrivati ai giorni nostri, l'enorme richiesta ha fatto crollare il prezzo della coca. Sono finiti i tempi del farsi misticheggiante e sono arrivati i tempi della consapevolezza. Ma a quanto pare le convinzioni popolari sono dure a morire: la cocaina ti tira su, ti fa sentire dio, è vincente. Forse anche per questo un bel giorno Morgan, musicista/compositore di successo nonché ex giudice di X Factor, concede un’intervista a Max dichiarando di assumere “cocaina in basi” come antidepressivo. Cocaina in basi, cioè crack, che lo aiuta ad aprire i sensi. Anatema su di lui, cattivo esempio per i giovani! Si scatena il dibattito, tra ovvie fazioni di pro e di contro.
Francamente, di decidere se ha fatto bene o male a dirlo, non ci frega niente. Ci frega di più pensare che questa rivelazione abbia costituito l'ennesimo scandalo montato ad arte e abbia portato nuova carne al fuoco della pubblicità: dello stesso cantante, di San Remo che l'ha escluso e ha tenuto sul filo del rasoio un'improbabile rentrée, dei giornali e delle riviste sulla scia di Max.
Due programmi televisivi hanno invitato Morgan e altri ospiti per trattare il tema, delicatissimo, della diffusione della droga. Bisognerebbe fare una sorta di raffronto parallelo. Bruno Vespa e il suo Porta a Porta offrivano: Morgan, Don Mazzi, Livia Turco, Stefano Bonaga, Claudia Mori, Giorgia Meloni ed altri personaggi che ora non ricordiamo. Il tutto era molto serioso e la Turco, in qualità di madre coraggio, ha pianto in diretta, sconvolta dalla facilità con cui i ragazzi entrano in contatto con le droghe. Michele Santoro, ad Annozero, ha chiamato: Morgan, Stefano Bonaga, Mauro Pagani, Antonio Scurati, Marco Baldini, Giorgia e Mario Benusiglio. Stessa seriosità, ma approccio meno retorico e più diretto. Le interviste di Vespa sono state fatte a Pupo ed Enrico Ruggeri, severi testimonial antisballo. I casi mostrati sono stati quelli di Paolo Calissano (chi è? Cercatevelo) e Matteo Cambi (aridaje! Cercatevi pure lui). Santoro ha mandato un'intervista, non proprio recente per la verità, ad un gruppo di ragazzi dai 15 ai 17 anni che ammetteva serenamente di fare uso di ogni tipo di droga per fuggire dalla noia e in studio era ospite la regista Tecla Taidelli, autrice di "Fuori vena", che testualmente ha affermato di provenire "da una famiglia di chirurgi plastici, ma io ho deciso di vivere la strada e grazie all'lsd che mi ha aperto le porte della percezione adesso faccio la regista". Vabbè.
Come in un vecchio gioco, presi i vari personaggi, vi invitiamo a trovare la differenza tra i due parterre. Se non la trovate, ve la dico io: nella seconda trasmissione c'erano testimonianze dirette di chi ha avuto a che fare con le droghe. Al di là del contenuto specifico, preme ricordare due frasi. La prima, detta da Mario Benusiglio, padre di Giorgia, dovrebbe essere illuminante: “Faccio prevenzione nelle scuole esclusivamente con ragazzi dai 9 ai 14 anni; oltre i 14 anni sono loro che possono insegnare a noi qualcosa di nuovo". La seconda è di Morgan, che consciamente o meno, apre e chiude il cerchio quando afferma che "gli stessi che vietano le droghe, le mandano in giro". Amen.
Le statistiche sono impietose. I ragazzini che si fanno per noia, i cui genitori nulla sanno e nulla vedono, dimostrano quanto siano diffusi i consumi nell’indifferenza generale. E chi si scandalizza e promulga leggi, chi sbraita e urla il suo dagli all’untore quando esce fuori il Morgan di turno, fa suo il vecchio adagio sui vizi privati e le pubbliche virtù mantenendo intatto il candore.
Per fortuna, i tempi dell'eroina e dello squallore sono finiti.
S.Patrizio (con la collaborazione di uno nuovo fichissimo che sa un sacco di cose)

Lascia un commento
XHTML: Puoi usare i seguenti tag: <a href="" title="" target=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>