Mar 24

Stasera volevo scrivere dell’Isola dei Famosi, della battaglia accorata di Simona Ventura per la libertà di stampa e delle perle assolute di Diaco.

Ero talmente tanto convinto di questa mia decisione che ho chiamato Paolo al telefono, per condividere con lui le mie idee, la mia rabbia e per riderci sopra.

Poi con Paolo abbiamo colto l’occasione per parlare anche di altro (per fortuna): lui mi ha chiesto del mio lavoro, come sta andando, degli ultimi cambiamenti e così ci siamo ritagliati un pò di tempo per noi visto che, come direbbe Diaco, viviamo del nostro lavoro e della nostra fatica e quindi  siamo uomini di cultura popolare, come Davide (cazzo Diaco, è possibile che tu non sia in grado di esprimere pareri fondati su categorie un pizzico più complesse dell’antinomia cultura intellettuale vs cultura popolare?).

Prima di mettermi a scrivere ho fatto un giro su internet, per sbollire un po’, e per mettere a fuoco il nocciolo del mio post.

Dopo qualche minuto però mi sono imbattuto in un post di un blog di ciclismo che parlava di una storia molto bella: bella perché edificante e diversa, lontana dal mare di merda che circonda la nostra isola sempre più deserta.

La storia la trovate qui.

bici.jpg

La Ventura non smetterà di urlare, Diaco avrà sempre il suo piglio da grande opinionista ma, almeno, io vado a dormire più sereno. E spero anche voi.

Alessandro

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