Gennaio 2011Archivi

Gen 28

Masi chiama in diretta Santoro e si adegua alla moda del momento. Che poi la cosa buffa non è neanche l’intromissione a scopo intimidatorio, quanto il fatto che gli incursori incazzati adorano tagliare corto ed attaccare in faccia all’interlocutore di turno per non prendere inculate, un po’ come si faceva con gli scherzi al telefono per evitare di essere riconosciuti o di sentire risposte offensive.

Ma sì, è tutto uno scherzo. Signorini, Iva Zanicchi, la Santanchè, una comitiva di zoccole - e con questo termine intendo esprimere un antisessismo totale - senza nessuno scrupolo, vecchi abbronzati con il viso rifatto e i capelli finti/tinti. E’ uno scherzo.

Gioca Rosy Bindi, che ad Annozero dice di credere nei dieci milioni di firme che il PD vuole raccogliere per mandare a casa Berlusconi. Gioca quando dice che il PD può vincere le elezioni politiche con mille “se” e mille “ma”, specie dopo le primarie di Napoli, o che anche gli elettori del PDL ormai si pongono seri dubbi su Berlusconi e quello che gli sta intorno. Fa quasi simpatia.

Al contrario di Italo Bocchino, che afferma chiaro e tondo che il mandante dell’affaire-Tulliani è Berlusconi, che il ministro degli Esteri Frattini è solo un servo e che loro, Futuro e Libertà,  pretendono le elezioni, vogliono andare al voto possibilmente a breve.

E’ questa la differenza. Nonostante tutte le remore, la solfa del “Paese che non accetterebbe e non capirebbe il voto” ha rotto i coglioni. E uno come Bocchino fa una gran figura, basta guardarlo mentre parla, fissare i suoi occhi, scrutare le narici che si allargano, la bocca in una smorfia disgustata. E’ questa la differenza. Futuro e Libertà è il risultato di un’operazione voluta e portata a termine da un gruppo di “bastardi” che conosce la politica, col pelo sullo stomaco e l’assertività come parola d’ordine.

Comincio ad accarezzare l’abusata idea della stima, mio malgrado.

S. Patrizio

Gen 27

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Rachel Donadio scrive un interessante articolo sul popolo da cui prende il cognome. Le sue parole, con operativa lucidità, mettono il dito nelle nostre piaghe più infette: il nepotismo feudale; l’abitudine fatalista ad accettare le cose così come stanno, perché dopotutto non si può che andare sempre peggio; l’anestetico del perdono, id est: tanto alla fine posso chiedere scusa ed è tutto dimenticato; la sofisticata capacità di rendere reale l’immagine o di realizzare la finzione. Poi, ovviamente, la nostra allergia a dare ragione, a dare conto se vi garba di più, delle nostre azioni.

And there is no word in Italian for accountability. The closest is “responsibilità” — responsibility — which lacks the concept that actions can carry consequences.

Di primo achito si viene presi, a leggere di questa nostra mancanza, dalla solita amara consapevolezza - figlia pure di un’esterofilia che ci si inocula per non guardarci troppo in faccia - del nostro degrado e declino inevitabili. Si viene presi dallo sconforto e si pensa alle dichiarazioni e alle azioni nostrane sparate alla rinfusa senza alcuna “accountability”.

Poi però si rilegge con più attenzione e si va oltre il velo di una lingua che per quanto internazionale è straniera e non può avere l’immediatezza della nostra. E dopo aver sorriso per quella ‘a’ trasformata in ‘i’, e aver dato un’occhiata fuggevole alle infinite permutazioni, ci si avvede del fatto che - cazzo! - ha detto o non ha scritto accountability? E mica è una parola loro quella, proprio per niente. I Sassoni d’Inghilterra - come amava definirli Borges - se la sono presa dai Normanni e questi ultimi dai Latini.

Insomma immaginate che qualcuno venga a casa vostra, vi prenda il mobile radio che tanto vi ricorda vostro nonno, se lo porti via e poi, dopo qualche tempo, vi capiti d’andare a visitare una casa oltreoceano e vi ritroviate quello stesso mobile, forse un poco cambiato ma non poi così tanto, e il proprietario vi dica, con malcelato stupore: “Certo che da voi mobili radio così non ne fanno più.”

E voi all’inizio dite di sì con rimpianto, poi vi ricordate di vostro nonno, di quando ci ascoltava le telecronache in perfetto e algido italiano accanto al mobile radio e dite: “e no cazzone di uno yankee, quel mobile radio è mio!”

Allora lo scippo con destrezza, la truffaldina ribalderia s’aggiunge al malcontento. Non solo l’allergia a dare conto delle proprie azioni, anche il sentirsi rimbrottare da coloro che per esprimere questo dare conto di hanno rubato le nostre stesse parole, il nostro mondo.

Un mondo che noi abbiamo dimenticato. Questa è dunque la nostra colpa. Non si tratta di questioni di traduzione, si tratta di non ricordare più come si vive tenendo conto delle conseguenze. Si tratta di non essere più in grado di raccontare, imbambolati da favole di bassa lega che ci evitano di guardare gli incubi che produciamo.

E pure una flebile eco suona da accountability. Un suono lieve, a cui certamente manca poco per morire ma che almeno può dare ancora la forza a chi sa ascoltarlo di ridere delle nostre finte realtà, delle dita straniere che si ficcano nelle nostre piaghe perché è grazie a una parte di noi che ancora riescono a vederle. Consci del fatto che di fronte al baratro ridere è l’unico modo per non sentire dolore.

Lyndon

P.S. Ma poi chi diavolo ha detto che “responsabilità” sia una parola in cui debba mancare il concetto che le azioni possono avere delle conseguenze?

 

Gen 25

Il link è piuttosto impegnativo ed è a puro fine di verifica. Con estrema cortesia riporto anche l’indicazione del minutaggio: 41 m 37 s. Per i coraggiosi e i puntigliosi da sottolineare, nei minuti precedenti, l’insistenza con cui l’untuoso e genuflesso “funzionario di gestione del declino” Alfonso Signorini vuole affrontare l’argomento.

Qui di seguito mi  esibisco in un’attenta sbobinatura - quasi letterale, non riuscendo io a trascrivere i singulti e le riprovevoli interiezioni meneghino/estatiche del nostro - del contenuto:

 (…) Per una persona che entra al Grande Fratello, altre 1000 restano fuori, e sono smaniose di farsi pubblicità, sono pronte a buttarsi tra le braccia di chi esce, sono sicuro (…), sono sicuro che Nando più che un carnefice sia una vittima (…) 

Di qui la domanda di cui sopra. Di qui il mio orgoglio, magra consolazione, per questa interpretazione di qualche tempo fa.

Paolo

Gen 25

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La misura del nostro “disagio morale” sta nella speranza d’esser salvati dal Messia.

Lyndon

intersettiva.it