Lentamente
Con la solita lentezza anche il nostro governo cade, seguendo l’inevitabile destino che ha colpito Spagna e Grecia. Piano-piano ci siamo arrivati anche noi a dover rendere conto della crisi, anche se appariva solo una “moda passeggiera” fino a poco fa.
Abbiamo fatto resistenza ma alla fine meccanicamente anche noi dobbiamo chinare il capo sotto il peso di ingranaggi più grandi e inesorabili del nostro capriccio di far le cose all’italiana, tirando la corda, facendo i furbi fino all’utlimo istante.
E’ dunque per una conseguenza, dovuta alla crisi e al complesso modo di risponderle che l’Europa (Francia/Germania) sta attuando, che il governo italiano cade: ultimo carrarmatino che di fronte al tiro avverso dei dadi cede il territorio. Non c’è stata nessuna democrazia delle istituzioni o altre sue declinazioni che siano state capaci di strapparci la maschera berlusconiana. Senza lo sgretolarsi del sistema finanziario europeo il Cavaliere avrebbe finito - incontrastato - la sua legislatura, mantenendo saldo il dominio del suo show.
Se il nostro tiranno e il nostro perverso amore per lui fossero stati fatti a pezzi da qualcosa che non fosse finanziariamente determinato, se avessimo avuto l’ardire di seguire idee e indignazione, rabbia e scontento, se avessimo saputo coltivare il nostro giudizio, allora forse la caduta di Berlusconi avrebbe potuto avere a che fare con noi, con una nostra presa di coscienza del veleno che ci siamo sparati in vena per quasi vent’anni (parlo ovviamente delle ultime sirighe di veleno).
Non è così e lo vedo negli occhi dei cani che mordono le vesti del re.
Ma forse quando vedremo che il nostro marcio non verrà lavato via da un governo di transizione o dalla vittoria del Pd/terzo polo, allora ci renderemo conto di avere ancora l’ago in vena e di avere una dignità da rifondare.
Lyndon


