Set 07

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Scandire il tempo e soprattutto quella particolare forma del tempo che è la Storia di una Nazione è cosa assai difficile. Per questo motivo si ricorre spesso a formule tradizionali, autorevoli e comode quel tanto da ottenere un effetto erudito a buon mercato.

La svolta di Mirabello, il manifesto di Fini, la caduta del Berlusconismo, sono interpretati come la fine della breve ma intensa II Repubblica e i primi vaggiti della III dalla deputata del Pdl Chiara Moroni, che dalle pagine del Magazine on-line di FareFuturo ci dice anche che la Destra di Fini darà un contributo importante a questo passaggio epocale che stiamo vivendo.

Con maggiore enfasi e con uno stile più ricamato, anche Massimo Giannini parla della svolta di Mirabello come dell’entrata della Destra italiana nel solco della tradizione conservatrice europea. Cioè: anche noi finalmente abbiamo una destra civile ed europea.

Insomma tutti contenti: Fini è la speranza per la Destra di essere se stessa senza più il cerone forzato di berlusconiano stile, la/e sinistra/e si preparano a vincere le elezioni perché qualcun altro molto probabilmente le perderà - almeno secondo le loro fonti.

Supponiamo per un attimo che davanti a noi si innalzi per davvero il fulgido inizio di una nuova stagione politica, del ritorno delle idee politiche e della militanza sul territorio - cosa che tanto per inciso non ha però mai smesso di fare la Lega. Supponiamo, dunque, che la Repubblica Italiana apra un terzo capitolo. I protagonisti di questa entusiasmante nuova brezza, sono all’altezza del compito che la Storia dovrebbe dar loro?

Prima di rispondere, sarebbe il caso di intenderci su quale sia questo compito e per farlo lascio le tanto amate idee e faccio un esempio, a costo di sembrare ingenuo.

Nella III versione del Bel Paese Repubblicano, i nove colpi esplosi nel Cilento contro il cuore, la gola e la testa del Sindaco di Pollica-Acciaroli, Angelo Vassallo, dovrebbero avere un suono di inaudita novità, di inaccettabile sorpresa e dovrebbero avere immediatamente una risposta concreta e inesorabile. Nel nuovo capitolo della nostra Storia dovremmo scrivere qualcosa che nessuno di noi ha mai avuto il coraggio di scrivere, qualcosa che renderebbe moderni ed europei tutti noi, non soltanto la Destra di Fini. Dovremmo scrivere che solo la legge e la costituzione determinano la libertà individuale di ognuno di noi, la nostra felicità. Dovremmo scrivere che ogni cittadino è rispettato nella sua dignità civile e politica in sé e non nella misura delle proprie affiliazioni. Dovremmo estirpare il nostro modo di vivere arrangiato, come se la cosa pubblica non fosse altro che un tereno da razziare e conquistare e dove bisogna sempre ingraziarsi il potente di turno per ottenere qualcosa. Dovremmo pretendere di vivere con la dignità di uomini liberi e non dire grazie a chi ci dà lavoro come fosse una concessione, a chi ci dà protezione da se stesso minaccaindo di violenza e sopruso, a di hi ci fa il favore di lasciarci in pace. Dovremmo vivere dando corpo alle nostre idee, rischiando, gettandoci nella mischia in un confronto leale. Dovremmo crescere e lasciare che il peso delle nostre azioni non venga più portato dalla Famiglia, dallo Stato, dalla Chiesa, dal Partito, dal Capo o da qualsiasi altra cosa che non faccia altro che rubarci la libertà cullandoci in un sonnifero stato di perenne adolescenza.

Un nuovo capitolo così dovrebbe iniziare.

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Ora, tornando alla domanda principale, la Destra è pronta per traghettarci verso la III Repubblica?

No.

No, perché dalla I Repubblica non siamo mai usciti e ce lo dice quel sentimento di abituale frustrazione - quando ancora si ha la facoltà di sentirle certe cose -  di fronte alla morte del Sindaco Vassallo (probabilmente ucciso da quei Signori del luogo, infastiditi dal fatto che al nome del Sindaco non è seguito un comportamento altrettanto sottomesso) . No, perché la Destra di Fini, come il resto dell’opposizione, ci appare oggi europea grazie soltanto all’imbarazzante paragone con quella di Berlusconi. E’ facile presentarsi come abili politici quando il confronto è con qualcosa che di politico non ha nulla.  Paragonati all’aziendalismo superficiale e raffazzonato di Berlusconi i fluenti discorsi di Fini ci sembrano incarnare una competenza politica che credevamo sopita sotto le subrette e i sorrisi abbaglianti. In realtà, le dichiarazioni del Presidente della Camera rivendicano un ritorno a una vita istituzionale classicamente determinata nei suoi equilibri più tradizionali, un ritorno a quella pratica e teoria della politica in cui lo stesso Fini è nato e cresciuto. Non dimentichiamoci la contraddizione rappresentata dal passato del leader di una formazione che ha la parola “futuro” nel proprio nome. E non parlo solo delle radici fasciste - che per quanto rinnegate a parole appartengono comunque al popolo di destra di questo Paese forse anche a chi quelle radici non è riuscito a estirpare completamente -  parlo del fatto che lasciamo a un uomo classe ‘52 il compito di disegnare il nostro futuro, di darci una visione di quello che potremmo essere da qui a dieci o vent’anni.

Insomma, siamo realmente sicuri di voler festeggiare la morte di Re Berlusconi inneggiando all’Homo novus Gianfranco Fini? Siamo realmente sicuri che mandato a casa Berlusconi sia la III Repubblica ad aspettarci?

Io ci andrei molto cauto con l’altisonante lessico da Grande Storia della Nazione perché deposto il vecchio Re ne verrà un altro. Ciò che rimane sono i Signorotti del luogo che ci vedono e ci vogliono tutti vassalli delle loro sconfinate terre di conquista.

Lyndon

1 commento sino ad ora

  1. 1 Saiola
    23:45 - 7-9-2010

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