Siccome siamo dei modaioli senza speranza, abbiamo deciso di seguire il trend del momento e di combattere pure noi contro il vizio capitale che sta spopolando tremendamente, cioè l’invidia. Non sappiamo bene verso chi o cosa; non ci interessa il significato, ci preme il significante. Invidia, odio, amore, odio, invidia, odio, amore, invidia, odio. Ripetizioni. Sentimenti. Parole.
La suggestione dei termini svela i suoi effetti devastanti con una facilità che spiazza: ciò che nasce come uno slogan di passaggio finalizzato alla spettacolarizzazione di un avvenimento, si trasforma ora in segno di coesione e riconoscimento ed arriva ad assumere le sembianze della litania, se si è cattolici, o del mantra, se si preferiscono le vie orientaleggianti. Ripetete con me il comandamento: l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio.
Cos’è un comandamento? Un ordine. Eseguire un ordine non sempre equivale a subire una forzatura. Ma sempre e comunque l’ordine impone. Normalmente, l’imposizione suscita una qualche reazione. Hannah Arendt sintetizzò l’incapacità di reagire agli ordini con la felice formula della banalità del male. Gente qualsiasi che fa cose qualsiasi, in ottemperanza a volontà superiori che stabiliscono la condotta. Visione cupa, nerissima. Tingiamola di azzurro.
La banalità del bene. Amore, odio, invidia. Ribadire ancora e ancora la semantica dell’ineffabile, dell’intimo, del profondo fino a svuotarla. Fino a tramutarla nel suo opposto, adoperandola, usandola e abusandone. Fino a mescolare, sovrapporre, confondere ed infine stordire per adattarla alla massa ricevente passiva. Gente qualunque per qualunque cosa calata dall’alto tramite l’evocatività dei suoni.
A suggello, il rito collettivo di appartenenza:
L'amore vince sempre. Sull’odio. E sull’invidia.
Applaudite, sorridete. Bravissimi. Viva la libertà.
S.Patrizio

17:33 - 24-3-2010
Julian Jaynes ne “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza” (titolo dalle tremende assonanze con la nostra scena politica e con quanto tu dici) espone questa affascinante teoria secondo la quale fino all’anno 1000 A.C. più o meno, l’uomo non si è avvalso di una coscenza autonoma nel senso moderno del termine per effettuare le proprie scelte, ma è stato piuttosto guidato da una sorta di coro di voci sotto forma di ordini (i “me” - mi pare di ricordare così a braccio) che venivano attribuite agli dei. Nel passaggio ad un assetto mentale moderno, ruolo primario hanno avuto, come è facile immaginare (il libro è coraggioso e sfacciato nella sua esposizione scientifica e per questo, a mio parere, estremamente valido al di là del giudizio personale sulle conclusioni), la strutturazione della lingua e della scrittura. Mi chiedo se questo a cui assistiamo da tempo, e non necessariamente in maniera consapevole ed organizzata ma più pragmaticamente per una sorta di ciclo vichiano o gaussiana biologica, non sia un ritorno alle origini? La ripetizione glossalalica svuotata del senso, il mantra (dici bene tu) del comando. Si parte da un sentimento basso che accomuna la massa per massificarla e compattarla ancor di più. Gli dei hanno creato gli uomini che hanno creato gli dei che hanno ricreato gli uomini.
17:37 - 24-3-2010
Mah, non è che io abbia poi capito molto bene i soliti discorsi vostri da pipparoli, però più o meno riassumendo me sembra che se possà dì che è un po’ come aggregà la gente sulla fica o sulla squadra del cuore…e allora me sembra un po’ poco pe cambià na nazione che sta male, no?
23:44 - 24-3-2010
Il momento in cui tutti recitano il giuramento non l’avevo visto: posso dire che, prima di tutto il resto, ho provato un terribile imbarazzo?
E poi, la Polverini che era alla sx dell’iperuranico è la stessa Polverini che vedo qui? http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/lazio/2010/03/14/foto/zarate_polverini_in_curva-2653145/1/
23:51 - 24-3-2010
E’ la stessa. Anche qui.
http://www.adnkronos.com/IGN/Mediacenter/Video_News/Calcio-Renata-Polverini-incontra-vertici-As-Roma_6284584.html
10:12 - 25-3-2010
ER LAMIERA ha ragione: serve davvero molto poco aggregare la gente su fica e pallone per curare questo Paese.
Riguardo ai gargarismi pipparoli, che amo particolarmente, il ritorno a una mente senza coscienza è un rischio che corriamo e che ci porta molto probabilmente a una involuzione delle nostre capacità intellettive - almeno da un punto di vista che prenda in considerazione la massa degli umani. Il flusso d’immagini e suoni a cui si è assuefatti sembrano drammaticamente suonare nelle nostre teste come voci esterne e altre. Anche il fenomeno della terza persona - tanto accuratamente odiato ed esamintato da Paolo - fa parte di questo ritorno alle voci divine e dell’annacquarsi inevitabile delle coscienze individuali.
Finché queste nuove - o vecchie - menti ad identità multipla o esplosa in mille rivoli di personalità saranno semplicemente dormienti davanti a uno schermo, magari con le cuffie alle orecchie, il pericolo sarà quello di vivere in una montante marea di sabbie mobili anestetizzanti a cui sarà sempre più difficile sfuggire. Ma se qualcuno di noi, ancora abbastanza sveglio e padrone della prima persona, si mettesse furbescamente in mente di azionare queste menti sì fatte e comandarle come un esercito di sonnambuli? La scelta sarà fra diventare cervelli in esilio, addormentarsi, o morire per rimanere svegli.
Anche questo scenario mi pare potrebbe essere un ricorso vichiano, se non ricordo male.