Chi è il nemico?
Stando al nuovo illuminante libro di Jeremy Rifkin, la crisi non è altro che il primo bagliore di una nuova era dell’economia globale: “La Terza Rivoluzione Industriale” - le maiuscole iniziali sono un doveroso ossequio alla brillante idea.
Rifkin ha in mente un mondo in cui la smetteremo con questa storia del vivere sopra le nostre risorse, di far finta di essere più ricchi di quello che siamo, e finalmente torneremo a prudurre cose concrete e non più inganni di finanza, grazie alla nostra liberata creatività. Il tutto condito da una fede incrollabile nella forza delle rinnovabili, che con fare verde speranza depenneranno d’un colpo i monopolii energetici del presente e grigio status quo per aprire al raggiante futuro, popolato da sistemi complessi, orizzontali, pieni zeppi di forze laterali, in cui tanti piccoli produttori prenderanno il posto dei vecchi capitalisti dalla fronte canuta di Mr. Burns.
Mentre aspettiamo che gli eventi succedano - e qui da noi si è professionisti di questa particolare attesa - ecco che un altro colpo al vecchio capitalismo viene inferto dall’uomo con il maglione al posto del completo grigio: Fiat esce da Confindustria. L’aquila degli Industriali perde gli artigli e credo che tutto questo non sia casualmente legato a un altro paradosso: Confindustria che non ottiene ciò che vuole da un governo di destra.
Si potrebbe concludere che alla luce dei fatti presenti e delle affascinanti storie sulla nostra sorte, bisognerà guardarci dal vicino che ci venderà la sua energia in surplus e dai capitalisti di nuova generazione, che faranno emergere il proprio doppiomento da maglioni blu scuro piuttosto che da inamditati colletti bianchi.
Bisognerà aggiustare il tiro…
Lyndon
