Sostenere i migliori
Tutte le mattine, per andare al lavoro, passo circa mezz’ora del mio tempo in motorino. Il motorino, per me, è un pò come il bagno, una sorta di parentesi durante la quale posso permettermi di distrarmi, di pensare con calma ai fatti miei o, più semplicemente, di farmi i fatti degli altri guardando, pigramente, in giro.
In questi ultimi giorni le strade di Roma sono invase dai manifesti elettorali.
Ce ne sono per tutti i gusti: dal rassicurante, all’enfatico, dall’amichevole, al programmatico, tutti diversi, eppure, tutti accomunati dallo stesso effetto estetico finale che fa apparire tutti i candidati tristemente ridicoli.
Non entro nel merito dei messaggi più imbecilli che, generalmente, sono inversamente proporzionali al peso politico del candidato; credo che sia piuttosto inutile commentare slogan come: “Cicci, uno di noi”, “La mia forza siete voi” e così via in un crescendo di idiozia.
Tralascio anche i manifesti del PD che, solo a vedere quelle facce tra il funereo e il radical-chic, viene da grattarsi con una mano e con l’altra, se fossero veri, spaccargli il naso.
Vorrei soffermarmi in questo post su quelli che, per ragioni diverse, mi hanno colpito di più.
Il mio primo “campione” è Renata Polverini. Che dire? Bravi (mi riferisco ai “creativi”), avete fatto un’opera di maquillage politico-comunicativo eccellente: simboli politici quasi inesistenti, il colore rosso sdoganato, gli sfondi bianchi, messaggi semplici con quel “sicuramente” che mette “tanta tranquillità”. Insomma una campagna pubblicitaria “onesta” nella misura in cui i manifesti non esprimono alcuna connotazione politica, la Polverini non è identificabile con nulla: è il perfetto candidato grigio e senza colore di questi tempi grigi e senza colore.
Al secondo posto metterei Emma Bonino con il suo: “Ti puoi fidare”. Sinceramente faccio fatica a credere che questa campagna sia stata pensata da un pubblicitario, cioè da uno che, di mestiere, viene pagato per convincere le persone a comprare-scegliere qualcosa. Voglio dire, la fiducia non è qualcosa che si conquista in cinque secondi, ci vuole tempo, attenzione, cura. Affermare che ti puoi fidare a cosa serve se non a ricordare quel sottile senso di disagio che si ha ogni volta che ci affidiamo a qualcuno che, al massimo abbiamo visto accanto a Capezzone (scherzo! cioè è vero ma non è più così…).
Concludo con l’UDC: fino a qualche giorno fa il messaggio era sartorial-conciliante, oggi sono apparsi i primi manifesti con “Sosteniamo solo i migliori”.
Dirvi cosa ho pensato quando li ho visti non sarebbe onesto, perchè tutte le riflessioni di carattere politico-comunicativo sono arrivate solo dopo un po’.
All’inizio non ho pensato, ho solo avuto paura.
Alessandro


