Novembre 2010Archivi

Nov 11

Mi riferisco al post precedente, e considerando che questa è solo la punta dell’iceberg della mia babelica collezione…

Mi pregio nell’occasione di allegarvi anche questo delizioso filmato. Nulla cambia mai. E ci permette anche di ricordare capolavori ingiustamente sottovalutati come “Howard the Duck”, ovvero quando per fare un film inguardabile bastava una maschera da coglione e non lo spreco di 300 milioni di euro. Adesso come minimo un urlo come quello di Wilhelm viene a costare sui 120.000 euro, IVA e montaggio esclusi…fate un po’ voi…

Almiero Vuberti

Nov 10

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Si tratta di una nuova formula magica, un nuovo sortilegio o, se volete, di un efficacissimo strumento contro l’implosione sempre più ridicola e asfissiante della realtà tutta intorno.

Immagini di dirompente follia che sanino il veleno nei nostri occhi. Qualcosa che ci faccia saltare fuori dall’ordinaria anestesia. Qualcosa che ci strappi un sorriso di impaziente esaltazione.

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 La redazione di Intersettiva lancia dunque la sfida ai lettori suoi più accaniti e aggueriti.

Cercate immagini che ci diano la possibilità di tuffare i nostri occhi lontano da tutto questo.

INTERSETTIVA

Nov 04

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Lucio Fulci - Dracula in Brianza (1975)

Alessio, come lui. Il figlio di Maricica Hahaianu porta lo stesso nome dell’omicida.  Scatta qualcosa.  Forse un pentimento tardivo, forse un rimorso, forse solo una mossa furba un po’ alla disperata. Certo, è un motivo futile, come sempre. Sta di fatto che, Alessio o non Alessio, muore una donna per un pugno in faccia, a Roma, in piena stazione Anagnina. La gente passa, una signora anziana si scansa, e chissà come giudica quel corpo in terra: una tossica, una mignotta, una barbona. Un rifiuto, poco meno che umano. Poi si forma un circoletto. Che le sarà successo? Ma sarà ‘mbriaca, ma no sta male, sanguina, boh, io me faccio li cazzi mia. Sullo sfondo un uomo, uno solo, che ferma l’aggressore e non lo lascia andare via.

Roma è una città molto spesso indifferente. Si agita, si incazza, alza la voce, ma lascia passare tutto con un’alzata di spalle finale. Indifferente, sì, ma non impassibile, come purtroppo sta dando l’impressione di essere. Senza analisi sociologiche vuote, possiamo fare immediatamente due cose: dare la colpa ai cittadini o dare la colpa a chi amministra.

Di chi è la colpa, se all’arresto di Alessio Burtone amici e conoscenti gli dedicano cori e striscioni di solidarietà? Di chi è la colpa, se la polizia ammazza Stefano Cucchi e scompare di fronte ad una violenza in un luogo pubblico? Di chi è la colpa, se il sottosegretario Francesco Giro afferma che “il carcere non è la giusta soluzione vista la dinamica dell’episodio”? E di chi è, infine, la colpa, se il sindaco Alemanno definisce Alessio “un soggetto socialmente pericoloso”?

Scateniamoci con le sentenze. Ormai siamo in grado di pontificare sul delitto, sulle intenzioni, sulla violenza, sui retroscena, su torti e ragioni. Acqua fresca che scivola in fretta. Da Milano ad Avetrana lo show non si deve fermare e nemmeno i dibattiti di alto profilo: Sgarbi, Signorini, D’Urso, Meluzzi, Giletti, Toffanin e tutto il circo a chiacchierare senza sosta. Prurito, morbosità, buco della serratura. Non c’è scampo.

Ora è passato un po’ di tempo e di Maricica non si parla più. E’ passato inosservato un particolare: questo.

Ramona Badescu è Consigliere per i rapporti con la comunità romena di Roma. No, dico, Ramona Badescu, la showgirl del Bagaglinoavete presente? Se viveste in un paese straniero e all’improvviso vi ammazzassero la moglie, come reagireste? Se a consolarvi e a fare le veci delle massime autorità mandassero, che so, Nicole Minetti? Che cosa pensereste?

Patrizio

Nov 03

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Sono gli applausi quelli che fanno più male.

Anzi, cerchiamo di essere più precisi, é quella pausa alla fine della battuta e quel sorrisetto furbino che richiama degli applausi prezzolati e smorti che lascia senza parole.

Quello che non sopporto più é questa smania del consenso facile, questa ricerca immediata di approvazione.

Non sopporto più l’imposizione violenta di una logica comunicativa che prevede un padre che parla e figli che ascoltano, un capo che s’incazza e dipendenti che tremano, un pappone che fa il simpatico e tante puttane che ridono sguaiate.

Gli applausi fanno più male della battuta perché dimostrano, per l’ennesima volta che c’é un pubblico che applaude e che continua, nonostante il re sia moribondo, ad applaudire, come per una sorta di riflesso condizionato, di meccanismo automatico di consenso.

E non credo che ormai (ma é mai andata diversamente) questo riflesso Pavloviano possa sparire qualora il re dovesse essere defenestrato.

Le scimmie continuano ad applaudire indipendentemente da chi porta il cibo, le puttane continueranno a scopare indipendentemente da chi sarà il cliente di turno.

E nella mia cassetta postale continueranno a mettere questi volantini che dicono basta con i punti esclamativi.

 Giovanni Argiolas

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P.s. Talvolta il destino è assolutamente beffardo.

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