Mag 12

Come ci regoliamo riguardo a questa escalation di aggressività che sembra aver colpito ultimamente le nostre forze dell’ordine? Ovvio che è possibile applicare la consueta tara al giornalismo voyeuristico di casa nostra che si “accalca” intorno a fenomeni sempre esistiti (e da alcuni sempre denunciati) come se, d’un tratto, fossero diventati l’unica realtà che segnala in maniera incontrovertibile il tracollo della credibilità delle nostre istituzioni presso i comuni cittadini, ovvero tutti noi. Ovvio che è possibile pure ricondurre il fenomeno dei “pestaggi preventivi” (e non nuoce ricordare che alcuni di essi hanno portato alla morte - si, alla morte, pensiamoci - di chi, per ciò che sembrerebbe unicamente una tragica eventualità del destino, vi sia incappato) ad una brutalità insita e coltivata con cura tra le fila di quelli che ci dovrebbero invece difendere. Fila che in momenti di crisi culturale, sociale ed economica come questi non fanno che infoltirsi di uomini e donne (perché la parità deve esistere anche in questo) che altrimenti difficilmente troverebbero una diversa collocazione professionale, umana ed esistenziale all’interno di una società civile. I vecchi adagi del “un posto in polizia non si nega mai a nessuno” e de “la disoccupazione ti ha dato un bel mestiere…” vedrebbero allora confermate le loro aspettative e sebbene, lo riconosciamo, questa visione sia quantomeno etichettabile come classista, se queste fossero le sole alternative di spiegazioni plausibili, è tra i sostenitori dell’ultima esposta che vorremmo essere annoverati.  

Chi di noi non si è sentito almeno a disagio culturalmente, se non con un vago sentore di minaccia, e pur non avendo nulla da nascondere o di cui essere incolpato, di fronte al più banale dei controlli automobilistici effettuato da una volante di polizia o dei carabinieri? Come se improvvisamente tra le maglie già ampiamente fallate delle nostre istituzioni giudiziarie e civili, e solo in quell’occasione tra l’altro (ed ovviamente non per tutti allo stesso modo), venisse meno il principio dell’“innocente fino a prova contraria” che invece, guarda caso, sembra molto caro tra tutti gli esponenti degli ambienti che di quelle stesse forze dell’ordine sono i “gestori” ed i “garanti”.

Ed è proprio qui infatti che forse dobbiamo ricercare la spiegazione più completa a ciò che solo per leggerezza o peggio può essere scambiata per una violenza inspiegabile perpetrata da un singolo o da pochi isolati. Una classe dirigente, in questo bipartisan, di arroganti che “non si dimettono” di fronte alle loro conclamate colpe, di ignoranti quanto il codazzo di dipendenti e sudditi che controllano, di impunibili o mai realmente puniti a discapito di ogni uguaglianza o decenza, perché non dovrebbe avvalersi di una forza di controllo ricalcata a sua immagine e somiglianza? Se a Roma è possibile ormai ovunque e senza alcun problema attaccare manifesti inneggianti al fascismo (che, come al solito ricordiamolo, oltre che deprecabile ed idiota è anche anticostituzionale), se a Trieste il questore può diramare una circolare che inviti a controllare più attentamente le persone con tatuaggi perché più plausibilmente coinvolte nell’utilizzo di sostanze stupefacenti (trascurando il macroscopico particolare che la quasi totalità della popolazione italiana sotto i trent’anni sfoggia tatuaggi), se ci sono voluti più di sei mesi per delle timide constatazioni di responsabilità per la morte inspiegabile di un giovane, cosa ci dovrebbe far sperare che questa prassi non diventi parte della routine fatiscente della nostra società? Ma vogliamo cercare, almeno per una volta, di essere più espliciti. Il tempo dei rispettabili di giorno e picchiatori di notte non è affatto finito solo per l’attenta dissimulazione del fenomeno e per il fatto che quelli che una volta sembravano pochi nostalgici sono ora pienamente inseriti ed in maggioranza nel corpus istituzionale. Noi siamo il paese dove un Ministro della Difesa ha personalmente e minacciosamente scortato fuori un giornalista che in una conferenza stampa non si omologava al ruolo addomesticato del nostro giornalismo, e non penserete mica che se Gianni Alemanno si fosse per caso trovato a passare di lì non avrebbe volentieri rifilato un calcio sulla  schiena di Stefano Cucchi a terra?

Ovvero, per essere chiari fino in fondo, se sei già un coglione e per giunta violento, cosa dovrebbe trattenerti dall’esserlo anche nel tuo lavoro, a pagamento e con la consapevolezza di essere protetto e legittimato, se il tuo capo è altrettanto violento e coglione?

Tornando indietro ai tempi della campagna per l’elezione a Sindaco di Roma tra Rutelli e Fini ci ricordiamo di un manifesto (che con nostro sommo scorno non riusciamo a ritrovare qui nella Rete) di una formazione politica ma non partitica che, sullo sfondo di un palazzo crollato risalente ai tempi della seconda guerra mondiale, recitava così: “L’ultimo fascista che ha governato Roma l’ha lasciata così. La nuova destra è come quella vecchia”. Il tempo è passato, Rutelli ce l’ha messa tutta per non farci tenere in somma considerazione questo saggio consiglio, Fini ha fatto altrettanto (e credo meglio del primo, e forse pure più sinceramente, qualunque cosa ciò voglia realmente dire in politica) allo stesso scopo. Ma a noi piacerebbe che continuassimo a tenere quel messaggio, desunto da un’evidenza storica, ben chiaro in mente.

Paolo & Rocco S. Steyvesant

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5 commenti sino ad ora

  1. 1 intersettiva.it
    09:28 - 12-5-2010
  2. 2 Andrew Longfellow
    15:57 - 12-5-2010

    Le acrobazie di Fini, la sua serie infinita di dichiarazioni e di gesti simbolici per sdoganare la destra italiana, per appaiarla a quella europea, insomma per defascistizzarla - non è un granché come parola ma forse la sua cacofonia aiuta il senso - non riescono ad evitare di avere sulla testa un’affilata e mortifera spada di Damocle.
    Probabilmente l’uomo crede in ciò che dice, anzi ne sono sicuro, perché se così non fosse come potrebbe dire ciò che dice in un contesto politico come quello dell’attuale destra italiana senza guardarsi allo specchio e scoppiare a ridere?
    Bisogna credere ciecamente in una missione come quella che sembra aver piena attenzione nella mente politica di Fini, altrimenti, senza una tale fede, non si potrebbe ignorare la sostanziale identità fra il fascismo d’un tempo e quello di ora.
    La situazione sembra preoccupante anche per una considerazione generazionale. Per quanto questo Paese sia allergico al dare spazio alle generazioni più giovani, per quanto Fini, in tale prospettiva, possa sembrare giovane, il problema riguardante l’identità antidemocratica della destra italiana - comprendendo anche la Lega ovviamente insieme a Pdl e il resto dei satelliti destrorsi - è che determinati “valori” di un tempo vengano ricopiati senza cambiamento alcuno nelle nuove menti politiche di oggi.
    Allora in un quadro del genere, pur lasciando al Presidente della Camera la buona fede e riconoscendogli la più totale fedeltà alle sue liberali e democratiche e moderne posizioni, risulta assai difficile pensare che la destra italiana sia realmente pronta a dirsi cambiata.
    Se, infatti, potessimo avere un candidato premier di 43 anni - l’età del neoeletto premier britannico Cameron - avremmo molto probabilmente a che fare con un vero e proprio repubblichino!

  3. 3 Paolo
    09:39 - 13-5-2010

    Ecco qui cosa intendevamo per classe dirigente bipartisan dal punto di vista della violenza e dell’arroganza … che pensare al fascismo associandolo ad Alleanza Nazionale ed i suoi rivoli è, purtroppo, nel panorama politico italiano piuttosto incompleto…
    http://www.youtube.com/watch?v=Uh2gvmQGrGI

  4. 4 Saiola
    15:05 - 13-5-2010

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/05/13/news/gugliotta_libero-4034186/

    Ma siamo sicuri che la strada giusta sia smorzare i toni? accettare le scuse? precisare che tra le forze dell’ordine ci sono tante persone oneste?
    Oppure è necessario, ribadire, ora, che questo stato uccide.
    E ancora quanto le affermazioni di Gugliotta sono frutto della paura, di un terrore profondo, direi ormai strutturale che somiglia sempre di più al rispetto che si porta in Sicilia agli uomini d’onore?

    E’ vero che con i se e i ma non si va da nessuna parte ma, se Cucchi non fosse morto in quel modo, cosa sarebbe successo?

  1. Happy birthday to you! | intersettiva.it

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