
Il crepuscolo della divinità catodica che risponde al nome di Silvio Berlusconi sa d’immondizia. Quella stessa immondizia sopra la quale con sdegno e vanagloria si ergeva vincitore, ora, sommerge il Cavalier d’Arcore e lo riduce a scivolare in un umbratile silenzio. La vittoria di inizio legislatura gli si ritorce contro e, ancora più beffardo sembra essere il destino, si trasforma nell’ennesima lama in mano a Bruto, indirizzata al ventre molle del Cesare in disgrazia.
Se potesse farlo Bruto, con tutta quell’immondizia in eccedenza per le strade rimpinzerebbe la sua DeLorean e a turno porterebbe ciascuno di noi nel futuro. O forse mi verrebbe da dire: ci riporterebbe in dietro nel futuro.
Sì proprio così: indietro. A dispetto della freccia del tempo che progressiva avanza, la DeLorean di Bruto brucerebbe ecologicamente tutta l’immondizia del presente per tornare al futuro. Un tempo in cui almeno lui, Bruto, è stato parecchie volte e di cui noi, monnezzari, iniziamo a rimpiangere la scomparsa, presi come da nostalgia.
Nostalgia del futuro.
Si può avere nostalgia del futuro?
Certamente, se quel futuro già esiste nelle nostre menti, se quel futuro lo volessimo già qui presente con così tanto bisogno da renderlo quasi passato. Insomma se il futuro l’avessimo già vissuto nei ricordi e nell’immaginazione – mischiando gli uni nell’altra – allora ne avremmo nostalgia, saremmo affetti dalla voglia di tornare a casa e soffriremmo a star lontani.

Bruto il nostro futuro vorrebbe costruircelo esattamente con questo sapore di nostalgia. Lo fa ricordando il passato e vestendolo di blu, in un completo presentabile, sbarbato o al massimo con quella barba ben curata di un paio di settimane al massimo.
E’ un futuro che ricorda il passato, solo un ricordo però, quel tanto per renderci nostalgici. Poi per il resto c’è tanto sapone, profumo di nuovo, di giovane, di slancio veloce verso l’avvenire.
Ma non dimentichiamoci che i ricordi sono molto forti e necessari per la nostra sanità. Quindi il futuro, Bruto lo deve fare con una bella dose di tradizione, che è una forma di passato che non scade, che rimane nelle memorie con un certo qual stile.
Ce la deve mettere la tradizione Bruto, perché lo splendido presente del fu Campione dell’Etere ci ha sottratto tutto quello che ricordavamo delle nostre tradizioni. Le ha erose, lentamente fino a farci guardare soltanto quanto splendesse lo schermo del nostro presente.
Vi sembrerò criptico, sibillino ma che volete? Questi sono tempi oscuri in cui si ha paura dei barbari, in cui il mondo si scioglie nel suo contrario: l’immondizia.
E allora a chi non vuole entrare in convento per sfuggire all’immondo destino tocca un linguaggio un po’ ostico da comprendere ma se fate uno sforzo mi seguite, lo so.
Dicevo dunque del futuro che Bruto in uno strano anello ha legato, in modo che ad andare avanti abbiamo tutti la piacevole sensazione di tornare indietro, nel futuro ovviamente.
Ma se volessimo andare avanti per davvero o, ancor meglio per i miei gusti, di lato, di sguincio a cercare una scorciatoia, una divertente strada alternativa, cosa dovremmo fare? Come potremmo evitare d’essere traghettati da Bruto – che qui potrebbe incarnare anche Caronte ma poi mi si direbbe che al solito vedo sempre tutto nero – dal magico prime time presente allo speranzoso nostalgico futuro?
Credo che sia stato lo stesso Bruto, quando per la prima volta ha alzato la mano contro il suo Cesare, ha insegnarci a non seguire la strada indicata, a dissentire dal futuro che qualcun altro vorrebbe per tutti noi. Quella prima pugnalata, salutata come lampo di libertà dai piccoli uomini, lì attorno meschini e famelici, non la dobbiamo dimenticare.
Ognuno di noi ha nascosta da qualche parte la sua lama, con cui squarciare il futuro prossimo e andare o tornare – se quel posto l’avesse già visto nei propri ricordi – dove non ci sono strade…
Back to the our future!
Lyndon
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