Luglio 2010Archivi

Lug 29

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Questo post nasce sulle ceneri di un altro post. Una bozza contenente una pletora di idee e pensieri più o meno tutti orbitanti attorno al concetto di “quanto il mensile Wired (o almeno la sua edizione italiana) sia una rivista insulsa, di infimo valore informativo e in perfetta linea con i più gloriosi precetti della spocchia culturale dell’area progressista di casa nostra”. La bozza ha giaciuto lì per diversi mesi, inerme e paziente, prendendo più volte nella mia mente la forma di una spietata invettiva condita di tutta la retorica e la proterva e meschina ironia di cui sono capace. Ma nel frattempo anche io, sprovvisto degli indispensabili gadget hi-tec nonché della facondia contaminata di neologismi desunti dalla gloriosa Arte della Navigazione in Rete, né tantomeno munito di eloquio possibilmente scevro di accento (che volgarità!) di cui il lettore medio della pubblicazione in oggetto non può certo fare a meno, ho avuto una vita. Piuttosto movimentata direi, tra l’altro. E insomma, il destino ha voluto che io me ne fottessi bellamente. Questo per dire, che a voler proprio spaccare il capello (o altro, “come vi piace”), Wired avrebbe anche potuto farmi ricredere. Ammesso e non concesso che qualcuno della sua folcloristica redazione avesse interesse nella cosa. Così però non è stato. E io ora mi sento pronto a riprendere lì dove ho lasciato. Magari nel frattempo lo scenario è un po’ cambiato, nuovi gli elementi di valutazione, rinnovati ma pur sempre all’insegna della gratuita denigrazione i miei pensieri, mettiamoci in fondo anche l’attraversamento di una delle mie cicliche assenze di interesse, volontà e fiducia nella sfera comunicativa. Di una cosa non dovete preoccuparvi. Sarò saccente, ampolloso, violento e naturalmente aporetico come si conviene. Proverò in rari momenti ad essere anche onesto. Non ci saranno link, interni, ad argomenti già ampiamente dibattuti qui su Intersettiva, né tantomeno esterni, alle fonti delle tematiche trattate di seguito. Perché ho deciso così e perché “vedi un po’ se in un panorama mediatico così parziale e pressappochista come il nostro, non posso permettermi io da questo umile blog di dire cose che penso senza doverne verificare veridicità e correttezza”. Un ultimo avvertimento. Non credo parlerò di Wired.

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Iniziamo dalle banalità. La questione morale. Quella divertente del centro destra, che la vive un po’ come un gadget di credibilità indispensabile (ma dove vai al giorno d’oggi senza un pizzico di questione morale?). E quella atavica del centro sinistra. Che da “questione” diventa presunto “primato” morale, come se stessimo parlando di un traguardo raggiunto e non più perdibile. Comunque sia, a seguire, una serie di domande che possono, ritengo, legittimamente affiorare tra i nostri pensieri: primato raggiunto da chi esattamente? Con che tempo e in che anno? Oppure raggiunto dalla storia collettiva che tutti ci avvolge? E di conseguenza, quali sono le prove e le sfide che si debbono esattamente affrontare e superare per l’investitura? Chi sono quelli che invece hanno fallito ad un soffio dall’agognato obiettivo? Esistono delle medaglie che lo certifichino inconfutabilmente? Perché ci si dovrebbe sentire eredi di un portatore sano di moralità piuttosto che di un altro? Il primato morale è come un virus che si contrae una volta versata la prima quota di iscrizione al partito? E’ necessario un richiamo dopo cinque anni come per un vaccino o si sviluppa una sorta di immunità biologica alla disonestà? Questioni spinose che mi attanagliano.

Non sono in grado di affrontare l’argomento dal punto di vista politico e partitico ma solo da quello personale e civile.

Allora, e intanto, vi racconto una storia. Io ho due amici, che tra l’altro conoscete piuttosto bene anche voi. Rocco Stark Steyvesant e Carolina Scintilla. I due vivono insieme già da un po’. Galeotta fu la nostra redazione. Forse non era questa la sede giusta per rendere pubblica la cosa, e questa non è la rubrica del “Gossip ma per dotti” che noi tutti amiamo, ma la rivelazione ci serve esclusivamente come dato di partenza. Avrei potuto tranquillamente inventare due incolori Signor e Signora Rossi (sono arrugginito, ma me la cavo ancora bene con l’ossimoro) ma poi ho pensato che in fondo, in barba alle iniziali dichiarazioni e al contrario del giornalista medio italiano, io sono davvero onesto intellettualmente e parlo solo di ciò che realmente conosco. Vi vedo, sapete. Ora non ve ne sta fregando niente di quello che dico e siete solo invischiati a fantasticare su quali e quante effusioni si scambiano i due piccioncini. Ma, per favore, andiamo avanti e niente commenti.

Quando Rocco e Carolina si sono conosciuti e hanno deciso di andare a vivere insieme nella bicocca da scapolo di Rocco, dopo qualche mese i due si sono trovati di fronte ad un dilemma, burocratico per un verso, morale dall’altro. Non sto parlando della riorganizzazione degli ammennicoli della garconnière di Rocco. Il punto in questione è che anche la nostra Carolina possedeva una sua piccola e tenera residenza in cui si era, poco prima di conoscere il bell’imbusto,  trasferita e che aveva comprato con grande sacrificio. In ogni caso, e consapevolmente da parte loro, un dilemma da privilegiati in questa buia epoca. La scelta dell’affitto della casa di Carolina sembrò ad entrambi sensata. Ben conoscendo il famelico e moralmente oltraggioso mercato degli affitti della città di Roma dove vivono, i due hanno scelto innanzitutto di fissare una somma che sembrasse sostenibile, umana e non vessatoria ai possibili affittuari. Dopo alterne vicende sono riusciti a trovare una simpatica famigliola con la quale hanno instaurato un rapporto di amicizia e confidenza, tanto che in occasione di alcune difficoltà economiche del capofamiglia, unica fonte di reddito del piccolo nucleo, i nostri colleghi si sono detti disponibili ad abbassare almeno temporaneamente la cifra pattuita inizialmente. La soluzione sembrava la più logica. Così le parti hanno convenuto di fare e il nuovo accordo è tutt’ora in utilizzo.

Ma subito dopo aver trovato gli inquilini per la casa di Carolina, un altro scoglio si è presentato alle menti creative ed indefesse dei due. Un affitto è pur sempre un introito, ed un introito deve essere dichiarato e legale a livello fiscale. Ovvero, occorre pagare delle tasse. Ancora una volta i due, pur immaginando i possibili esiti di questa loro intuizione, non si sono persi d’animo. Attraverso il folle ingranaggio burocratico hanno prima dichiarato regolarmente il contratto d’affitto, pagandone le relative tasse, e addirittura certificando l’idoneità alloggiativa dei locali che stavano per essere abitati da nuove persone. Poco importa ai nostri se nel farlo sono stati guardati come alieni dagli stessi dipendenti preposti all’uopo di una circoscrizione della loro città, guarda caso una di quelle dove la sinistra radicale (magari lo fosse davvero!) che la gestisce espone, come consuetudine, i suoi mille buoni propositi ed i conseguenti mille e uno lori inadempimenti. Poi i due hanno atteso.

Atteso ciò che sapevano. Ovvero che il reddito dichiarato con l’affitto si sarebbe sommato a quello che Carolina percepisce annualmente grazie all’aureo stipendio Intersettivo (speriamo che questo non provochi un’ondata di Curriculum in redazione, tra l’altro la cosa vale solo per gli stipendi delle giornaliste, mentre noi maschietti siamo sfruttati e sottopagati vigendo nell’universo Intersettivo un regime di matriarcato e segregazione sessuale ai danni dell’uomo…). Risultato un consistente aumento per la nostra Carolina delle tasse annuali in seguito alla dichiarazione dei redditi. Tasse per questo Stato che sembra al momento ben lungi dal restituirgliele sotto forma di servizi.

Ma i nostri amici preferiscono così. A loro piace dormire tranquilli e beati nel lettone modello Imperial a forma di cuore e foderato di velluto rosso.

Ma Rocco e Carolina non sono però certo dei santi. E spesso, come tutti, cercano solo di salvarsi dal mondo che li circonda. Sperano solo di accorgersi sempre in tempo di quando la loro naturale propensione alla difesa stia diventando lesiva nei confronti di qualcun altro o peggio, perché meno manifesto, dell’intera collettività. Loro almeno ci provano.

Tutto questo per dire (che non so mai quanto i miei esempi siano comprensibili per chi non conosce tutti noi e questo in fondo, con scarso rammarico da parte mia e, suppongo, anche da parte dei miei fantomatici lettori) che la moralità, la correttezza intellettuale e civile, la vera e propria educazione, sono in realtà, dopo milioni di anni di evoluzione biologica e pochi spiccioli di tempo di evoluzione culturale, delle eteree chimere, dei punti fermi davvero scivolosi. Noi non siamo fatti per essere davvero onesti fino in fondo. Noi siamo fatti per trarre il massimo giovamento, se possiamo con il minimo sforzo, ma soprattutto senza ricevere danno. La battaglia per la moralità collettiva inizia con la battaglia costante e sanguinosa con la moralità individuale. Essere spietati è l’unico antidoto. Intransigenti con se stessi prima che con gli altri. Se possibile non dovremmo nemmeno passare avanti in un una fila all’ingresso di un concerto solo perché ci aspetta un nostro amico che - telefonino alla mano - “Oiiii, mi vedi, si, sto arrivando, eh, ho fatto tardi, c’era un traffico! Scusate permesso, no, si , guarda no, il biglietto ce l’ho già, si, sto solo raggiungendo un mio amico che sta in fila più avanti eh, scusa eh, grazie…” o incepparci nel ben più vituperabile “ma si guarda, se mi dai il tuo curriculum, lo do ad una persona a cui sicuramente può interessare, no, questa non è una raccomandazione, è una segnalazione, io sono contrario alle raccomandazioni e poi se non ci aiutiamo tra noi che valiamo qualcosa…”.

E’ una battaglia, ed è dolorosa, violenta e perenne. Niente tregue. Ne siamo tutti colpiti indistintamente: essere onesti è faticoso.

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Al primo impatto potrebbe sembrare fuori luogo, ma vorrei continuare provando qui di seguito a tratteggiare un piccola descrizione di quello che è il mio capo, ma che in fondo potrebbe essere un capo qualsiasi di chiunque di noi. In lui ogni scelta ed azione è figlia di una competenza mai comprovata o messa in discussione e comunque non guadagnata, ma ereditata immeritatamente per appartenenza di classe e censo. E’ scarsa se non assente una qualunque propensione al miglioramento o l’umana curiosità nei confronti dell’innovazione, di qualunque genere e portata essa possa essere. Mi appare come divorato dalla costante brama irrefrenabile per un potere, che vorrebbe assoluto, e che una volta raggiunto esercita in maniera mediocre. Eppure, ne sono quasi convinto, avverte un forte primato morale nei confronti del mondo circostante. Voi ci capite qualcosa?

 [Intervallo] 

Se ti sei rotto il cazzo a leggere questo post e, credimi, io ti capisco, scarica la versione stampabile [every-word-was-once-an-animal.pdf]. E’ formattata male, è un volgare pdf senza immagini, te lo devi salvare in una cartella e non si aprirà in un avveniristico pop-up (Riccardo Luna, direttore di Wired Italia, inorridirebbe al solo pensiero) ma sostanzialmente dice le stesse minchiate che vedi sul monitor. O magari potresti volertelo incorniciare vicino al tuo comodino…

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Ora, tanto per cambiare, mi contraddico. Wired. Avete presente quei temibili editoriali autocelebrativi e scritti con una disposizione grafica che all’occorrenza anche un bambino dell’asilo saprebbe migliorare. Tono paternalistico e di non esclusione e solidarietà con chi, pensate un po’, non “tweetta” o non sappia cosa sia un “app”. L’odiosa storia della candidatura “per noi” di Internet a Premio Nobel per la Pace - fa anche piuttosto ridere a scriverlo e leggerlo così. “Hei ragazzi, il mese scorso non c’ero! Ero per voi ad Oslo a candidare Internet a premio Nobel per la Pace! E’ stato fantastico!”. Capite? Lui ha candidato per noi - che non glielo abbiamo chiesto, o almeno io non sono stato avvertito da nessuno - il suo amico fichissimo Intenet a premio Nobel per la Pace! E per far questo è andato niente poco di meno che a Oslo. Per noi, capite? Noi bimbi indifesi. Lui e  quella sagoma del suo amico Internet ad Oslo? Ci capiamo? E perché ce lo dice? Ci è forse andato a piedi ad Oslo, emulo del compianto Ambrogio Fogar? E io che pensavo che lui fosse uno tutto teleconferenze e realtà virtuale se non addirittura teletrasporto! Invece avrà viaggiato su un banalissimo aereo.

Oppure potremmo parlare dell’altrettanto temibile momento magico dei suoi rapporti e delle sue ambasciate, sempre per noi si intende (che lui ci avrebbe davvero altri cazzi da fare, invece ci siamo sempre noi a chiedere, chiedere, chiedere…), presso le alte sfere istituzionali, comprensive e accorte nei confronti del nuovo che avanza. Riesce addirittura a favoleggiare di tanto in tanto di parlamentari che lo implorano di spiegargli questa nuova favolosa realtà tecnologica, sentendosi minacciati e in procinto di essere esclusi da quel popolo giovane che tanto amano e che vogliono capire fino in fondo. Imperdibile! Ma in fondo Riccardone è magnanimo, non vuole escludere a priori chi non ha nemmeno uno smartphone in tasca, e seppur ne capisce assai di Netsusuku, lo sai che ti dico: secondo me adora il suo vecchio Vespino 50 cavalli dal faro tondo.     

Ogni tanto, solo ogni tanto, si ha la sensazione di sbagliarsi, ci si trova di fronte ad un articolo stranamente ben scritto, dal taglio tecnico, corredo fotografico eccellente, nessuna parvenza di sottostare alle legge editoriale secondo la quale più di mezza colonna di tecnicismi ed analisi approfondita di un argomento (senza parabole o storie strabilianti sulle leggendarie vite di chi è in esso coinvolto) possa indurre il mediocre lettore da tazza del cesso ad abbondante disgustato l’articolo. Eccolo lì, si arriva alla fine e con poche possibilità di errore scopriremo che è un articolo importato da un’edizione straniera della rivista.

Le vette del sublime ovviamente si possono toccare con il piccolo glossario mensile delle parole wired, in cui ci viene doviziosamente impartita l’etimologia, spesso di dubbia provenienza, il corretto utilizzo, spesso di dubbia importanza, e soprattutto la tendenza del momento per quel particolare neologismo di natura hi-tec  (in o out, anche “Verissimo” di canale 5 ha una rubrica simile, dedicata ai VIP certo, ma sostanzialmente di questo si tratta). Quest’ultima categoria sempre di dubbia intelligenza.

Cotante piroette giornalistiche hanno valso l’ingresso a pieno titolo della rivista nella rassegna stampa notturna del TG5. Traguardi. Avranno incorniciato l’attestato in redazione? O avranno fatto una cornice digitale touch screen? Propendo per la seconda ipotesi, ma sembra sia stata un’esigenza più che un vezzo. Non hanno trovato nessuno in grado di appendere un chiodo in ufficio.

Discorso a parte merita la rubrica di Matteo Bordone, ex giudice illuminato di XFactor, dedicata alla prova di utilizzo e successiva recensione di alcuni indispensabili e nuovi elettrodomestici adatti, si direbbe, al piccolo lettore di Wired. Vorrei parlarne male, ma credo che chi ha fatto, consapevolmente o meno, del proprio principale obiettivo nella vita quello di assomigliare a quarant’anni ad una copia imbolsita e con la barba di Ataru Moruboshi, beh, forse, il castigo se lo è già scelto da solo.

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Vi lascio con un ultima digressione.

Un avvenimento che ha destato la mia curiosità negli ultimi tempi è il plauso di solidarietà e ammirazione che ha accompagnato la presa di posizione e il conseguente allontanamento dalla testata televisiva della giornalista Rai Marialuisa Busi. Indignata, giustamente - dico sul serio -, per il pietoso stato in cui versa la nostra pubblica istruzione (tanto da dover comprare in prima persona la carta igienica per il bagno della scuola delle figlioletta futura giornalista), si discosta temerariamente dalla linea editoriale a base di chiappe e consigli ludici pre-estivi del TG di Minzolini.

Ovviamente non è in discussione il possibile apprezzamento nei confronti del gesto coraggioso da parte del mezzobusto, tenuto comunque conto della possibilità di fregiarsi di tale temerarietà vista la posizione lavorativa (e a chi sciopera o occupa una fabbrica? Gli diamo il David di Donatello o il Leone d’Oro?). A lasciarmi perplesso è l’osanna acritico e compulsivo dell’elettorato medio del centro sinistra pronto - come sbagliarsi - ad una nuova serie di girotondi di protesta e ad eleggere una novella Pasionaria che possa contrastare il demonio. Purché questo non contrasti con i progetti di vacanze estive nella casa al mare di Capalbio. Sembra più che altro un errore ricorsivo o una tendenza masochista visti i precedenti con Santoro, Luttazzi e via dicendo. Solo la prossima stagione televisiva saprà infine dirci la verità.

Tra l’altro la protagonista dell’episodio è anche bionda, certo un po’ in là con gli anni rispetto alla media, e allora chissà che non ci sia in arrivo per lei un posto alla corte del riccioluto presentatore. Vedremo. In ogni caso c’è sempre l’opzione europarlamentare, che non passa mai di moda. E Bruxelles, borgo provinciale che in pochi anni è passata da cittadina dalle oltre cento birre locali alla finta metropoli dalle migliaia di immigrati politici di alto rango e scarsa predisposizione all’apprendimento delle lingue e della civiltà (altrui e tout court), è così accogliente e romantica in autunno. I bagni lì saranno sicuramente straripanti di carta igienica morbida e profumata.

Il tutto in un tempo in cui probabilmente, turisti nella tentacolare terra d’America, non sareste nemmeno accolti dal macchiettistico perpetrarsi dell’estensione dello stereotipo pressappochista (ripetere 10 volte a mò di mantra la riga precedente per il raggiungimento di una profonda pace interiore)  “Pizza! Mandolino! Baffi neri! Soffia Laren!”… ma invece da una ben più triste, e chi lo avrebbe mai detto, sostituzione del tipo “Ittalliano! Ciglia deppilate! Berluscone! Lizzabetta Cannallis!” (ripetere 10 volte in litania la frase virgoletta per il raggiungimento di una beata incazzatura). Insomma, ci dice di bene in meglio, no?

Fortuna che a bilanciare, morale o meno che sia, arriva l’eterno binomio “puttane & cocaina”, anche in questo caso vissuto come accadimento del tutto scisso dalla volontà del singolo. 

La cocaina, questa infingarda, continua a mietere vittime sul viale del successo.  Io non ci credevo, eppure è così: l’attimo prima sei lì seduto a sciorinare il rosario ed ammonire in tono bonario ma vigile la lunghezza della gonna di tua moglie “cara, ti si vede il polpaccio!”(si intende tua moglie dopo l’annullamento dei tuoi tre precedenti matrimoni in seguito a sentenza della Sacra Rota) e l’attimo dopo eccoti lì, strafatto di crack, polvere bianca e caviale, con la cravatta buona annodata in fronte, sudato, a strusciarti fuori tempo ad una diciannovenne siliconata con sincere e valide aspirazioni artistiche in piedi sul tavolino di un locale alla moda di cui è proprietario un calciatore. Molti dei miei migliori amici se ne sono andati così. Che Iddio li abbia in gloria!

Ma soprattutto “è importante non dare il segnale che chi fa uso di stupefacenti ha successo” dice il Sindaco di Sanremo”. Meglio demonizzare chi è intelligente, aggiungo io.

Fortunatamente sono solo 8 i numeri che mancano al termine del mio abbonamento a Wired.

Nella prima versione di questo post avevo scritto, non so più il perché, “Passo e chiudo”. Ora non chiudo più, e passo solo per poco. Sono qui per criticare senza costruire. E ridere di voi.

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Hanno collaborato a questo post:

Il Doge di Casa Micciola - reduce da un tour internazionale di conferenze sul tema “Il ritorno dell’oligarchia e la Settimana Enigmistica come strumento per dirimere le controversie” si dice favorevole alla legge bavaglio purché non contravvenga allo ius primae noctis che lui esercita indistintamente su coppie etero ed omosessuali residenti nel suo feudo sperduto tra i boschi dell’Appennino Tosco-emiliano.

Carolina Scintilla - vive tra Dunedin in Nuova Zelanda e il Casilino a Roma e quindi presumibilmente all’altezza del Mar delle Laccadive. Si nutre esclusivamente di zenzero e spuntatura di maiale. Di prossima pubblicazione per i tipi delle Edizioni Paoline la sua autobiografia romanzata “Rockin’ with Rocco - The uncensored truth”, bandito in 43 paesi.

Leonardo Tramezzi - ha fatto finta per noi di essere un rampante ed integrato sostenitore dell’intellighenzia progressista capitolina andando a fare spesso e volentieri aperitivi serali nel noto quartiere trendy e di sinistra del Pigneto a Roma. Pur padroneggiando splendidamente il dialetto alto calabrese come arma non convenzionale di difesa in situazioni estreme, non ha, ad oggi, finito di vomitare. Non metaforicamente e non per ciò che ha ingurgitato in quelle sere.

Rocco Stark Steyvesant - ha rubato per noi le foto di questo articolo senza pagare un centesimo ma con il massimo rispetto per il lavoro di tutti. Ha in preparazione un comunicato stampa ufficiale per rassicurare tutte le sue fan, specie quello dei vari reparti geriatrici che frequenta, sul suo rimanere, almeno dal punto di vista mentale, un eterno single.

Ramon de la Cernia - ama esserci, anche quando non fa una ceppa.

 

Paolo

Lug 23

Questo è un post puramente celebrativo. E mi va bene così. Amate e rispettate Sir Thomas Jones Woodward almeno quanto lo faccio io. Starete meglio, molto meglio.

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Tommy, mi permettte di chiamarlo così già da un po’, appartiene ad un’altra categoria di umani.

Riesce ad essere tanto sublime quanto trasversale tra le arti e le lingue.

 Paolo Jones

Lug 22

Il tempo, come ai più noto, è tiranno. Specie per chi come noi è impegnato nella preparazione, fisica e spirituale, della stagione estiva. Serie a sei zeri di addominali pubici, ultimi rifiniture all’arredamento balneare prima dell’inaugurazione dello Stabilimento Lido Intersettivo 2010, solita routine maniaco-depressiva. Non per questo è lecito trascurare piccole perle d’informazione disperse nel mare mediatico. Pochi commenti, come alla su nascita si era prefissata questa rubrica (e voi fessi ci avete creduto), e la possibilità di trarre conclusioni a piacimento o di profondersi in insulti articolati.

Un articolo sulla riesumazione del cadavere del dittatore rumeno e comunista Ceausescu (abbinamento inscindibile di aggettivi che va di pari passo con l’altrettanto nota locuzione “l’attore del Grande Fratello): qui. Per lo più permeato di un atmosfera tipo “ve l’avevo detto io che c’ero e che avevo capito tutto con anni di anticipo” cara a parte della nostra stampa fa da contraltare, almeno per noi, alla notizia del primo provider pirata varato in questi giorni in Svezia con il sostegno dell’omologa formazione politica di cui ci eravamo già interessati in precedenza.

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Curiosa è soprattutto la percezione di uno scostamento perenne e addirittura crescente tra le anime di un coacervo, che si vorrebbe umano e intellettuale e quindi anche garante di diritti inalienabili e di possibilità individuali e collettive, e che invece è sempre di più e soltanto una traballante accozzaglia di mercati economici. Se da una parte un popolo, quello rumeno, a vent’anni di distanza dalla sua liberazione altro non ha ottenuto se non la vidimazione a territorio di conquista per chi in fondo avrebbe fatto volentieri affari anche con l’odiato regime e l’investitura a esportatore ufficiale della manodopera edile dell’Unione, nel defilato nord si può passare alla fase successiva e, consci del fatto che tutti possono avere accesso alla conoscenza e all’informazione libera, ci si può perfino preoccupare di rendere tale fruibilità assolutamente anonima e non controllabile. Anche di questo ci eravamo già interessati (se vi va).

Un articolo forse leggermente datato ma interessante per capire che effetto fa la nostra attuale scena politica all’estero.

Almeno un tempo girando le pagine dei quotidiani un po’ di aria la sentivi….

E poi i soliti scherzi del caldo e apparizioni varie.

Anche se devo ammettere che l’icona dell’antivirus sulla barra delle applicazioni sta prendendo una forma assai curiosa…o mio dio!

INTERSETTIVA e la sua curiosa percezione della temperatura reale

Lug 22

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Non si tratta di un lavaggio nel Lete della Storia patria per riemergere fatti di una consapevolezza diversa dei fatti. Non questa volta. Si tratta di un paradosso ma non di quelli a cui ci ha abituato Mr. Berlusconi. Infatti, ci troviamo di fronte a un’operazione che vorrebbe rivangare quanto di buono fatto dal Governo attuale per il Paese e per gli Italiani. Rinvangare questi ultimi anni, riportarli alla memoria perché minacciati da una campagna mediatica, che, a detta di Mr. Berlusconi, oscura ingiustamente l’operato del Governo.

L’imbonitore del tubo catodico prima e del digiale terrestre oggi - anche se è da segnalere una falla nella diga che potrebbe dare un certo qual fastidio - l’affabulatore e stregone che ha l’ardire di governare il nostro Paese, colui che ha fatto della memoria a breve termine l’unica dimensione di ricordo ammissibile nei suoi clienti/cittadini; ora si lamenta di essere vittima di una gogna mediatica che come una droga ingannatrice riduce la memoria degli elettori.

Allora Mr. Berlusconi tuona contro la lesa maesta, lo fa con un urlo istituzionale, mentre come il suo volto cede al tempo e alla matrigna entropia così il suo partito si sfalda sotto i colpi delle correnti, degli spifferi, che fanno tremare il Palazzo e che portano con sé una voglia di pulizia, un’esigenza impellente di ripulirsi la faccia, di essere qualcosa di nuovo.

Mr. Berlusconi è diventato vecchio, è diventato come quella televisione di stato, che le sue di televisioni tanto hanno criticato e combattuto fino alla vittoria. Mr. Berlusconi si è trasformato nel passato della destra italiana e lo ha fatto con un passaggio repentino, una caduta improvvisa. Ha cercato di nascondere l’inevitabile vecchiaia, con ogni mezzo ha tentato di sviarci ma ormai le sue rughe sono evidenti, il richiamo alla memoria ce lo fa vedere come il più noioso dei vecchi, che vive di ricordi e nient’altro.

La destra italiana non ha più bisogno di un mago. Non ha più bisogno di lui. L’incantesimo è concluso, il passato è riabilitato, le zavorre fastisdiose sono state lasciate per strada. Ora la destra italiana ha bisogno di Giustizia, ha bisogno di vestirsi della spada del rinnovamento. Un rinnovamento che si fa cavaliere senza macchia contro la corruzione, contro la mafia, contro quella politica che ha abdicato a se stessa e si è infettata con la criminalità.

La destra italiana, ora che è di nuovo presentabile, che ha un suo vestito per ogni occasione, ora che è istituzione deve riempire di sé un sistema politico senza sostanza, che il mago Berlusconi ha svuotato ad arte.

Tornano allora le parole di Sciascia sui professionisti dell’antimafia. La repressione fascita della mafia non è stata nient’altro che una lotta fra due mafie, fra due sistemi antidemocratici, violenti e illegali. Pensateci bene, sia un fascista che un mafioso non osservano la legge, semplicemente sono la legge, una legge che muta secondo il loro volere e che si ispira ai fantasmi del loro odio.

I recenti fatti di corruzione, i tentativi del mago di difendersi con giochi di prestigio smascherati non fanno parte di uno scontro fra legge e criminalità. Il mago la legge l’ha svuotata, l’ha ridicolizzata, l’ha resa un orpello fastidioso, l’ha legata alla sua persona e ha spianato la strada alla visione mafiosa della legge.

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Chi è in cerca dei Giusti, prende i nomi di Falcone e Borsellino dagli archivi polverosi e li evoca in cerca di eroi come angeli di una nuova Giustizia e di un nuovo Ordine, si batte per affermare la propria mafia su quella vecchia.

In fin dei conti dunque si potrebbe dire: l’Italia è di nuovo dilaniata dalle lotte fra clan, si attende un nuovo padrone.

E credo che chi erediterà i potere, una volta rappreso il sangue delle lotte intestine, avrà il volto di un’Orribile Giustizia. Avrà il volto dell’eroe borioso che salva il suo popolo solo per inseguire i sui mostri, lasciandoci in pasto solo il suo odio e il suo disprezzo per se stessso, che prenderà le forme fittizie e fumose dell’odio contro tanti piccoli simulacri di diversità: la mafia, la corruzione, la cattiva politica.

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Allora cosa rimarrà a noi piccoli virus del nuovo Organismo, della Nuova Italia? Cogliere al volo la possibilità di mostrare che i nemici e i pericoli contro cui si battono i nuovi  eroi non sono altro che mulini a vento. Sorridere della crociata imminente, sprofondarla nel ridicolo e progettare una via d’uscita, un cavallo di Troia, un’astuzia ben congeniata che ci eviti di immolarci insieme agli eroi sotto le mura del nostro stesso odio.

Lyndon

Lug 21

Una storia che vorremmo conosceste anche voi.

INTERSETTIVA PER LA PROMOZIONE DELL’IMMAGINAZIONE

intersettiva.it