Agosto 2011Archivi
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!
Dante, Purgatorio, VI
“Siamo nell’occho del ciclone”, si legge nell’editoriale di Ezio Mauro, che cassandramente si morde le mani perché le previsioni del suo giornale non sono state ascoltate. Ma c’è ancora tempo per la salvezza nazionale, tempo per difendere la nostra democrazia - notate che l’aggettivo ‘nostra’ è oramai a un passo da creare un ossimoro perenne con il sostantivo ‘democrazia’ - difenderla tutti insieme dall’instabilità dei mercati, la tempesta dantesca che ci sta affondando.
La ricetta del direttore di Repubblica è la seguente: Berlusconi se ne vada, in modo d’aprire una fase d’emergenza in cui Parlamento e Quirinale prendano le redini del Paese “per anticipare ad oggi i sacrifici previsti per il 2012, per varare un piano di riforme straordinario, per dimezzare i parlamentari, per cambiare la legge elettorale, per aggredire i costi della politica.”
Non credo che una democrazia, anche dovesse fronteggiare l’Apocalisse, si comporterebbe in questo modo, volendosi ancora ritenersi tale. Perché i cittadini della Repubblica dovrebbero dare fiducia a un Parlamento che ha dimostrato, al pari del Governo eletto, di essere affetto da “polverizzazione della leadership”? Sì c’è il Presidente Napolitano è vero, la sua immagine sembra che sia stata sapientemente preservata dalla malattia che ammorba la politica italiana ma si tratta di un’immagine e non ne abbiamo più bisogno ormai, in una tempesta con le immagini ci si fa ben poco.
Dunque, potremmo chiudere la Legislatura e votare di nuovo, come si farà in Spagna. Peccato che l’attuale legge elettorale non farebbe altro che peggiorare le cose. Siamo dunque in un paradosso labirintico in cui qualsiasi cosa facciamo l’unico risultato è quello di svuotare di senso la democrazia che, almeno nominalmente, dovrebbe essere la nostra guida, sempre.
E invece l’augurio di un Direttorio Napolitano, di un governo di salvezza nazionale, di misure d’emergenza sembrano essere le sole parole da scambiare riguardo al nostro futuro. Assurdità vuole che tali speranze vengano espresse da sinistra, in un ritorcimento politico che mette i brividi perché, domandiamoci, quando la tempesta sarà finita che Paese saremo? Che democrazia saremo? Probabilmente quella in cui coloro che hanno a cuore la salvezza dell’Italia se la spasseranno alla grande, danzando sulle ceneri del Paese che avremmo voluto.
Lyndon
Kill, Bubba, Kill!
Valutazione seria
Immàginati di essere parte di quei nomi che giudicano – novelli censori – le capacità degli Stati di contrarre debiti. Immàginati di essere parte di Standard and Poor’s o di Moody’s, insomma di lavorare per quegli spauracchi senza identità che sembrano essersi ritagliati per sé il ruolo di arbitri assoluti e incontestabili della nostra piccola felicità personale.
Guàrdati in mezzo a carte piene di proiezioni, modelli di crescita, previsioni di perdita, fluttuazioni, funzioni, rapporti, numeri, cifre, dati, etc. con gli occhi secchi, le tempie pulsanti e il monitor che ti sputa luce artificiale in faccia da ore. Poi, ecco un collega emergere da tutto questo con un’espressione che non riesci a mettere a fuoco completamente ma che dovrebbe essere ironica dal tono della sua voce: ti ho mandato un link, sveglia!
Allora, di nuovo occhi al monitor, leggi: nonostante gli zelanti sforzi del Pd di accorciare le ferie dei parlamentari italiani di una decina di giorni, i rappresentanti della Repubblica del Bel Paese andranno in ferie dal 3 di agosto al 12 di settembre. E proprio verso la fine di questo meritato periodo di riposo – e l’ironia del collega che ritorna, ora più chiara – cento deputati della Camera, sia di maggioranza sia di opposizione, se ne andranno qualche giorno in Terra Santa, in pellegrinaggio.
Vai oltre il solito sfottò per le tue origini italiane, per la tua abitudine di mangiare spaghetti e di amare la famiglia incondizionatamente, oltre, e poi ti ricordi della riunione del pomeriggio di ieri sui mercati europei, sul debito dell’eurozona e il capo in tailleur nero e camicia bianca che ti guarda dritto negli occhi per un istante, forse quasi con riprovazione, quando scorrono i dati italiani. Con tutto questo in testa rileggi il virgolettato “valutazione seria” e pensi che, mai quanto adesso, illudersi è il migliore antidolorifico per evitare di vedere come va in pezzi la tua piccola felicità personale.
Lyndon




