Febbraio 2010Archivi

Feb 16

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Tutte le mattine, per andare al lavoro, passo circa mezz’ora del mio tempo in motorino. Il motorino, per me, è un pò come il bagno, una sorta di parentesi durante la quale posso permettermi di distrarmi, di pensare con calma ai fatti miei o, più semplicemente, di farmi i fatti degli altri guardando, pigramente, in giro.

In  questi ultimi giorni le strade di Roma sono invase dai manifesti elettorali.

Ce ne sono per tutti i gusti: dal rassicurante, all’enfatico, dall’amichevole, al programmatico, tutti diversi, eppure, tutti accomunati dallo stesso effetto estetico finale che fa apparire tutti i candidati tristemente ridicoli.

Non entro nel merito dei messaggi più imbecilli che, generalmente, sono inversamente proporzionali al peso politico del candidato; credo che sia piuttosto inutile commentare slogan come: “Cicci, uno di noi”, “La mia forza siete voi” e così via in un crescendo di idiozia.

Tralascio anche i manifesti del PD che, solo a vedere quelle facce tra il funereo e il radical-chic, viene da grattarsi con una mano e con l’altra, se fossero veri, spaccargli il naso.

Vorrei soffermarmi in questo post su quelli che, per ragioni diverse, mi hanno colpito di più.

Il mio primo “campione” è Renata Polverini. Che dire? Bravi (mi riferisco ai “creativi”), avete fatto un’opera di maquillage politico-comunicativo eccellente: simboli politici quasi inesistenti, il colore rosso sdoganato, gli sfondi bianchi, messaggi semplici con quel “sicuramente” che mette “tanta tranquillità”. Insomma una campagna pubblicitaria “onesta” nella misura in cui i manifesti non esprimono alcuna connotazione politica, la Polverini non è identificabile con nulla: è il perfetto candidato grigio e senza colore di questi tempi grigi e senza colore.

Al secondo posto metterei Emma Bonino con il suo: “Ti puoi fidare”. Sinceramente faccio fatica a credere che questa campagna sia stata pensata da un pubblicitario, cioè da uno che, di mestiere, viene pagato per convincere le persone a comprare-scegliere qualcosa. Voglio dire, la fiducia non è qualcosa che si conquista in cinque secondi, ci vuole tempo, attenzione, cura. Affermare che ti puoi fidare a cosa serve se non a ricordare quel sottile senso di disagio che si ha ogni volta che ci affidiamo a qualcuno che, al massimo abbiamo visto accanto a Capezzone (scherzo! cioè è vero ma non è più così…).

Concludo con l’UDC: fino a qualche giorno fa il messaggio era sartorial-conciliante, oggi sono apparsi i primi manifesti con “Sosteniamo solo i migliori”.

Dirvi cosa ho pensato quando li ho visti non sarebbe onesto, perchè tutte le riflessioni di carattere politico-comunicativo sono arrivate solo dopo un po’.

All’inizio non ho pensato, ho solo avuto paura.

Alessandro

Feb 14

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Angst - Edvard Munch

Joseph Ratzinger sentenzia una volta in più sulla vita - molto probabilmente più sulla nostra che sulla sua… E i media amplificano diligentemente…

Avete dato un’occhiata, spero non troppo sfuggevole, alle parole che scivolano potenti dalla bocca al sapor teutonico del Pontefice?

Bene, iniziamo allora. Iniziamo dall’articolo 32 della Costituzione della Repubblica:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Ratzinger parla di diritto alla vita di “inalienabile diritto alla vita”. Ne parla con evidente preoccupazione per il pericolo di uno Stato fonte di norme etiche. Sembrerebbe l’ennesimo rimescolamento delle carte sul tavolo dei confini politici e ideologici a cui ci si abitua sempre più supinamente. Invece il Santo Padre ci tiene a farsi capire e sebbene possa usare parole come diritto e possa preoccuparsi che lo Stato dia dei princìpi etici da seguire ai propri cittadini, in realtà il diritto a cui si riferisce poco ha a che vedere con quello che anima le costituzioni degli Stati moderni - per questo vi invito a riflettere sulle parole in corsivo poco sopra. Ratzinger si preoccupa non tanto che lo Stato abbia da dire qualcosa sull’etica in sé, quanto del fatto che tale etica non sia quella confacente alla legge naturale morale, a questa specie di riferimento etico universale che dovrebbe infondere di sé ogni buona legislazione con ‘L’ maiuscola, a testimonianza della dipendenza dell’uomo verso il proprio creatore.

Quindi tranquilli, il diritto è quello d’essere schiavi della naturale moralità che il Signore avrebbe dato a tutti noi. E gli strali di sdegno vanno contro quei consessi umani che osano andare in deroga a tale naturale e universale legge morale. Ora, quanto a tale naturalità e universalita inalienabile e in fodo pure ineluttabile c’è da fare una considerazione. Se alla fine per sapere quale sia la differenza fra bene e male è necessario attenersi a una sola legge, in barba a ogni deriva relativista, e tale legge è fra l’altro declinata in senso naturale, con tutta l’inesorabilità che tale aggettivo comporta, dove va a finire il nostro libero arbitrio?

Se davvero c’è un unico verso da cui guardare le cose e infondere loro il giusto valore, la nostra non è più una scelta verso il bene piuttosto che verso il male. Infine non facciamo altro che perpetrare un naturale disegno di moralità. In fondo in fondo siamo naturalmente determinati nella nostra moralità e la differenza fra giusto e sbagliato è definita a priori da qualcosa che va oltre il nostro volere. Non c’è merito nelle parole dei giusti né vergogna per quelle dei malvagi. Non c’è più scelta.

A pensarci bene l’essere naturalmente morali è la conseguenza più, stavo per dire naturale ma è meglio che troviate un sinonimo. Insomma si tratta di un quadro piuttosto coerente. La vita è un diritto da garantire a ogni costo anche quando c’è il ragionevole dubbio che non si tratti più di vita. Perché la vita è un valore assoluto a cui noi non possiamo che credere, ubbidire senza fiatare.

L’essere naturalmente morali è come essere in coma senza poter scegliere del proprio corpo e della propria vita. Qualcosa o qualcuno sceglie al nostro posto e basta, non c’è appello. Se ne devono seguire le universali e naturali conseguenze.

A cosa serve una costituzione allora? A cosa il diritto? Se non a definire il canone a cui tutti ci dobbiamo attenere. Queste vittorie dell’autodeterminazione degli umani vengono in un colpo spazzate via e stravolte, diventano brutali stringhe di codice per i nostri cervelli. Diventiamo macchine naturalmente morali, programmate dalla volontà creatrice del Signore.

Allora va da sé che il riferimento alla persona umana dell’articolo 32 della Costituzione della Repubblica non è più il rifarsi alla difesa della dignità umana, della sua autosufficienza e autodeterminazione. La dignità e la persona diventano caratteristiche vuote e la lagge può anzi deve obbligare a quei trattamenti sanitari che ossequiano il codice sorgente, la stringa assoluta delle nostre funzionalità morali.

Altrimenti? Altrimenti: GAME OVER. La macchina si spegne. E il creatore non ha più giocattoli con cui dilettarsi.

Lyndon

Feb 12

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Sospensione dal tempo calendarizzato:

Nevica, nevica e non ho più fretta di finire il giorno!

Sono lento insieme ai fiocchi, cadiamo piano

dondola e prendi tempo, scivoliamo.

Quando usciremo da qui non sarà più notte nera

ma bianca, leggera

e la luce non smetterà di cadere.

                                                                                       Roma e neve

Lyndon

Feb 11

Dato che difficilmente le reti televisive nostrane lo trasmetterebbero. La cosa più “giovane” che il nostro Ministero della Salute riesce a fare è uno spot per la regia di Ferzan Ozpetek con Valerio Mastrandrea che ci racconta che l’AIDS non è scomparso. E’ forse il caso di dirlo? Grazie al cazzo!

Presto lo spot con Violante Placido testimonial contro la mafia. Lei non ci credeva proprio esistesse una tale organizzazione, poi ha visto il padre Michele/Cattani e si è dovuta ricredere…

Intersettiva (con il patrocinio della sua Intelligenza e basta)

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