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Nov 03

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Manca poco a Natale e mi ricordo quando eravamo pieni di strafottente speranza. Convinti che tutto ormai ci fosse dovuto. Riscattare le umili origini, comprarsi una vacanza da ricchi, un’educazione per i propri figli, vederli conquistare il cuore di una bella bionda americana, quasi a rifarsi dello sbarco e della cioccolata.

Dimenticarsi la vecchiaia e vivere sempre da giovani rampanti. Godersi la vita senza stare a pensare a cosa sia veramente vivere, leggeri, spensierati. Certi che il domani sarebbe stato nostro.

La modernità presa così come veniva. Al diavolo tutto quello che avrebbe causato. Al diavolo le convenzioni e la tradizione, basta che se magna che se stia sempre come in vacanza. E va bene pure il figlio frocio. Che poi frocio, moderno, bisessuale, che ha viaggiato, che ha visto il mondo, che è stato con gli uomini e con le donne, che ha provato tutto, senza lasciarsi nulla indietro.

Quando si viveva al massimo.

Ora è tutto finito. I soldi sono finiti, Milano non è più da bere e sembra non voglia più fare invidia all’Italia e al Mondo, sembra voglia soltanto guardare a se stessa e fuori tutti gli altri. Cortina non è più un sogno realizzato ma una tappa bruciata e ora che vorremmo di meglio non possiamo nemmeno più sognare. Il mondo è ormai troppo piccolo, in vacanza siamo già stati ovunque, quel vuoto l’abbiamo riempito, ora dovremmo tornare a casa ma ci siamo accorti che al di là del salotto e del televisore HD, della payTV, del calcio in poltrona, non c’è più una casa a cui vogliamo tornare. Qualcuno l’ha fatta fuori, magari ci ha messo dell’immondizia, lucrandoci su. Ci aperto un giro di escort. Ci ha ammassato come merce degli immigrati clandestini. Ci ha strangolato qualcuno. Ci ha nascosto dei soldi.

Che popolo è quello che cerca costantemente una eterna vacanza da se stesso?

Lyndon

Ott 26

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Il crepuscolo della divinità catodica che risponde al nome di Silvio Berlusconi sa d’immondizia. Quella stessa immondizia sopra la quale con sdegno e vanagloria si ergeva vincitore, ora, sommerge il Cavalier d’Arcore e lo riduce a scivolare in un umbratile silenzio. La vittoria di inizio legislatura gli si ritorce contro e, ancora più beffardo sembra essere il destino, si trasforma nell’ennesima lama in mano a Bruto, indirizzata al ventre molle del Cesare in disgrazia.

Se potesse farlo Bruto, con tutta quell’immondizia in eccedenza per le strade rimpinzerebbe la sua DeLorean e a turno porterebbe ciascuno di noi nel futuro. O forse mi verrebbe da dire: ci riporterebbe in dietro nel futuro.

Sì proprio così: indietro. A dispetto della freccia del tempo che progressiva avanza, la DeLorean di Bruto brucerebbe ecologicamente tutta l’immondizia del presente per tornare al futuro. Un tempo in cui almeno lui, Bruto, è stato parecchie volte e di cui noi, monnezzari, iniziamo a rimpiangere la scomparsa, presi come da nostalgia.

Nostalgia del futuro.

Si può avere nostalgia del futuro?

Certamente, se quel futuro già esiste nelle nostre menti, se quel futuro lo volessimo già qui presente con così tanto bisogno da renderlo quasi passato. Insomma se il futuro l’avessimo già vissuto nei ricordi e nell’immaginazione – mischiando gli uni nell’altra – allora ne avremmo nostalgia, saremmo affetti dalla voglia di tornare a casa e soffriremmo a star lontani.

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Bruto il nostro futuro vorrebbe costruircelo esattamente con questo sapore di nostalgia. Lo fa ricordando il passato e vestendolo di blu, in un completo presentabile, sbarbato o al massimo con quella barba ben curata di un paio di settimane al massimo.
E’ un futuro che ricorda il passato, solo un ricordo però, quel tanto per renderci nostalgici. Poi per il resto c’è tanto sapone, profumo di nuovo, di giovane, di slancio veloce verso l’avvenire.
Ma non dimentichiamoci che i ricordi sono molto forti e necessari per la nostra sanità. Quindi il futuro, Bruto lo deve fare con una bella dose di tradizione, che è una forma di passato che non scade, che rimane nelle memorie con un certo qual stile.

Ce la deve mettere la tradizione Bruto, perché lo splendido presente del fu Campione dell’Etere ci ha sottratto tutto quello che ricordavamo delle nostre tradizioni. Le ha erose, lentamente fino a farci guardare soltanto quanto splendesse lo schermo del nostro presente.

Vi sembrerò criptico, sibillino ma che volete? Questi sono tempi oscuri in cui si ha paura dei barbari, in cui il mondo si scioglie nel suo contrario: l’immondizia.
E allora a chi non vuole entrare in convento per sfuggire all’immondo destino tocca un linguaggio un po’ ostico da comprendere ma se fate uno sforzo mi seguite, lo so.

Dicevo dunque del futuro che Bruto in uno strano anello ha legato, in modo che ad andare avanti abbiamo tutti la piacevole sensazione di tornare indietro, nel futuro ovviamente.

Ma se volessimo andare avanti per davvero o, ancor meglio per i miei gusti, di lato, di sguincio a cercare una scorciatoia, una divertente strada alternativa, cosa dovremmo fare? Come potremmo evitare d’essere traghettati da Bruto – che qui potrebbe incarnare anche Caronte ma poi mi si direbbe che al solito vedo sempre tutto nero – dal magico prime time presente allo speranzoso nostalgico futuro?

Credo che sia stato lo stesso Bruto, quando per la prima volta ha alzato la mano contro il suo Cesare, ha insegnarci a non seguire la strada indicata, a dissentire dal futuro che qualcun altro vorrebbe per tutti noi. Quella prima pugnalata, salutata come lampo di libertà dai piccoli uomini, lì attorno meschini e famelici, non la dobbiamo dimenticare.

Ognuno di noi ha nascosta da qualche parte la sua lama, con cui squarciare il futuro prossimo e andare o tornare – se quel posto l’avesse già visto nei propri ricordi – dove non ci sono strade…

Back to the our future!

Lyndon

Ott 19

D’accordo, forse la parte migliore del programma è davvero il suo basso profilo. Che in fondo nessuno di noi è veramente disposto a credere che possano uscire da un’arena mediatica di cover, gossip e casi umani, il nuovo David Bowie o gli U2 del secolo in corso (tra l’altro in Italia, come è consuetudine, si può tranquillamente guardare a modelli già in soffitta all’estero spacciandoli, se possibile, per avanguardia). D’altronde, come recita anche il titolo, è possibile però sbizzarrirsi con la fantasia. E allora, sotto a chi tocca, lanciamoci in un confronto serrato e confuso (come proprio della nostra testata) su chi vi piacerebbe veder seduto sugli scranni dei giudici e al timone di quale categoria.

Inizio io, Paolo, con le mia modesta proposta. Aspetto trepidante le vostre. Spero siano numerose. Sono sicuro saranno strabilianti.

Una precisazione. Il gioco è più bello se ci sono delle regole da rispettare. I giudici proposti dovranno essere non necessariamente cantanti e operatori del settore musicali in senso stretto, ma più semplicemente personalità dello spettacolo o comunque note ai più. Dovranno essere italiani e viventi. Non valgono, almeno fino a nuovo ordine, stranieri e defunti. Fate quindi poco gli stronzi che ovviamente anche a me piacerebbe a quel punto un X-factor con Joe Strummer, giudice dei gruppi, Glenn Gould che guida gli over 25, Sergio Leone alla testa dei ragazzi tra i 16 e i 24,  Mara Maionchi con le ragazze della stessa fascia di età.

Per dare però un colpo al cerchio ed una alla botte, e dimostrare inoltre un po’ di quella tolleranza che non posseggo, sarà consentito proporre a seguito del nominativo del giudice la categoria di cui vorreste fosse responsabile. E quest’ultima, se vorrete, potrà anche non ricalcare una di quelle attualmente esistenti. Sarà così possibile avere, per dirne una, Toto Cutugno alla guida della categoria “canti tradizionali della Melanesia” oppure Paolo Meneguzzi in forza a “dodecafonia e musica seriale”. Insomma, godetevela!

Se le regole vi sembreranno troppo rigide, vi prego, non esitate a contattarci. Le inaspriremo!

Allora, eccomi a voi. Iniziamo in maniera piuttosto classica :

1. Michele Santoro - Over 25

2. Alessandra Mussolini - Donne 16/24

3. Cristiano Godano dei Marlene Kuntz - Uomini 16/24

4. Margherita Hack - Gruppi vocali

I giochi sono aperti.

Intersettiva referendaria

Ott 18

Che ci ha detto di guardare dove non vedevamo e ci ha fatto vedere ciò che non guardavamo

 Che ogni frattale ti sia lieve!

Intersettiva che si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse

intersettiva.it