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	<title>Commenti a: Pal, we need The A-Team</title>
	<link>http://intersettiva.it/2010/06/08/pal-we-need-the-a-team/</link>
	<description>Legno, lava, lavagna, livore e Lavoisier. E non dite di non sapere il perché. Voltandosi ha intravisto il motivo. "Odore di specchio" pensò... ________________________________________________________ Il tuo semi-quotidiano di Alta Dietrologia Applicata</description>
	<pubDate>Sat, 19 May 2012 19:02:41 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Lyndon</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/06/08/pal-we-need-the-a-team/#comment-670</link>
		<dc:creator>Lyndon</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 12:42:12 +0000</pubDate>
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		<description>L'editoriale di Ezio Mauro - http://www.repubblica.it/politica/2010/06/09/news/mauro_intercettazioni-4682757/ - che non ammette compormessi su questioni di principio, che invita il PdL a non "fregiarsi" del nome che ha, avendo paura di informazione e legalità, mi fa pensare ancora di più: perché soltanto adesso - ora che guarda il caso si rischiano bei soldi - ci si alza a difesa del diritto di informazione del cittadino? Perché soltanto adesso si usano parole forti, si grida al fuoco?
Forse gli occhi di Mauro non hanno visto l'incendio scoppiare tempo fa attorno alla nostra democrazia? Forse non ne ha capito le dinamiche, le dimensioni e, soprattutto, dove le fiamme ci avrebbero portato?
Forse ha scelto una posizione ibrida, una posizione di protesta edulcorata, cablata solo sulle frequenze che potrebbero dare fastidio al proprio giornale e al gruppo editoriale da cui è pagato.
Se davvero al direttore di Repubblica fosse importato qualcosa della libertà dei cittadini italiani, non avrebbe dovuto fare in modo che il suo giornale desse il massimo per non far sprofondare il Paese nel disprezzo della cultura e del libero pensiero, in quell'abisso in cui ci aspetta a braccia aperte la legge-bavaglio?
Il PdL fa bene a mantenere il nome che ha, perché, prima di darselo, senza troppe resistenze ha fatto in modo che la gran massa degli italiani non avesse più alcuna voglia di cercarsi da sé cosa significhi libertà. E chi ha lasciato che ciò accadesse ha le proprie responsabilità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;editoriale di Ezio Mauro - <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/06/09/news/mauro_intercettazioni-4682757/" rel="nofollow" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.repubblica.it');">http://www.repubblica.it/politica/2010/06/09/news/mauro_intercettazioni-4682757/</a> - che non ammette compormessi su questioni di principio, che invita il PdL a non &#8220;fregiarsi&#8221; del nome che ha, avendo paura di informazione e legalità, mi fa pensare ancora di più: perché soltanto adesso - ora che guarda il caso si rischiano bei soldi - ci si alza a difesa del diritto di informazione del cittadino? Perché soltanto adesso si usano parole forti, si grida al fuoco?<br />
Forse gli occhi di Mauro non hanno visto l&#8217;incendio scoppiare tempo fa attorno alla nostra democrazia? Forse non ne ha capito le dinamiche, le dimensioni e, soprattutto, dove le fiamme ci avrebbero portato?<br />
Forse ha scelto una posizione ibrida, una posizione di protesta edulcorata, cablata solo sulle frequenze che potrebbero dare fastidio al proprio giornale e al gruppo editoriale da cui è pagato.<br />
Se davvero al direttore di Repubblica fosse importato qualcosa della libertà dei cittadini italiani, non avrebbe dovuto fare in modo che il suo giornale desse il massimo per non far sprofondare il Paese nel disprezzo della cultura e del libero pensiero, in quell&#8217;abisso in cui ci aspetta a braccia aperte la legge-bavaglio?<br />
Il PdL fa bene a mantenere il nome che ha, perché, prima di darselo, senza troppe resistenze ha fatto in modo che la gran massa degli italiani non avesse più alcuna voglia di cercarsi da sé cosa significhi libertà. E chi ha lasciato che ciò accadesse ha le proprie responsabilità.</p>
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