Scusate, scusatemi tanto!
Ai cattolici la confessione viene insegnata e descritta come un atto di rinascita. Vengono chiamate in causa immagini e sensazioni di un vero e proprio lavaggio dalle impurità. Nel confessore il cattolico trova l’abbraccio caldo del perdono divino e cancella il proprio senso di colpa, si monda dai peccati e non ci pensa più.
Oltre alla macchia, anzi insieme ad essa, in realtà la confessione lava via la responsabilità delle scelte compiute. Gli uomini che chiedono il perdono e che ottengono il perdono rinascono come bambini senza peccato ma anche senza responsabilità e coscienza degli errori commessi.
L’oscurità del peccato viene sciolta nell’assoluzione divina e quindi si pretende che perdonare voglia dire dimenticare.
La confessione toglie il peso delle brutte azioni, controlla che tipo di brutte azioni vengono compiute in modo puntuale e dettagliato e, soprattutto, crea coscienze a responsabilità limitata, legandole in un costrittivo vincolo paternalistico, bloccandone la crescita e condannandole a un costante stato da infanti - nel senso di incapaci di parlare quindi di essere adulti.
Al di là di queste caratteristiche di imperio, la confessione è ultimamente tornata di moda anche per il vertice della Chiesa di Roma. Il perdono e le scuse, in questo caso, non vengono però richieste sommessamente e a capo chino in un oscuro confessionale, sotto lo sguardo a un tempo grave e accondiscendente del confessore. In questo caso le scuse sono gridate con orgoglio e protervia in un classico della tattica: attaccare per difendersi.
E sembrerebbe che gli offesi, coloro che sono stati toccati dalle conseguenze dei peccati per cui si procalma il perdono, debbano incassare le scuse e ringraziare il cielo per la magnanimità di un gesto tutt’altro che dovuto.
Gli uomini bruciati, umiliati e trucidati devono accettare le scuse. I bambini distrutti e condannati all’oscurità per sempre devono ritenersi fortunati: la Chiesa si scusa con loro!
Soprattutto, i peccati che prima si volevan nascondere ora sono semplicemente cancellati. Obliati da un tribunale divino in cui il peccatore è confessore di se stesso e assolutore dei propri peccati.
Ancora più pericolosamente questo tipo di scuse cancella le responsabilità delle azioni compiute dalla Chiesa, che rinasce, con un trucco da teatro, candida e monda dai suoi peccati ma che, a differenza del resto degli umili e mortali questuanti di perdono, conserva un uso della parola tutt’altro che infantile, anzi, verrebbe da pensare a una lingua doppia e bifurcuta.
Una lingua a cui però ricorderei:
Lyndon

14:32 - 10-3-2010
Riporto le parole di Padre Lombardi: «i casi accertati in istituzioni riconducibili alla Chiesa sono stati 17, mentre ve ne sono stati altri 510 in altri ambienti […] questi fatti - ha aggiunto il direttore della sala stampa vaticana riferendosi agli abusi sui minori - mobilitano la Chiesa ad elaborare le risposte appropriate e vanno inseriti in un contesto e in una problematica più ampia che riguarda la tutela dei bambini e dei giovani dagli abusi sessuali nella società. Certamente - ha proseguito - gli errori compiuti dalle istituzioni e da responsabili ecclesiali sono particolarmente riprovevoli, data la responsabilità educativa e morale della Chiesa. Ma tutte le persone obiettive e informate sanno che la questione è molto più ampia, e il concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva». Lombardi è intervenuto anche sul caso degli abusi in Germania, sostenendo che la Chiesa ha «affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e decisione» e «concentrare le accuse solo su di essa porta a falsare la prospettiva»
Vorrei capire una cosa, voi vi siete inculati i bambini e noi dobbiamo “inserire il fatto in un contesto più ampio e problematico”?
Ancora più ampio?
Allarghiamo ancora di più il contesto? Distribuiamo ancora di più le responsabilità?
Ma soprattutto, Padre Lombardi, hai il coraggio di chiedere di inserire il fatto in un contesto “più problematico”?