Mag 31

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Un premio nobel per la pace armato fino ai denti con coltelli e spranghe di ferro ha attentato alla sicurezza di Israele.

Israele, guidato forse da un novello cespuglio ardente, ha risposto alla minaccia. Ha risposto uccidendo.

Reazioni di sconcerto fra gli Occidentali, a volte persino di moderata indignazione.

Israele sembra tener duro e non accorgersi, non dico del terribile e disumano crimine commesso, cosa che non ci si può aspettare da una nazione che rinchiude in un recinto a morire degli esseri umani, mi riferisco alla stolta e incomprensibile incoscienza delle conseguenze politiche e diplomatiche di quanto accaduto.

Preoccupante è anche il vigliacco lassismo dell’Occidente che guarda, più o meno da vicino, un inesorabile processo d’imbarbarimento globale e non è in grado di reagire se non dando corpo ai propri peggiori fantasmi, rispondendo ai barbari in barbaro e cedendo lentamente e senza speranza la propria lingua all’oblio.

I morti in mare per mano di Israele producono o l’interessata e vile politica dell’impunità o l’odio antisemita. Non sembra esserci spazio per una sanzione civile del crimine commesso. Ci si sta già dividendo fra quelli che reputano l’accaduto come un legittimo gesto di autodifesa e quelli che con occhi iniettati di sangue gridano alla distruzione di Israele.

Gli stessi Israeliani non vedono cosa c’è in mezzo a tali estremi e, in una logica che sembra suicida, si dividono anch’essi in questo binomio folle e barbaro, si scavano una trincea sempre più profonda attorno e si trasformano in qualcosa di orribile, si trasformano in odio a senso unico, cieco e senza freni.

L’odio che vede mostri marini a largo delle coste inisidiare la sicurezza nazionale.

Lyndon

1 commento sino ad ora

  1. 1 Paul Gregoire
    11:48 - 4-6-2010

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