Giugno 2011Archivi

Giu 21

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In metropolitana ho iniziato a sentirmi gli sguardi addosso già dai primi giorni.

Siamo pochi, noi ministeriali padani, per ora di ministeri al Nord non se ne parla, solo qualche ufficio di rappresentanza, come il mio.
Ho lavorato per vent’anni a Roma, ci sono nato, cresciuto. Ho conosciuto mia moglie a Roma: Monica, anche lei ministeriale. Ora la vedo solo nei week-end, lei è rimasta insieme ai miei due figli: Marco e Valerio.
Lei è nata qui, parla come la gente di qui ma non è proprio la stessa cosa.

Credo che si siano accorti che non sono come loro perché al ritorno a casa io non ci sono, sono già uscito. Forse qualcuno ha potuto pensare che fossi di quelli che entrano presto e vanno via tardi: uno stacanovista. Ma ne dubito. Qui si è fatto un gran parlare degli uffici ministeriali di rappresentanza e uno come me lo fiutano a naso.
Delle mattine, a volte, mi capita di incrociare uno sguardo diverso – solo per un attimo perché qui non ci si guarda negli occhi troppo a lungo – e mi accorgo che non c’è disprezzo, disgusto ma invidia.
Sinceramente non so di cosa preoccuparmi di più.

I colleghi mi dicono che sono paranoico, che quello coi pregiudizi sono io perché ancora credo al mito del Nord operoso e produttivo. Bisceglie, un uomo basso, scuro e prossimo alla pensione con cui divido la stanza in ufficio, mi ripete sempre che qui sono Italiani, come a Roma, con tutto il marcio del caso. L’unica differenza è che qui la dissimulano in modo diverso la propria italianità, bisogna solo tarare sulle loro frequenze la nostra innata capacità di far finta di non essere italiani.

Per quanto mi riguarda, Bisceglie la fa troppo semplice e cinica.

Ieri ho incontrato una camicia verde, credo fosse della ronda di quartiere, alla cintura aveva uno spray al peperoncino. Camminava tronfio e pingue al centro del vicolo, con la mano destra paffuta e sgraziata che accarezzava la punta dello spray. Sembrava uno scout che cerca di fare il duro.
Ho pensato: se mi chiede qualcosa, anche solo da accendere, gli salto addosso e gli infilo lo spray tutto su per il…
Poi ondeggiando verso il bordo del vicolo mi sono accorto che dietro di lui una donna passeggiava un po’ svampita, portando una gonna leggera e sottile che le danzava attorno ai fianchi ipnoticamente. La camicia verde non esisteva più.

Monica di solito porta gonne proprio di quel genere. Ricordo che la prima volta che la vidi ne portava una colorata di toni di verde chiaro con dei piccoli gigli di verde più scuro. In quel corridoio enorme e alto i suoi tacchi battevano il pavimento come se danzassero. Era estate, di mattina, e la luce entrava di taglio quasi avesse voluto alzarle la gonna. Ci guardammo, lei mi sorrise e mi disse buongiorno.

La camicia verde deve lavorare in comune o in qualche altro posto pubblico, ho cambiato vagone della metropolitana ultimamente e sono ormai un paio di settimana che lo vedo sia all’andata sia al ritorno. Quasi non lo riconoscevo.

Domani Monica e i ragazzi vengono a trovarmi, andiamo dai genitori di Monica in campagna.
Ancora non so come dirle che non voglio più tornare in ufficio.

Lyndon

Giu 15

Tipico esempio di silenzio assenso…

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Intersettiva

Giu 14

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Il popolo si è infilato i guantoni e ha iniziato a tirare pugni, ben assestati, al proprio recente passato, alle immagini vagheggiate del proprio futuro, soffrendo ora nel proprio presente per tutto quello che gli è passato sopra.

I colpi che tira feriscono, aprono la carne, la gonfiano, la arrossano e - Cassandra inascoltata - il duomo di Milano sul viso di Silvio Berlusconi sembra una carezza fatta con guanti di raso.

La carne che sanguina però è quella di un intero sistema politico, sociale, etico, estetico et alia. Si tratta di un dolore che colpisce anche i presunti vincitori dell’ultima ora. Il Governo è il bersaglio grosso, quello più esposto ma accanto e legato ad esso anche il complicato universo delle opposizioni viene indistintamente colpito.

Sotto questi pugni violenti s’incrina l’intera Italia degli ultimi anni e non è un caso che al tramontare dell’astro berlusconiano si accompagni la cacciata di Santoro dalla Rai. Anche la carne del campione mediatico delle opposizioni si apre e sanguina. La rozza grettezza in cui è sprofondata la nostra lingua in mano ai nuovi comunicatori - come il “fazioso” Santoro - le urla e gli strepiti, il cattivo gusto ostentato senza vergogna, l’asfittico e arido disappunto di chi storce il naso senza reagire, l’incanto vuoto di una continua campagna elettorale, tutto questo inizia a prendere pugni, sberle come si dice.

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Ma da dove prende il popolo la forza di dare pugni? Cosa ha fatto in modo che si andasse alle urne a votare? E a votare contro?

Il nuovo alcalde - questa è una parola che invidio non poco allo Spagnolo, testimonianza del suo matrimonio con l’Arabo e assai più bella del nostro “sindaco” - dicevo, il nuovo alcalde di Milano fa parte di una sezione minoritaria delle opposizioni e non soltanto per posizioni politiche. Giuliano Pisapia è espressione di un’esigenza di sobrietà ed efficacia e la sua immagine non è l’unica punta delle sue frecce. Egli è stato in grado di rispondere con il linguaggio e le parole, cose che per troppo tempo sono state per noi come sconosciute, alla paura e all’ansia che attanaglia i cittadini di Milano e il resto degli Italiani. La paura di finire molto male andando appresso all’Italia-carrozzone dell’era berlusconiana.

Si dice che il Premier non abbia più la magica capacità di essere in sintonia con gli elettori, che abbia perso la sua attrazione comunicativa, insomma che non sia più in grado di comunicare. E, infatti, Berlusconi non è più il simbolo della nostra pancia, delle nostre paure, del nostro odio, delle nostre speranze. La realtà, cruda, inesorabile e dura alla fine sta aprendo una breccia nel teatro. E la luce che inizia a entrare, come in caverne di platonica memoria, svela la fugace e mendace natura delle ombre che ci governano, sedute sugli scranni del potere o su quelli delle opposizioni al potere.

Così i Milanesi hanno scelto qualcuno che forse non si accecherà di fronte alla luce che inizia a entrare. Un uomo capace soprattutto di non farli naufragare in una cieca e arrogante incompetenza, abbronzata, impeccabile e sorridente di bianco.

La paura dei disastri nucleari, dei terremoti, la paura di vedersi rubata l’acqua dalle case ha fatto scegliere le urne piuttosto che la domenica del piacere confezionato. E sopra a tali paure che Berlusconi non riesce più a esorcizzare, come ha fatto con il terremoro de L’Aquila, si è sovrapposta qualcosa che dormiva da tempo: l’indignazione. L’indignazione dovuta al sentirsi sbeffeggiati da leader - con o senza potere - incapaci e pur con tutti i mezzi per fare che non vogliono rispondere delle proprie azioni, perché legittimamente impediti a essere uomini.

Paura e indignazione muovono i pugni del popolo ma quanti Pisapia esistono?

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Lyndon

Giu 07

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Ho sentito dire che probabilmente Michele Santoro non sarà presente con il suo Annozero nei palinsesti RAI della prossima stagione, e che, sempre con il beneficio del dubbio, avrebbe addirittura già concluso una trattativa per migrare su LA7 con tutta la sua redazione. Su questa emittente, infatti, gli sarebbe garantito il diritto di proseguire con il genere, a lui congeniale, della docufiction, come la chiamano gli addetti al settore.

Ma non sono sicuro di tale informazione. Voi ne sapete per caso qualcosa?

Non riesco a trovare altre notizie in merito e purtroppo non credo che i media si interesseranno molto alla cosa.

Nemmeno si stesse parlando della scelta della sua prossima velina bionda …

Quello della foto

intersettiva.it