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Mar 01

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“E’ morto Lucio Dalla”. Un infarto in Svizzera e se ne va. Così.

Ma non si può dare una notizia del genere, così. Insomma, c’è bisogno di tempo per sedimentare la notizia. Non puoi venirlo a sapere mentre leggi di sfuggita della TAV, dei NO-TAV, della minaccia anarchica, del fisco, del derby. Lucio Dalla muore, con lui se ne va una certezza granitica e lo venite a dire così. Se l’Australia si trasferisse al Polo Nord fareste lo stesso? Non sono cose che si dicono senza un minimo di preambolo.

Bisogna tener conto dell’impatto devastante e di come si inonderanno i social network delle sue canzoni, delle sue foto, dei suoi video. Una marea montante che travolgerà tutta la superficie della rete, in un frenetico tentativo d’incassare il colpo. Si strapperanno lacrime e disapprovazione, rammarico e sospiri agitati, che rimarranno però a pelo d’acqua perché non è stato dato il tempo necessario per vedere arrivare la frase “Lucio Dalla è morto d’infarto in Svizzera”.

Ecco, poi c’è la storia della Svizzera. Da quella specie di limbo fiscale e temporale, riempito a forza di sogni e conti in banca protetti da sguardi indiscreti, non può arrivare una notizia così ferale. L’ultimo capitolo della storia di Dalla non può finire in Svizzera. Semplicemente perché non c’è nulla di svizzero nella morte di Dalla. Non è una notizia che ci si aspetta venire da quelle terre. Non si può vedere crollare un muro del nostro immaginario collettivo e pensare che la causa sia un infarto in Svizzera. Lì ci si va per curarsi, per fuggire ma di certo non ci si va per…

Morire d’infarto. A meno che, non si sia stanchi.

Lyndon

Feb 23

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Andrea Morigi su Libero ci rende partecipi della sorte di Kristin Himmler - non è un caso d’omonimia, la discendenza è diretta. Quale migliore contrappasso può esserci per la nipote dell’ideatore dell’Olocausto? Diventare ebrea - sposando Dani, strumento inconsapevole del giudizio del fato - divorziare (salvate almeno in parte le apparenze) e diventare una convinta filosemita. Tanto convinta da partecipare al convegno “Olocausto, discriminazione e tolleranza in un mondo globalizzato”, accostando il proprio cognome a quello dei massimi personaggi della cultura ebraica mondiale. Convegno che in sé non avrebbe dovuto sorprendere, secondo Morigi, se non per la presenza di quel cognome. Insomma, per intenderci, è come se al convegno “Diritti e Orgoglio, l’omosessualità nell’Italia del terzo millennio” figurassero fra i relatori le nipoti di Giovanardi e di Fede, prima ingravidate dalla discendenza di Vauro e di Santoro, poi fulminate da una conversione lesbica.

Ovviamente ad avere il coraggio di continuare a leggere si vedrebbe emergere la colpa che il contrappasso punisce: “Sarebbe stato più semplice far finta di nulla, accontentandosi di cedere al negazionismo storico. Invece la discendente di Himmler ha voluto sapere la verità.” Kristin, eretica dissidente, affetta da quella fastidiosa sindrome che è la curiosità femminile, è senza dubbio colpevole di aver inseguito il fantasma della verità, piuttosto che accontentarsi umilmente del diktat negazionista, come il suo cognome le avrebbe dovuto suggerire. Così condanna il suo nome e anche il suo pargoletto - perché, non paga, con Dani ci ha fatto pure un figlio. Povero bambino ebreo a cui sarà “difficile spiegare” perché alcuni suoi “avi” abbiano sterminato, oltre gli altri nel mucchio, l’altro ramo della famiglia.

Lyndon

Feb 10

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Stasera sono stato spettatore del Tg5 e il mezzobusto, sbarbato di fresco per mettere sotto i riflettori la sua composta espressione da notizie importanti, mi ha fatto vedere in esclusiva cosa è successo a bordo della Concordia durante la “tragedia”. A essere precisi, grazie al Tg5 posso dire di aver visto la confusione e l’apatia (sostantivo usato dal mezzobusto) del comandante Schettino che gestiva la sua plancia  un po’ come se stesse al bar dello sport alle prese con un guasto al flipper. Sì, è vero: il flipper è anacronistico ma a guardarlo bene a Schettino, si potrebbe concludere che anche lui lo è, almeno quanto il flipper (senza il fascino vinatage ovviamente).

Bene, dicevo: grazie Tg5! Ora so con certezza assoluta che per combinare un casino come quello della Concordia in plancia bisogna che sia successo proprio quello che ho visto. Per fortuna che le immagini in esclusiva hanno riempito il buco che la mia immaginazione, come quella del resto degli spettatori di questa sera, non avrebbe mai potuto colmare da sé.

Poi ho visto dei forzati della notizia, stacanovisti - non saprei quanto per scelta - che se ne stavano sotto le intemperie più spietate, al freddo e avvolti da eliche di neve gelida, per dirci quello che ogni spettatore vedeva da solo. Cioè che l’ululante Blizzard sta spazzando il Centro-Sud con le inevitabili conseguenze.

Era Lucrezio* a dire che godiamo a vedere una nave naufragare in mezzo a procellosi flutti - forse è per questo che per farci bere la storia della Concordia si sbattono tanto, dove si è mai visto un naufragio a meno di cinquecento metri dall costa e per giunta senza tempesta. Non divaghiamo però. Dicevo di Lucrezio e di quanto ogni tragedia o catastrofe naturale avvenga sia golosa per i nostri occhi - l’importante ovviamente e che si stia comodi e al sicuro. Ora a guardare quei poveri cristi - fra l’altro uno di questi oltre al Tg5 si è fatto anche il collegamento col Tg4 (sì, ciò vuol dire che sono stato spettatore anche di Fede) - immersi nella bufera, costretti a urlare tirando su col naso, con gli occhiali pieni di neve, quello che ho visto anche da Fede quando si è collegato col Tg5 era nella oscurità semitotale, se non fosse stato per un generatore di corrente il reporter avrebbe perso la possibilità di dare il suo prezioso contributo… Insomma, il godimento lucreziano va a farsi fottere, perché è sovrastato dall’inevitabile immedesimazione con quei poveri malcapitati. Quindi addio al piacere di vedere l’emergenza neve in tutto il suo magnifico splendore.

E però forse ne valeva la pena di vedere quei disgraziati. Perché colmi di pietà per loro e per tutti coloro che sono morti per la neve o hanno subito isolamenti rimanendo senz’acqua ed elettricità, il servizio su Bertolaso che punzecchia l’attuale dirigenza della “sua” Protezione civile ha un potere di persuasione assai più ficcante. Quando si arriva a vedere il bel faccione di Bertolaso si è incazzati neri con Schettino, terrone fancazzista che riesce a far affondare una nave facendo il coglione, si è impietositi per la “tragedia” prima dei morti nella Concordia - c’è anche una bambina tra loro - poi di quelli morti per la neve. E questa pietà fa aumentare l’incazzatura e quando sentiamo le parole decise, quasi fossero scolpite nell’acciaio, di Bertolaso che invita il governo a dare più poteri alla Protezione civile, in modo che non vi siano più le solite polemiche sullo scaricabarile di turno, be’ noi vogliamo Bertolaso comandante massimo e attraverso la sua immagine vogliamo, pretendiamo, l’uomo forte e di cipiglio che punisca i fancazzisti, metta in riga le malelingue, ci protegga dalla neve e dal carovita che ne consegue - perché è colpa della neve se spendiamo di più (quando arriva il servizio sulla mazzata al portafoglio l’incazzatura è arrivata alla perfetta cottura).

Dunque, tanto per tirare le somme - a proposito  il titolo del post è virgolettato perché son parole del mezzobusto del Tg5 - potremmo dire che dietro l’imposizione della cronaca fatta per immagini, gli spettatori non hanno potuto fare a meno di vedere e quindi di concludere da soli - cosa sapientemente sottolineata dal mezzobusto - i seguenti punti:

1 - E’ ufficiale nonché evidente, si è visto e la cronaca l’ha registrato e poi imposto: Schettino è un coglione ed è tutta colpa sua.

2 - La neve è ovunque, abbiamo sentito quasi sulla pelle il respito del Blizzard insieme agli inviati; in fondo vorremmo dare la colpa a Schettino, non possiamo ancora farlo ma nel frattempo siamo convinti che è come se lo fosse.

3 - Se ci fosse stato Bertolaso la Concordia avrebbe naufragato ma non ci sarebbero stati morti e Schettino sarebbe stato picchiato da Bertolaso - mediaticamente s’intende; ma soprattutto con Bertolaso il Blizzard ci faceva una pippa e non avremmo speso cifre esorbitanti per frutta, verdura, benzina, gas etc. etc.

Se Bertolaso si dovesse candidare alle prossime elezioni, lo votereste?

Lyndon

* Suave, mari magno turbantibus aequora ventis,
e terra magnum alterius spectare laborem;
non quia vexari quemquamst iocunda voluptas,
sed quibus ipse malis careas quia cernere suave est

È dolce, mentre nel grande mare i venti sconvolgono le acque, /guardare dalla terra la grande fatica di un altro; / non perché il tormento di qualcuno sia un giocondo piacere, / ma perché è dolce vedere da quali mali tu stesso sia immune. Lucrezio, De rerum natura, II, 1-4.

Feb 08

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A lei la birra non piaceva granché.

Me ne accorsi subito, le prime volte che andavamo al pub lei non beveva altro che weissbier. Quel denso intruglio mi ha sempre fatto schifo, mi ricorda il piscio conservato in frigo. A casa ne avevamo sempre delle vaschette piene. In quel caso si trattava del piscio di mio zio. Non ho mai indagato sul perché di quelle vaschette.

Lei aveva i capelli dello stesso colore. E questo però non mi faceva affatto schifo anzi al contrario. Sicuramente sarà stato il profumo che portava. Sempre pulita, ordinata ma mai truccata troppo. E dire che le amiche con cui andava in giro facevano a gara a chi avesse il mascherone da troia più variopinto.

Una delle ultime volte che la vidi, era d’estate e ci fermammo assetati in una specie di motel dove servivano birra ghiacciata “come il cuore freddo delle vostre ragazze” - recitava così una scritta su un cartellone all’entrata, di quelli con le lettere componibili. Insomma, quella volta lei ordinò una limonata ed io il mio solito boccale. Non parlammo quasi per niente, ce ne stavamo accanto al vetro lavato di fresco della tavola calda a sorseggiare e a guardare fuori. Non c’era molto traffico sulla superstrada, solo qualche autotreno e un gruppo un po’ sparuto di motociclisti.

Lei aveva i capelli legati, era sudata e beveva avida ma lentamente. Portava un canottiera bianca con una scollatura niente male. Poi, i miei preferiti, gli hotpants di jeans.

Quando il rombo delle motociclette passò e per strada non si vide più nessuno per un po’, mi guardò, vuotò la sua limonata e mi disse: Non capisco perché non risolvi i tuoi problemi. Li lasci a mezz’aria, te li inoculi più volte dentro, ti ci arrovelli, li mastichi ma niente, non ti vanno né giù né su. Rimangono sospesi e ti logorano. Per fortuna riesci a dimenticarli, soprattutto quando fai il tuo lavoro, a volte ci riesci anche quando siamo insieme. Ma mi sono stancata di vederteli appollaiati addosso. O li fai fuori o addio.

Passammo ancora qualche settimana insieme. Eravamo felici ed io sembravo aver ritrovato voglia di fare e a esser sinceri qualche cosuccia l’avevo risolta. Poi tutto tornò come al solito. Lei non capiva che c’erano delle volte in cui non vuoi fare altro che ciò che ti viene meglio e non avere niente intorno, perché quello che vedi, che fino a un attimo prima sembrava essere almeno in parte bello, non ha più niente d’interessante. E’ solo noia.

Lei non capiva che avevo bisogno di non pensare alle cose da fare, alle cose che si devono fare. Avevo bisogno di scappare a gambe levate da un’altra parte, lontano da quella cappa insopportabile. Forse sarebbe stato meglio se ci fossimo lasciati in quel motel. Le avrei dato la macchina - tra le altre cose era sua. Mi sarei incamminato con la sacca sulle spalle, cucendomi addosso la malinconia di un John Rambo o di un Bruce Banner della sigla finale di Hulk. Invece no. Lei se ne andò una sera, senza dire nulla. Ricordo  che fuori in strada l’allarme di un macchina era andato in tilt e il clacson fischiava acuto e svociato. Mi entrava in testa, spingendo.

Lyndon

intersettiva.it