Lug 22

Il tempo, come ai più noto, è tiranno. Specie per chi come noi è impegnato nella preparazione, fisica e spirituale, della stagione estiva. Serie a sei zeri di addominali pubici, ultimi rifiniture all’arredamento balneare prima dell’inaugurazione dello Stabilimento Lido Intersettivo 2010, solita routine maniaco-depressiva. Non per questo è lecito trascurare piccole perle d’informazione disperse nel mare mediatico. Pochi commenti, come alla su nascita si era prefissata questa rubrica (e voi fessi ci avete creduto), e la possibilità di trarre conclusioni a piacimento o di profondersi in insulti articolati.

Un articolo sulla riesumazione del cadavere del dittatore rumeno e comunista Ceausescu (abbinamento inscindibile di aggettivi che va di pari passo con l’altrettanto nota locuzione “l’attore del Grande Fratello): qui. Per lo più permeato di un atmosfera tipo “ve l’avevo detto io che c’ero e che avevo capito tutto con anni di anticipo” cara a parte della nostra stampa fa da contraltare, almeno per noi, alla notizia del primo provider pirata varato in questi giorni in Svezia con il sostegno dell’omologa formazione politica di cui ci eravamo già interessati in precedenza.

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Curiosa è soprattutto la percezione di uno scostamento perenne e addirittura crescente tra le anime di un coacervo, che si vorrebbe umano e intellettuale e quindi anche garante di diritti inalienabili e di possibilità individuali e collettive, e che invece è sempre di più e soltanto una traballante accozzaglia di mercati economici. Se da una parte un popolo, quello rumeno, a vent’anni di distanza dalla sua liberazione altro non ha ottenuto se non la vidimazione a territorio di conquista per chi in fondo avrebbe fatto volentieri affari anche con l’odiato regime e l’investitura a esportatore ufficiale della manodopera edile dell’Unione, nel defilato nord si può passare alla fase successiva e, consci del fatto che tutti possono avere accesso alla conoscenza e all’informazione libera, ci si può perfino preoccupare di rendere tale fruibilità assolutamente anonima e non controllabile. Anche di questo ci eravamo già interessati (se vi va).

Un articolo forse leggermente datato ma interessante per capire che effetto fa la nostra attuale scena politica all’estero.

Almeno un tempo girando le pagine dei quotidiani un po’ di aria la sentivi….

E poi i soliti scherzi del caldo e apparizioni varie.

Anche se devo ammettere che l’icona dell’antivirus sulla barra delle applicazioni sta prendendo una forma assai curiosa…o mio dio!

INTERSETTIVA e la sua curiosa percezione della temperatura reale

Mag 07

Ouverture:

Questo genere di post è di quelli che più mi spaventano. Provare a descrivere punti di vista, opinioni e considerazioni non banali su fenomeni storici che, durata del nostro pianeta permettendo (a proposito di banalità da ricordare e momenti di depressione da caldeggiare o sconfiggere a seconda delle vostre tendenze del momento - e aggiungo, cosa ci è rimasto se non la banalità?), richiederanno nella migliore delle ipotesi, buttiamola lì, almeno un’altra cinquantina d’anni, insomma, è una cosa che mi mette in un certo stato di apprensione. Non che la cosa possa essere di pubblico interesse, o che la scrittura di suddetti pensieri mi sia stata prescritta da un medico come cura sedativa per la mia indomabile creatività, comunque volevo rendervi partecipi di questo mio momento di tenera insicurezza.

Comunque sia, pensatemi un po’ come quello qua sotto mentre scrivo queste cose.

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Adagio:

Insomma, anche ai meno attenti e sospettosi (che non si crogiolano come noi nel dolce brodo del sospetto ricordato dal motto del nostro blog), si saranno fatti nel trascorrere dello scorso decennio un’idea meno romantica di quella propinata dalla vulgata ufficiale sulle ragioni e le realtà di questa benedetta Unione Europea. L’indottrinamento post-adolescenziale dell’Erasmus, la cultura condivisa, il suggello della facilità degli spostamenti geografici favoriti dal proliferare delle Low-Cost, le mille fantomatiche iniziative comuni, l’amichevole e caldo abbraccio dei Fondi Europei. Per i più scettici e tradizionalisti è stata lanciata lì anche l’opzione “radici cristiane” che “hai visto mai dovesse funzionare?” (una crociatina ogni tanto fa sempre bene). Bruxelles l’anonima come nuovo centro dell’impero di parlamentari con quarte cariche istituzionali, rimborsi spese modello “borsa di Mary Poppins” e tanta voglia di allargare l’orizzonte dei propri appetiti economici. Ovviamente noi come entità nazionale non ci siamo certo fatti guardare dietro e abbiamo primeggiato nella categoria.

Crescendo:

Ma a conti fatti, ben pochi di noi non si sono accorti che questa entità sovrannazionale andava assumendo i chiari contorni ed i solidi e spietati principi che regolano la madre di tutte le costruzioni umane ovvero quelli dell’economia nella sua incarnazione di una società per azioni. L’Euro ci protegge, siamo interlocutori più forti nei confronti dell’alleato di oltreoceano e delle fagocitanti Tigri d’Oriente. Tutto vero. Avvisaglie cicliche, sotto forma di referendum che bocciavano l’adesione alla Zona del Nuovo Impero, di paesi con un’economia per il momento più solida o semplicemente più autarchica e controllabile sono state forse facilmente interpretate come transeunti e destinate ad una successiva integrazione tra le fila dell’Ordine. E c’è comunque in questo poco merito da attribuire all’autodeterminazione di alcuni popoli ed evidentemente molto di più alla lungimiranza dei “vertici societari” di alcuni stati.

L’enorme, perché estesa ma non numerosa nei suoi membri, joint venture della classe dirigente del vecchio continente (beh, lo ammetto perfino io, qualcuno a crederci là in mezzo ci sarà pure, ma evidentemente conta poco) si sgretola come neve al sole di fronte a dei conti che, non c’è verso, non vogliono quadrare. Come i soci di un Consiglio di Amministrazione societario di fronte ad un bilancio in rosso pensano prima di tutto a salvare la loro quota azionaria, in questo plutocratico organismo transnazionale chi è in difficoltà non può portare giù nel baratro con sé gli altri, specie se sacrificabile come lo è la Grecia. Ovviamente a quel punto, chi è in odore di futuro tracollo, non può che ostinarsi a difendere tenacemente il debole del momento per creare un precedente importante, una soglia dietro la quale trincerarsi, un’ancora di salvezza per un naufragio imminente (Monsieur Frattini). La lista d’attesa della speranza: Portogallo, Spagna e, eccoci qua, Italia.

Senza nemmeno voler prendere in considerazione l’ingresso recente e/o programmato della galassia di stati dell’Est, ciascuno con prodotti interni lordi di dubbia comprensione e un reddito procapite che effettivamente anche a un bradipo tridattilo (e guardate che sono animali lenti ma intelligenti) sembrerebbe foriero di qualche squilibrio sociale nell’allegra combriccola (vogliamo fare un confronto tra un danese ed un rumeno?), ma  che costituiscono evidenti praterie di conquista per i filantropi di cui sopra e serbatoi di nuova forza lavoro con una coscienza di classe (lo so! vi prego passatemelo) di là da venire.   

Finale:

La Merkel, portavoce del socio detentore del pacchetto azionario di maggioranza, detta le condizioni. L’Inghilterra alle prese con l’eterna diatriba whig/tory e con un’affermazione di questi ultimi (notizia delle ultime ore) sembrerebbe premiare la teoria secondo la quale non tutti sono disponibili a sprofondare nel baratro in nome del progetto comunitario o comunque preferiscono farlo il più tardi possibile e per conto loro, viste le posizioni antieuropeiste di Cameron e nonostante quella che a detta di tutti gli esperti del settore è stata la politica economica anticrisi di Brown. Il tutto dovendo fare ancora chiaramente i conti con il newcomer Clegg (al quale almeno sulla carta va la mia simpatia e, sì, a volte basta anche solo una faccia nuova).

Comunque sia, le immagini brutali e ansiogene degli scontri di piazza in Grecia contro la nuova politica di austerity decisa dal governo di Atene (che detta così sembra molto più importante di quel che in realtà è e, come ovvio, sembra soffrire degli stessi nostri mali), memento e dimostrazione dei cicli storici ricorrenti, ci catapultano indietro nel tempo. Gli scioperi ad oltranza di minatori ed operai dell’era thatcheriana, gli scontri del luglio 1960 durante il governo Tambroni, e ancora prima fino alla repressione dei moti di Bava Beccaris nel 1898 in una girandola impossibile da enumerare di morti, incidenti e disordine che sto ripercorrendo solo per associazione di idee. 

Forse perché in Grecia, ci raccontano, la criticità del momento è esasperata dalla violenza degli anarchici fuori controllo (che nella peggiore delle ipotesi vantano quanto meno un’illustre tradizione essendo anarchici e per giunta greci) e di partiti anacronistici (e per favore leggete il penultimo capoverso di questo). Forse perché, seguendo il filo dei pensieri, ma anche solo per una puerile ingenuità degna del miglior dietrologo che è in me, trovo una curiosa assonanza tra chi predica un ordine incentrato su autonomia, libertà ed indipendenza del cittadino (riduttivo eh?) e chi invece ha fatto di regole e controllo una gabbia ed uno instrumentum regni con cui garantire esclusivamente la propria libertà, autonomia ed indipendenza in una roboante e accecante ricchezza. Insomma niente di nuovo sotto il sole.

Paolo

intersettiva.it