Marzo 2010Archivi

Mar 31

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L’Amore vince sull’Odio.

Gli innamorati, vittoriosi, guardano al futuro con rosea aspettativa, famelici. Vogliono tutto ciò che ritengono spetti loro per diritto - non ben precisato -  e lo vogliono per il Paese perché amano l’Italia e da essa sono amati. Pretendono quello che credono sia stato tolto loro da indebiti e ingiusti poteri.

Amano e per questo odiano tutti coloro che non condividono il loro amore. Hanno un’idea d’Italia da realizzare, un’idea con una diversa memoria e una lingua senza più gli orpelli degli accademici.

Cambieranno questo Paese alla vigilia del ricordo di una giovane unità, lo trasformeranno secondo i propri voleri.

E quando tutto ciò che gli innamorati hanno da compiere sarà compiuto, quando sarà come se si fosse giunti all’utlimo giorno di Babbo Natale, senza avere più la certezza di essere buoni o cattivi, allora chi chiamerete?

Quando saremo tutti innamorati, non ci sarà più nessuno da odiare, chi chiamerete?

Se non ci innamoreremo pure noi Intersettivi - e vi assicuro faremo tutto ciò che è in nostro potere e un pizzico oltre - risponderemo noi.

Sarete odiati come noi, certamente. Ma non preoccupatevi: La stagione dell’Amore non dura mai troppo tempo.

Lyndon

Mar 27

Sono sincero, l’ignoranza non mi permette di sapere in quale altro paese del mondo un Primo Ministro collochi tra i bastoni che impediscono alle sue ruote di girare un conduttore televisivo. A dire il vero, non so neanche dove lo stesso conduttore dedichi sistematicamente ogni suo discorso al Primo Ministro.

Sui piatti dell’ipotetica bilancia, tuttavia, il peso delle due figure è nettamente squilibrato a favore della prima, se non altro perché un Presidente del Consiglio dovrebbe guidare la vita di un intero paese, incarico che non è delegato a chi guida trasmissioni in televisione. Certo, questo è un discorso puramente razionale. In Italia, attualmente, il Premier è anche, e soprattutto, un uomo di spettacolo che indossa spesso e volentieri i panni dell’intrattenitore. Quindi è normale che si verifichino casi simili e che vengano usati i classici espedienti della rivalità professionale per mettere a tacere l’antagonista che tenta di rubare la scena.

Ma, dicevo, c’è uno squilibrio. Perché il primattore può servirsi dei comprimari della compagnia, mentre l’odiato avversario, con antipatia e faziosità, raccoglie da solo i frutti delle sue intuizioni e suscita, in bene e in male, curiosità, eccitazione e interesse.

A questo punto deve subentrare il coup de theatre. In genere le condizioni sono due e sono opposte: o te li fai amici quando non puoi sconfiggerli oppure alzi il livello dello scontro. Si sta battendo la seconda strada, vista l’impossibilità di percorrere la prima. D’altronde il solco era stato tracciato. Smarcarsi da ogni responsabilità, passare da aggressori ad aggrediti, far ricadere le colpe sullo sfidante ed annichilirlo con un argomento a cui non si può replicare.  Incredibilmente, l’uomo più amato d’Italia riceve a stretto giro di posta non una, ma due minacce di attentato alla sua vita. E tutto ciò in seguito allo show dell’odio. Sarà un caso?

 Il cerchio si stringe intorno al nemico. Un conduttore televisivo.

S. Patrizio

Mar 26

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A leggere Sara Ficocelli di Repubblica online i robot giornalisti, assemblati dall’ingegno nipponico e statunitense, riusciranno a risolvere il “problema della oggettività dell’informazione”. Al di là, ovviamente, di generare un considerevole rischio di perdere il posto per gli umani - ma si sa, siamo in tempo di crisi e questo è un argomento che perfora i giornali in gran parte degli articoli che vengono prodotti.

Ma torniamo all’oggettività. Il robot giornalista del futuro sarà in grado di scrivere, fare domande ad hoc, scattare fotografie. Il tutto grazie al criterio di “notiziabilità”, nel rispetto dell 5 W e, chi sa, forse anche delle prossime leggi della robotica.

Queste splendide invenzioni, dunque, saranno obiettive ma allo stesso tempo sapranno distinguere cosa sia notiziabile e cosa no. Alla Ficocelli, forse, sarebbe il caso di ricordare che la soluzione del problema dell’oggettività poco si confà al programma che dovrebbe guidare queste nuove macchine. Programma scritto da soggettivissimi uomini, secondo soggettivissime politiche editoriali. Cose assai lontane dall’oggettività.

Forse, però, i robot giornalisti venderanno meglio l’oggettività, la renderanno più verosimile e allora da questo punto di vista avranno risolto tutte le beghe legate alla furba e capziosa abitudine dei giornalisti umani di travisare le parole, di giocare con i fatti e di informare con interesse.

Può darsi che i politici intervistati dai robot giornalisti non potranno più smentire, non potranno più affermare di esser stati interpretati male. Un robot non interpreta, registra, un robot non pensa e quindi non può avere una coscienza politica e quindi non può essere un subdolo giornalista schierato da un certa parte.

Del resto è forse altrettanto probabile che dei robot giornalisti possano garantire ancora più diligentemente l’obbedienza della stampa. Una macchina meglio di un umano macchinizzato e asservito è strumento di gran lunga migliore per poter avere un’informazione di sistema, finalizzata a coccolare il cittadino o a pungolarlo nelle pulsioni che occorre sobillare al momento più opportuno.

Immaginiamoci un sistema d’informazione influenzato da interessi privati, quelli di chi fa pubblicità sui media e non quelli di chi usa i media. Interessi capaci d’investire in macchine parlanti, in giornalisti tuttofare: un comizio, un vernissage, una partita di calcio, un incidente diplomatico.

Macchine per l’informazione: l’evoluzione auspicata del moderno giornalismo.

Allora non ci sarà scampo, nessuna controinformazione, tutto omologato dai robot, dal criterio di notiziabilità, dalla rappresentazione ‘oggettiva’ della realtà. Vedremo il mondo per quello che è, ne conosceremo le minacce, le glorie, le paure, i pettegolezzi e gli scandali per quel che sono. Potremo fidarci senza remore dei futuri robogiornalisti. Alla fine leveremo ‘robo-’ li chiameremo solo giornalisti, dimenticandoci che al Corriere della Sera ci scriveva Buzzati.

Oppure potremmo sperare nella Intelligenza Artificiale e nel lavoro di pochi, recalcitranti scrittori che programmeranno i robot come strumenti di amplificazione della propria intelligenza umana. Costruiranno strumenti intelliggenti a loro volta e capaci, senza criteri di notiziabilità, di raccontare il mondo come gli umani, senza la pretesa di dire la verità ma di farcela comprendere e magari di farci discutere su di essa.

E al Corriere della Sera, in redazione, magari ad annoiarsi un po’ dei fatti di cronaca, ci sarà uno scrittore, umano o robot che sia poco importa.

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Lyndon

Mar 25

Forse tutta quest’igiene di non sperare è un po’ ridicola. Non sperare dalla vita, per non rischiarla; considerarsi morto, per non morire. A un tratto tutto questo mi è sembrato un letargo spaventoso, allarmante; voglio che finisca.

Adolfo Bioy Casares

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Mar 24

Stasera volevo scrivere dell’Isola dei Famosi, della battaglia accorata di Simona Ventura per la libertà di stampa e delle perle assolute di Diaco.

Ero talmente tanto convinto di questa mia decisione che ho chiamato Paolo al telefono, per condividere con lui le mie idee, la mia rabbia e per riderci sopra.

Poi con Paolo abbiamo colto l’occasione per parlare anche di altro (per fortuna): lui mi ha chiesto del mio lavoro, come sta andando, degli ultimi cambiamenti e così ci siamo ritagliati un pò di tempo per noi visto che, come direbbe Diaco, viviamo del nostro lavoro e della nostra fatica e quindi  siamo uomini di cultura popolare, come Davide (cazzo Diaco, è possibile che tu non sia in grado di esprimere pareri fondati su categorie un pizzico più complesse dell’antinomia cultura intellettuale vs cultura popolare?).

Prima di mettermi a scrivere ho fatto un giro su internet, per sbollire un po’, e per mettere a fuoco il nocciolo del mio post.

Dopo qualche minuto però mi sono imbattuto in un post di un blog di ciclismo che parlava di una storia molto bella: bella perché edificante e diversa, lontana dal mare di merda che circonda la nostra isola sempre più deserta.

La storia la trovate qui.

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La Ventura non smetterà di urlare, Diaco avrà sempre il suo piglio da grande opinionista ma, almeno, io vado a dormire più sereno. E spero anche voi.

Alessandro

intersettiva.it