Aprile 2010Archivi

Apr 16

Ore 00:41

“L’ultima parola” su Rai Due.

Piccolo processo in diretta.

Testimoni dell’accusa: Maurizio Lupi, Daniela Santanché, Carlo Rossella. Chiamato in causa Vittorio Feltri.

Il pessimo conduttore insinua dubbi e mette in cattiva luce gli imputati, fioccano le recriminazioni, si rinfacciano meriti e responsabilità. Volano asserzioni come “Siete asserviti alla logica padronale del principe” e ”Sei un “fascista”, quest’ultima da un ex missino ad un ciellino.

Ma tu guarda se per dire le cose come stanno a certa gente ci volevano loro due.

S.Patrizio che assiste al fini-mondo.

Apr 14

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Francesco Merlo si stupisce della debolezza e della fragilità che caratterizza la nomenklatura cattolica in questi ultimi tempi. Alle accuse di pedofilia che, come funghi dopo la pioggia spuntano ovunque, la Chiesa di Roma risponde da “cavernicoli”, sprizzando omofobia, danneggiando quindi prima se stessa che gli omosessuali o chiunque altro sia passibile di critica divina.

Collegare causalmente omosessualità e pedofilia sembrerebbe, stando alle parole di Merlo, una caduta di stile dei vertici cattolici, una cantonata comunicativa. Quindi stupisce a Merlo non tanto quel che viene detto da Bertone - “il numero due dello Stato Vaticano” - contro una minoranza, che sia la lobby sionista del New York Times o quella degli invertiti anticlericali preconcetti, quanto il fatto che non ci si aspetterebbero parole del genere da un “illustre cardinale”, il quale “ha infatti un rapporto altissimo con il candore e con l’amore, un’abitudine filosofica con la profondità” poiché “è un uomo di Dio”. Una “bugia” - attenzione, non una menzogna o un ignobile falsità, una “bugia” quasi si trattasse d’un episodio da Libro Cuore - per Merlo se detta da un teologo “è ancora più grave”.

Dunque, per prima cosa mi viene da pensare riguardo  all’abitudine filosofica alla profondità dell’uomo di dio. Prendendola in termini teorici la cosa suona abbastanza ridicola. Merlo pensa che un uomo capace di credere con un salto nel buio e senza alcun dubbio ragionevole in qualcosa - dio - di razionalmente indimostrabile abbia un’abitudine alla profondità, pergiunta filosofica! E’ come esser convinti che un tizio non possa dire bugie poiché crede fermamente che gli alieni lo chiamino regolarmente via spirito informandolo sul tempo, cioè crede fermamente e da idiota in qualcosa di indimostrabile.

La bugia detta da un teologo è più grave della stessa bugia detta da un ateo?

Poveri noi miscredenti disabituati al candore e alle profondità dello spirito…

Prendendola con un taglio storico il “rapporto altissimo con il candore e con l’amore” suona invece ipocrita. Sappiamo bene le atrocità perpetrate in passato e di recente in nome di dio e delle sue chiese - cattolica fra le prime. Dunque come potremmo esser certi che un uomo appartenente alla élite dirgente di un’istituzione con una storia talmente sanguinaria e barbara possa avere un necessario e altissimo rapporto con amore e candore? Nessun ragionevole dubbio a riguardo, Signor Merlo? Pare di no.

Nel commento di Merlo, è  vero, c’è una critica alle dichiarazioni omofobe di Bertone - cosa per altro facile da fare per stessa ammissione di Merlo -  ma tale posizione è inscritta in una struttura che ingiustificatamente guarda alla Chiesa Cattolica come un “uno dei poteri più antichi, sapienti e collaudati” da cui ”ci si aspetterebbe un’intelligenza e una spiritualità più attrezzate.” Merlo non riesce a capire come un uomo di chiesa “non si renda conto di quanto sia oltraggioso imputare di reato l’omosessualità”. La penna di Repubblica non si sogna nemmeno di ribaltare i termini del discorso e pensare che in quanto uomo di chiesa il Signor Bertone non ha alcun problema a dire ciò che ha detto. E tale ribaltamento si giustifica sia teoricamente - poiché da un tizio che crede in qualcosa di indimostrabile aspettarsi onestà intellettuale e chiarezza nel ragionamento è una stupida illusione - sia storicamente - perché la Chiesa Cattolica ha dimostrato ampiamente che difronte alla propria autoconservazione non guarda in faccia a nessuno e tende a consegnare gli oppositori al braccio secolare con barbara consuetudine, figuriamoci se dovesse sentirsi in imbarazzo se qualche invertito contronatura se la prende per certe dichiarazioni.

Sembrerebbe che agli occhi di Merlo la Chiesa Cattolica non sia quel consorzio umano che si è opposto e continua a opporsi strenuamente alla Riforma Protestante e a una revisione in chiave moderna del cristianesimo, che sostiene posizione medioevali in fatto di sanità e calpesta scientemente il corpo degli esseri umani in nome della loro anima su cui pretendono il monopolio, che si batte contro la secolarizzazione e modernizzazione della società quasi fossero un cancro. Se Merlo avesse più chiare le caratteristiche politiche, etiche e teoriche su cui poggia la Chiesa Cattolica - cioè, monarchia assoluta e pensiero dogmatico - forse si stupirebbe di meno.

In conclusione un ultimo appunto: Signor Merlo, come si fa a commentare le parole del Signor Bertone, convinti dell’atrocità del reato di pedofilia - che prima è “uno dei tanti misteri della psiche e della storia dell’umanità” ma poi però ”per noi è perversione, è depravazione, è violenza”: mah! -  dicevo come si fa a scrivere un commento senza semplicemente dare voce allo sdegno per il rozzo e malvagio disprezzo della dignità umana che il Signor Bertone non ha avuto nessuno scrupolo a manifestare e dichiarare pubblicamente? Perché inventarsi giri di parole tentando l’inversosimile e il ridicolo pur di baciare i piedi dell’illustre cardinale?

Se un assassino difendesse il suo omicidio con la stessa impudenza, la stessa tracotanza e rozza superbia che la Chiesa Cattolica usa a proposito dell’affaire pedofilia,  avremmo la stessa ipocrita reazione?

Pubblicare un commento come quello scritto dal Signor Merlo su Reppubblica online vuol dire farsi in parte complici della vile, meschina e ingnobile campagnia fatta di diversivi e disonesti giochi fumosi che la Chiesa Cattolica ha messo in campo per sviare dal punto fondamentale:

Hanno violentato bambini e bambine e hanno coperto i misfatti, finché hanno potuto, per evitare lo scandalo.

Questo non è argomento da Librio Cuore.

Lyndon 

Apr 12

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Questo post, oltre a esser un reportage dal mondo esterno, è un esperimento mentale, una simulazione.

Sabato scorso, insieme ad Alessandro, abbiamo deciso di venir a contatto con l’Adriano-di-sabato-sera. Cioè ci siam detti che per amore di Scorsese e del suo Shutter Island valeva la pena affrontare la ressa di umani romani provenienti dalla upper class capitolina e attirati dal prestigioso cinema come le api dai fiori. Ci siamo detti che in sella alle due ruote avremmo potuto schivare la massa ben vestita e supponente, ci siam detti che dopotutto non sarebbe stato così drammatico.

Le mie due ruote le ho parcheggiate lontano dal cinema, in una viuzza laterale che si immette su Piazza Cavour - scavata al centro da un voragine di lavori in corso. Ho tentato un approccio alla massa informe di pneumatici, lamiere, borbottii motoristici, minigonne, capelli-appena-fatti-dal-parrucchiere, occhiali ricercati, pantaloni anche e tutto ciò che si accompagna, accumulandosi alla rinfusa, alle manifestazioni della ricchezza italiana. Ho tentato ma il risultato è stato un totale respingimento. La strada era quasi impraticabile, tanto il traffico pulsava di caos e corpi e macchine si scioglievano in un gorgo indistinto fuoriuscito dalle porte del cinema. Pareva che non vi fossero più demarcazioni fra pedoni, auto, due ruote, bus: tutto si fondeva in un unica passerella affollata e roboante.

“Mai più all’Adriano di sabato sera” mi dice Alessandro appena lo riconosco nel vortice di facce a cui, lo devo ammettere, credo di aver dato in pasto un’espressione alquanto schifata. Non riesco mica a dissimulare il disgusto di solito.

Entriamo, i biglietti già fatti grazie alla preveggenza di Alessandro, in modo da schivare il più possibile e prendiamo a salire per le scale mobili che ci portano alla sala 6. Poco prima di entrare, da una delle finestre guardiamo giù in strada, che è ancora immersa nella gelatina di cui sopra. Alessandro mi fa notare una minicar blu parcheggiata al centro della strada, quasi volesse entrare direttamente al cinema sulle sue quattro ruote.

Oggi leggo di quest’altra minicar e apprendo anche della fine del nipote di Amintore Fanfani, Jacopo. Cerco allora di capire cosa porta a parcheggiare in mezzo alla strada, cosa ti dice la testa, cosa diavolo stai facendo con quella minicar!?!

Non ci riesco a capirlo, riesco solo a disprezzare, a dare in pasto la mia faccia più schifata e indignata. Non riesco affatto a comprendere, a cercare di mettersi nei panni di questi altrui umani motorizzati. Vedo solo egoismo, incapacità a riconosce anche il pur minimo contesto civile. Per non parlare dell’assenza totale di coscienza/conoscienza delle regole che dovrebbero impedire la creazione spontanea di ammassi globulari di membra umane accoppiate alle proprie macchine in coaotico e imperituro giro - se state pensando a Dante fate bene, non fosse per altro che per aver un po’ di sollievo estetico!

Quindi ho pensato: faccio un esperimento mentale, mi metto nella testa di chi frequenta l’Adriano-di-sabato-sera.

Accendo il motore, forse truccato o forse no, della mia minicar, esco dal box, esco dal comprensorio signorile, entro in strada: è mia, penso, come il comprensorio e il box e la cameretta e tutto ciò che possiedo. Ma c’è una differenza: la strada la posso calpestare, me ne posso fregare. Così entro in strada. Obiettivo: il comprensorio signorile di lei. Speranza: che si metta quella gonna che le fa due chiappe da stupro. Oppure quella maglietta trasparente. Se poi si mette il rossetto si sabato scorso ci provo stavolta a farmelo ciucciare.

Ora in macchina siamo insieme, la strada la calpesto ancora di più. A lei devo far vedere che la possiedo. Ha la minigonna, la maglietta trasparente ma non lo stesso rossetto, fa differenza? Ma che, io ci provo lo stesso!

Cazzo che palle il parcheggio, sto in ritardo e il film inizia tra poco. La schiaffo qui, che mi frega.

Guarda come esce dalla macchina!

Ora in sala siamo insieme e le ho già messo le mani addosso. La possiedo.

Esco, la macchina è ancora là eppure se l’avessero portata via mi prendevo un taxi. Obiettivo: farmelo ciucciare.

Lei mi fa: “Amore, hai visto quello all’entrata che t’ha guardato come fossi un criminale?”

Le rispondo: “No. Andiamo da me?”

Torno nel comprensorio signorile, nel box . Salgo in camera e me la faccio.

Domani ho la processione per quella deficiente che s’è schiantata. Era compagna di scuola di lei, ci devo andare altrimenti addio pompini e tutto il resto.

Mi sa che me la cambio la car. Il blu mi ha stancato.

 

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Lyndon

Apr 11

Si muovono le legioni del Cristo attorno al Soglio Pontificio. E contro il nemico si lanciano strali e moniti dal vecchio sapore di sempre.

Dalle parti capitoline, che prima di tutto son papaline, si è sviluppato il senso dell’ironico ridere contro il vomito che esce dalle fogne a cielo aperto.

Come si dice: ridemo pe’ nun piagne de noi stessi!

Lyndon

intersettiva.it