La pillola da ingoiare. Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine (si si, io lo chiamo proprio così!) e le concessioni/benefici ottenuti in seno al suo regime di arresti domiciliari causati dalla condanna all’ergastolo per crimini contro l’umanità (avvertite di già quel certo qual stridore?). Partire dicendo bene come stanno le cose potrebbe esserci d’aiuto per capire la situazione.
97 anni, condannato definitivamente nel 1998 per i noti fatti e dopo alterne vicende giudiziarie all’ergastolo da scontare, vista l’avanzata età, agli arresti domiciliari, il nostro Nonno Svastica già da qualche anno usufruisce di una serie di concessioni la cui giustificazione è facilmente ricercabile in una chiara volontà politica figlia dei tempi ed in linea con il progressivo ed evidente smantellamento delle istituzioni giudiziarie.
Facciamo però anche un passo indietro, o se vogliamo attorno a questa vicenda.
Un sito, minimale e mal fatto (voglio che sappiate cosa penso delle vostre capacità espositive e grafiche, oltre che di voi come esseri umani, se mai vi capitasse di leggere queste mie riflessioni - e comunque certo che non vi linko) che vende la biografia di questo imperturbabile vecchietto, i richiami alla sua solitudine - la moglie morta in Argentina da qualche anno, supponiamo per una malattia infantile -, la preoccupazione perché possa fare la spesa, nota curiosa in uno stato dalla popolazione sempre più anziana e sempre più abbandonata alla solitudine se non economicamente autonoma a tal punto da potersi permettere una compagnia, come ben sappiamo, ormai interamente reclutata tra le file della nuova “classe sottoproletaria”, ovvero gli immigrati.
Ricordiamo anche il gruppo di volenterosi gerontofili che hanno preso a cuore la sorte del vecchino e che quindi pagano di propria tasca spese legali e tutto quel che possa concorrere al trascorrere di una serena vecchiaia per chi, dopo una lunga ed onorata carriera da macellaio, si veda passare dalle istituzioni solo una magra pensioncina.
Dubbie (si scusate, sto per parlare di Mughini e quindi mi rendo conto che l’aggettivo è pleonastico) invocazioni alla pietas provengono però anche da quel putridume culturale bipartisan che ama portare avanti il caro discorso, anche questo ahimè sempre più trasversale, del “chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scordamm(e)ce o passat(o), simm (e) Nappule…”. Ma insomma, lui è vecchio, la guerra è finita da un sacco di tempo e non si sa nemmeno bene chi l’abbia vinta e voi state ancora qui a cercare i colpevoli, tutti siamo stati giovani, e spesso abbiamo fatto delle gran minchiate, io una volta ho anche fumato una canna (di solito è lo sdoganamento finale e ammiccante all’elettorato giovane e che sia stato almeno una volta in Salento nella propria vita). Ma può scattare anche l’immancabile confronto con la controparte sovietica e con gli equivalenti eccidi e atrocità, giacché lo spirito calcistico nazionale vede nell’invocazione al pareggio dei mali una panacea per ogni controversia e tutti negli spogliatoi sotto una bella doccia calda e con un paio di zozze che così capisci che la guerra è guerra e ai ragazzi poi alla fine non importa da che parte stanno, basta che gli fai un po’ menar le mani.

Ma il punto è che qui non stiamo parlando di sistemi astratti, di condanne storiche. Stiamo parlando di giustizia. Di certezza della pena. Anche di monito, si cazzarola, se davvero servisse a qualcosa. Come si può pensare di essere condannati per reati quali la corruzione e affini se si assiste al subdolo perdono di un crimine (per definizione giuridica “contro l’umanità”) come l’eccidio intenzionale e sistematico di centinaia di persone.
Un colpevole qui c’è. E’ vivo. Reperibile, che è già molto di questi tempi. E sta molto meglio di tanti altri suoi coetanei che al contrario di lui hanno vissuto una vita irreprensibile.
Non si tratta di schierarsi a favore della comunità ebraica di Roma o del mondo, che mi piacerebbe stigmatizzasse e combattesse proprio in nome dell’orrore patito anche contro l’applicazione estremamente parziale tra le sue stesse fila dei principi che in questo caso vuole difendere.
Ma invece ci dicono che lui ha voglia, spero (per la prima volta in vita mia) davvero, di andare ogni domenica in chiesa per la messa, peraltro attraversando Villa Borghese a piedi per una passeggiatina - che si sa, a Roma di chiese c’è penuria e il nostro SS è costretto addirittura a spostarsi non avendo trovato un luogo di culto più facilmente raggiungibile dalla sua abitazione.
Ma tranquilli, lo fa volentieri. Lui alla redenzione, ne sono sicuro, deve crederci sul serio. Siamo noi che non ci crediamo.
Giova forse ricordare che, nel corso dei processi subiti, il nostro non ha mai neanche lontanamente accennato ad una dichiarazione di scuse o ad una volontà di pentimento riguardo l’accaduto, tirando in ballo la normale, e prevista da parte sua, ottemperanza agli ordini ricevuti in tempo di guerra.
Si sono succedute anche richieste di grazia ai vari presidenti della Repubblica, fortunatamente sempre negate. E di questi tempi non è poco. Ma ci dicono che in fondo questo regime di arresti domiciliari e libertà vigilata alla “come cazzo ci pare” è pur comprensibile visto che Priebke non può certo reiterare il reato. Noi ringraziamo per questa rassicurazione, ma non possiamo fare a meno di chiederci se la cosa sia imputabile alla mancanza delle necessarie condizioni esterne, ovvero all’assenza di uno scenario di guerra, o invece al fisiologico affievolimento di quella caratteristica primaria e già riconosciuta - visto che condannata - del nostro, ovvero l’essere un infame assassino.
Dariano Biglione Delle Pule
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