Tramonto rosso sangue sulla città, il sangue brucia sotto la pelle
Quella a cui assistiamo quotidianamente altro non è se non l’esplosione dell’adagio popolare “la lingua batte dove il dente duole”. Fare dei distinguo, tentando delle goffe rassicurazioni come fa il Presidente del Consiglio sull’attuale stato della corruzione di casa nostra e le note vicende di Tangentopoli, è un buon termometro della nostra lontananza da ogni reale volontà di porre un freno al definitivo tramonto della coscienza civile. Si rischia come al solito il cabaret: rubare per un partito sarebbe in qualche modo più deontologicamente corretto, dal punto di vista politico, che il farlo per i puri e semplici cazzi propri. Avrebbe addirittura un non so che di ideologico, quindi per estensione di passionale…e si sa noi latini siamo gente caliente, trascinata dall’umore ma per questo sempre in prima linea e quindi coraggiosa e perdonabile anche negli errori fatti per eccesso di operosità.
Ecco, soprattutto, perdonabile. E quindi ingiudicabile.
Ed è per questo che in Italia, a quanto mi risulti (e per la cronaca - è diventato anche noioso ogni volta dover ricorrere per il confronto a paesi di cui la maggioranza di noi stenterebbe a trovare l’esatta collocazione su una cartina geografica) caso più unico che raro, si può assistere a questo curioso fenomeno del “rifiuto delle dimissioni” - da parte dell’interessato o rifiutate da chi di dovere fa solo parte del gioco.
L’assunzione di responsabilità è diametralmente opposta non solo alla nostra coscienza politica e civile, ma alla nostra, chiamiamola, rete relazionale con il mondo circostante. Il fenomeno diventa così capillare da investire tutta la società e in tutte le sue sfumature. Si può dire qualsiasi cosa, perché si può sempre chiedere scusa, si può dire che è stata interpretata male o semplicemente negare di averla detta, anche in un mondo di cui ormai esiste una costante fotocopia virtuale data dai mezzi di telecomunicazione. E la cosa vale a tutti i livelli. Tutti possono dire le più tremende atrocità razziste, perché si sa, nessuno di noi è veramente razzista (poveri abitanti di Rosarno), ed ha eventualmente un motivo valido per prendersela con un immigrato X (che tanto qualcosa di male avrà pur fatto); si può provare a chiamare un qualsiasi call center e imbattersi in una sorta di muro di omertà e “rimpallo di responsabilità” protetti dall’anonimato di un telefono e solo per aver chiesto una semplice informazione (e guai a voi se alzate la voce, siete davvero irrispettosi della nullafacenza altrui). Si può, ovviamente, essere intercettati telefonicamente dopo un sisma e prima di andare a mignotte pensando che un paio di telefonate a due amici miei che costruiscono case le potrò pure fare cazzo, visto che c’è stato un terremoto, no?
E il bello è che tutto questo si può fare senza davvero realmente rischiare niente. In questo siamo davvero trasversalmente democratici. Il semplice cittadino e un alto funzionario dello stato, anche il più alto, possono discolparsi nella stessa identica maniera. Senza troppe spiegazioni, appellandosi alla propria buona fede, e se possibile incolpando qualcuno che ha messo in discussione il loro modo di agire. Poco importa se si tratta nello specifico della magistratura, organo istituzionale che ha tra i propri compiti anche questo, il nostro collega di lavoro che ci sta un po’ sulle palle o il primo sventurato che ci capita a tiro, meglio se debole e povero comunque. A quel punto, se la difesa da mettere in campo è la stessa, anche l’accusa può essere accomunata nelle ragioni profonde che la animano e conseguentemente ridicolizzata allo stesso modo. Per l’immaginario comune, l’automobilista inviperito perché bloccato da mezz’ora da una macchina in doppia fila agirà esattamente come il magistrato che cerca di impedire l’impunità di un sistema corrotto. Per un motivo puramente personale. Non esiste un senso più alto della giustizia a cui appellarsi. Entrambi sembrano tutelare solo i propri interessi, anzi sono in veste di accusatori temporanei perché facilmente potrebbero trovarsi nella veste degli accusati e a quel punto non avrebbero che da perpetuare il modello nel quale siamo fin ora proliferati.
L’importante è non essere accusati troppo a lungo.
D’altronde, è cosa risaputa, siamo anche bravi a dimenticare in fretta.
“Sprofonda in questo tuo bel mare e libera il mondo!”
Paolo & Carolina Scintilla (solo le parti scurrili)


