Giugno 2010Archivi

Giu 22

oil.jpg 

Ceci n’est pas un rêve. This is an oil cloud!

palestinian-girl-jerusalem-may-2010.jpg 

Lei non è completamente reale è una speranza

 Lyndon

Giu 14

borges.jpg 

The unending rose

A los quinientos años de la Hégira
Persia miró desde sus alminares
la invasión de las lanzas del desierto
y Attar de Nishapur miró una rosa
y le dijo con tácita palabra
como el que piensa, no como el que reza:
Tu vaga esfera está en mi mano. El tiempo
nos encorva a los dos y nos ignora
en esta tarde de un jardín perdido.
Tu leve peso es húmedo en el aire.
La incesante pleamar de tu fragancia
sube a mi vieja cara que declina
pero te sé más lejos que aquel niño
que te entrevió en las láminas de un sueño
o aquí en este jardín, una mañana.
La blancura del sol puede ser tuya
o el oro de la luna o la bermeja
firmeza de la espada en la victoria.
Soy ciego y nada sé, pero preveo
que son más los caminos. Cada cosa
es infinitas cosas. Eres música,
firmamentos, palacios, ríos, ángeles,
rosa profunda, ilimitada, íntima,
que el Señor mostrará a mis ojos muertos.

J. L. Borges

Perché ogni uomo è in una vita tutti gli uomini nel tempo come ogni libro è in una volta tutti i libri nella biblioteca.

Intersettiva La Memoriosa

Giu 10

royal_tyrrell_museum_cenozoic_megafauna_gophothere_detail.jpg 

I rutti avrebbero salvato il mondo. Noi in preda al più naturale degli istinti: la fame, avremmo influito sul corso degli eventi del nostro pianeta ospitante.

Sembrerebbe quindi che proprio seguendo l'istinto naturale del predatore abbiamo finito per vestire i panni degli inquinatori, dei sovvertitori dell'ordine naturale del pianeta sin dalla preistoria.

Le lance e la caccia alla megafauna hanno avuto lo stesso ruolo del disatro della BP, dell'effetto serra. Anche se ai tempi invece di favorirlo lo ritardammo, allungando il freddo.

Ora, al di là dei dubbi che legittimamente si possono nutrire sull'effetto climatico dei rutti di mammut, la lettura di questo curioso studio mi fa venire alla mente i pensieri dell'agente Smith a proposito della classificazione biologica degli umani. Ricordate? Gli umani non sono mammiferi, per il loro rapporto con l'ambiente dovrebbero piuttosto appartenere ai virus.

E le orde di cacciatori preistorici, affamati di carne di mammut o di qualche altra megamacelleria ambulante come se ne trovavano soltanto una volta, in effetti si sono comportati come dei virus. Lo hanno fatto però con una inseroabile e naturale incoscienza, proprio come i virus. Non hanno scelto di proposito: "Bene Signori, siamo qui oggi riuniti per decretare la fine dei rutti di mammut e l'inizio dell'Antropocene"

Le orde di cacciatori cacciavano per sopravvivere e sopravvivendo hanno probabilmente contribuito a mutare il clima terrestre.

Noi, loro eredi contemporanei, siamo virus allo stesso modo? Cioè, stendiamo oleodotti su fondali oceanici e inquiniamo l'atmosfera per sopravvivere?

Soprattutto facciamo quel che facciamo per inconsapevole fame o per miope scelta di mercato?

L'agente Smith colpisce lo spettatore con la sua digressione biologica. Ma dimentica che gli uomini di oggi - quelli che per lui costituiscono i raccolti di Matrix - hanno la consapevolezza di quanto fanno - almeno per quanto riguardo coloro che creano i modi di produzione e sostentamento del consorzio umano mondiale - e agiscono nel modo più lontano possibile dalla cieca necessità naturale.

Se fossimo dei virus, dunque, non avremmo alcuna colpa, non faremmo altro che essere noi stessi. Come fecero i cacciatori di rutti.

Gli umani di oggi, al contrario, scelgono coscientemente di modificare il proprio ambiente fino ad esaurimento scorte, infischiandosene di qualsiasi ricerca di armonizzazione con l'ambiente.

Noi siamo coscientemente virali, fabbri della nostra realtà.

E come il più grande dei fabbri rischiamo di trasformare noi stessi insieme al pianeta che ci ospita, ché se si fa inferno la Terra noi finiamo per farci diavoli.

terminator.jpg

Lyndon

Giu 08

img_0386.jpg

Le città sono organismi complessi, articolati, che cambiano pelle in continuazione, spostando i propri limiti ogni giorno che passa.
Anche Roma, ogni giorno diventa un’altra.

E forse più di altre modifica i propri confini sotto la spinta incoerente e perversa della speculazione edilizia e di una “necessità” abitativa sempre più forte.

Io vivo a Roma, o meglio, vivo sul suo confine, lì dove i palazzinari hanno deciso che fosse l’ultimo limite prima della campagna, quella “terra di nessuno” che separa la metropoli da altri centri abitati, sparsi come pezzi di coccio tra l’”agro romano” e il mare.

Io vivo a Massimina.

Le terre di confine, spesso, sono “brutte” perché “irrazionali”, sgarrupate ed abbandonate. Massimina rientra in questa definizione anche se ha qualche particolarità.
Se da un lato è vero che per buona parte è composta da abitazioni abusive, cresciute senza alcuna logica se non quella del “famose casa”, un’altra parte di questa frazione di Roma è fatta da abitazioni di grande lusso, super ville di ricchi che si ghettizzano in condomini esclusivi.

Per qualche strana ed incomprensibile ragione nel giro di pochi metri convivono un quartiere industriale e proletario e una enclave borghese chiusa in sé stessa.

Naturalmente, come tutte le zone “popolari” e di confine, oggi la popolazione di questa periferia di Roma è multietnica: ci sono molti Rumeni, Moldavi e Polacchi, qualche magrebino, pochi africani ed una nutrita comunità Rom.

E come ogni meltin pot mal riuscito ci sono tanti problemi di integrazione e tensioni tra i propri abitanti.

Questo fine settimana c’è stata la festa di Massimina.

Credo che la parrocchia sia la promotrice e l’anima di questo evento.

La festa di Massimina, come ogni festa di paese che si rispetti aveva le proprie bancarelle, la processione, i fuochi d’artificio finali e le giostre.

Si le giostre, quelle con i “calci in culo”, il pungiball, il pungiball per i calciatori con la palla da calcio e altri giochi per i più piccoli.
Io non ho resistito al richiamo della festa e domenica sera sono andato a farmi un giro alle giostre.

img_0341.jpg

C’era un sacco di gente: molti bambini con il loro genitori, i nonni ma soprattutto tanti “pischelli” - come si direbbe a Roma -,  con le loro facce allegre e al tempo stesso truci.

Tutti erano rigorosamente tirati a lucido, tutti avevano voglia di mostrarsi, prendendo a pugni una palla di cuoio o andando sempre più in alto seduti dentro a seggiolini traballanti.

img_0429.jpg

Era come se da quelle case ammassate e compresse dall’abusivismo, dalle roulotte dei nomadi, dai palazzi di nuova costruzione, fossero usciti tutti per andare a “giocare”, a viversi un assaggio di estate.

img_0452.jpg

E mentre giravo tra quelle giostre mi accorgevo che c’era un energia profonda, una vitalità compressa che aveva bisogno di sfogarsi in qualche modo.

Sono rimasto un’oretta scattando qualche foto, gustandomi qualche siparietto e provando anch’io a dare qualche pugno al pugiball (ma con risultati miserevoli… e questo la dice lunga).

Poi, quando son partiti i primi botti dei fuochi d’artificio, me ne son tornato a casa, con la consapevolezza che io non vivo a Massimina.
Ci abito.

img_0358.jpg

img_0462.jpg

Alessandro

intersettiva.it