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Set 09

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…mmm… non saprei Saiola (vedi sotto), ti seguo da sempre ma sono più o meno in disaccordo con alcune tue considerazioni, e poi sono in vena di precisazioni…

Partendo dal buon Enrico Ruggeri, senza la i dopo la doppia g (a meno che tu non ti riferissi a luiche però non mi sembra di aver riconosciuto tra i giudici). Non starò qui a magnificare la sua appartenenza nonché leadership di uno dei primi gruppi nostrani riconducibile, seppur con tutti i distinguo e le dovute cautele, al genere noto come “punk”, tra l’altro in concomitanza con la diffusione internazionale di detto filone e non con gli endemici 10-15 anni di ritardo che la produzione musicale di casa nostra, e i conseguenti gusti del pubblico, accumulano rispetto al resto del creato.

Una breve digressione a tal proposito  meriterebbe l’album che il nostro ha pubblicato nel 2004. Sebbene non si possa davvero considerare indimenticabile il lavoro in questione, e lasciandomi pervadere da quelle che sono soprattutto le ragioni del cuore, direi che in fondo poco conta il contenuto di un album dedicato al figlio tra i turbini del ribellismo adolescenziale, se questo è intitolato “Punk prima di te”. In fondo il vertice creativo e poetico è stato già raggiunto nel titolo, no?

Ma dell’un tempo occhialuto cantante (tra i primi n Italia a sottoporsi all’operazione di correzione della miopia, se la cosa può essere di qualche interesse) io apprezzo anche la produzione recentissima, fino a quella “Notte delle fate”  portata all’ultimo San Remo (questo il video ufficiale, ma la versione orchestrata eseguita al Festival era a mio avviso ancora più convincente) e che gli è valsa la quasi immediata esclusione dalla gara proprio in virtù della palese e ostentata fedeltà della canzone alla linea produttiva dell’artista, senza quindi nessun possibile occhieggiamento furbino ai gusti immutabili del festival e a quelli del momento. Proprio questa mi sembra infatti la miglior dote di uno dei nuovi giudici della trasmissione: una coerenza e semplicità musicale che mi fanno riporre in lui la medesima fiducia che ho ovviamente nei confronti di Elio.

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E d’altronde la cosa è già stata ampiamente dimostrata negli 80.000 (vi prego, non pensate seriamente  a cosa voglia dire un numero così esorbitante di persone che ritengano in buona o cattiva fede di poter vivere delle prodezze della propria voce … non ve lo meritate!) provini che i giudici hanno dovuto affrontare quest’anno prima di dare il via alla nuova edizione.

Mi rendo anche conto che a fare da contraltare ad un’indubbia competenza musicale ci siano però anche una serie di terrificanti esperienze come conduttore televisivo, tra l’altro di programmi di incerta collocazione intellettiva,  che non sarebbero giustificabili nemmeno se il buon Enrico si fosse trovato in quei frangenti in grave ambasce economiche. Ci sarà in fondo una ragione se dopo di lui la conduzione di Mistero (ma che dite, a lui l’avevano affidata solo per l’omonima canzone?  L’interrogativo potrebbe essere argomento di una puntata della trasmissione stessa) è stata affidata al maestro Raz Degan, il quale ha creduto, lo si coglieva nel suo sguardo allibito e anche un po’ spaventato, a ognuna delle innumerevoli singole cazzate siano state affrontate nel corso del programma e presentate come incredibili fenomeni dell’occulto e del paranormale.

A lasciarmi perplesso è invece il nuovo meccanismo del talent show, che con quattro giudici porterà di fatto a ricorrenti ipotizzabili situazioni di parità (a meno di un’auspicabile coalizione a larghe intese anti-Tatangelo), dirimibili soltanto con il ricorso all’amato televoto, garanzia di pessima qualità ma di ottimi ascolti, e che depaupererà incontrovertibilmente ogni serietà di giudizio da parte dei giudici.

Mi trovi in leggero disaccordo anche su Katy Perry, che seguo fin dall’esplosione internazionale del 2008 con Hot’n’Cold.  Alcuni ritmi e sprazzi della sua breve produzione, pur riconducendola in sostanza al filone delle Lolite Pop di spearsiana memoria, le donano anche una lieve connotazione Brit (inusuale in un prodotto americano) che non disprezzo totalmente e che me la rendono più facilmente accomunabile ad una tarda “Spice Girl” piuttosto che ad una post Shakira, cosa che, spero vogliate convenire con me, presenta delle differenze non di poco conto.

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Concordo invece, come naturale, sull’individuo Facchinetti, essere umano il cui ruolo nell’intelaiatura cosmica continua a sfuggirmi, e verso il quale il mio sgomento e risentimento è aumentato una volta appreso della di lui attuale liason  con Alessia Marcuzzi. Vogliate a tal proposito scorrere questo breve articolo (la cui versione integrale i coraggiosi potranno trovare su Vanity Fair del mese in corso). Ritengo che somma attenzione debba essere tributata alla parte relativa alle ragioni del primo incontro tra i due e che si debba poi procedere velocemente a trovare anche noi altri dei buoni contatti all’interno di Facebook Italia e scaricare invece i soliti all’interno di Facebook Bolivia di cui attualmente disponiamo.

Ma  già, tu hai visto un film con Vaporidis e per questo io ti temo e ti rispetto.

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Per quanto mi riguarda, mi riprometto quest’anno di seguire più attentamente Voyager, rotocalco di conoscenza misteriosa capitanato dal valente Roberto Giacobbo. Sono infatti sicuro che il tenore medio di una puntata del programma, sempre in bilico tra “Dante è stato in Islanda prima di scrivere la Divina Commedia e a questa terra si è spirato nelle sue descrizioni dell’Inferno” e “Ci sono prove inconfutabili dell’esistenza di Batman anche durante il crollo del WTC del 2001” ma anche “Elvis Presley ha rapito gli alieni e  gli ha insegnato il suo maestoso movimento pelvico, per loro letale dopo prolungata esecuzione e ragione per cui nessuno ha mai invaso il nostro pianeta”*…insomma, mi sarà utile per una migliore comprensione della mia, della nostra e della vostra natura ultima.

Ecco, come al solito mi nascondo dietro un filo d’erba, e baratterei volentieri la smania televisiva che mi avvince con un solo barlume di maggior comprensione e speranza per le sorti di questa nazione ferita, le cui tendenze, umane prima che politiche, rifuggono da qualsiasi analisi,  catalogazione o interpretazione semplicistica. O forse questo è l’unico modo per salvarsi?

 Doriano Sampieri  

* Attenzione! Solo una delle precedenti frescacce è frutto della mia fantasia malata. Le altre sono di quella di Giacobbo e di quelle dei suoi collaboratori presumibilmente.

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Mag 11

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La Binetti esulta. Insieme a lei un sorriso deve farlo anche l’ex ministro Fioroni. Sui titoli dei giornali ci va Maria Stella Gelmini. Credo però che a quest’ultima tocchi maggior gloria mediatica soltanto perché le è capitato di essere l’attuale ministro di turno della pubblica istruzione italiana. Immagino che tutti e tre, da buoni zelanti e pii cristiani, esultino all’unisono. (Questo anche per far riflettere sull’armonia delle sfere del complesso sistema politico nostrano)

La notizia è di quelle a cui siamo abituati.  E’ una notizia che ormai invecchia e diventa noiosa solo a scorrere le prime righe. In sostanza: la religione riassume un ruolo paritario alle altre discipline riconosciute dalla Repubblica nel concedere crediti agli studenti delle scuole pubbliche. E’ vero ci si affretta a dire che ciò varrà solo per quegli studenti che scelgono di avvalersi dell’insegnamento della religione. Per loro, dopotutto, tale disciplina diviene obbligatoria e, dunque, perché non far raccimolar loro crediti grazie allo studio religioso? A dirla così non fa una piega, quasi si stenta a credere che una cosa talmente lineare abbia ricevuto l’opposizione del TAR del Lazio, nonché la denuncia di associazioni laiche e non cattoliche - come si legge nell’articolo di Repubblica on-line. Però nel testo di Salvo Intravaia si omette - chi sa per quale motivo? - di sottolinare che il ragionamento addotto dal Consiglio di Stato non tiene conto del fatto che l’insegnamento della religione nelle nostre scuole è in realtà un catechismo malamente camuffato. Se, infatti, si trattasse di una desciplina che insegni agli alunni ad analizzare la religione in quanto sfaccettato e polimorfo fenomeno antropologico e storico, non vedo quali problemi ci possano essere nel dare a una tale disciplina dei crediti formativi - cioè un valore nel processo di crescita di un cittadino (suona meglio  vero?).

Il fatto è che così le cose non stanno. Lo sanno tutti. Lo sa chi esulta, che sia dotato di potere o che non lo sia. Lo sa chi si oppone a tali storture. Lo sa molto probabilmente il Signor Intravaia.

Ora, per quale motivo un giornalista di Repubblica non debba mettere in evidenza in modo chiaro come ciò che prima ha tentato Fioroni e che oggi riesce alla Gelmini è, nella sua pericolosa trasversalità, l’ennesimo colpo alla laicità della nostra morente Repubblica? Spero che Intravaia abbia remore diverse dal semplice fatto che lo stesso articolo avrebbe potuto avere Fioroni o la Binetti nel titolo e la Gelmini fra i politici citati. Ma, sapete? Ci credo poco che vi siano motivi diversi.

Intanto su un fronte più sostanzioso e succulento la Cei fa sentire la sua voce - e chi sa se alcuni neoeletti Vassalli non si affretteranno ad allinearsi. Il federalismo sembra essere cosa inevitabile anzi ormai per molti auspicabile. Mai come adesso le forze cattoliche hanno la possibilità di rimodellare l’assetto istituzionale del nostro Paese: un’ occasione forse anche più ghiotta dei Patti lateranensi. Si parla di solidarietà, di diritto alla vita e alla sanità, si parla di cittadinanza ai figli degli stranieri. Infine si ricorda di non lasciare indietro i bisognosi in questa corsa a diventare regionali. Tanto lo sappiamo che un’Italia ancor più campanilistica e divisa sarà ancor più debole di fronte all’internazionale e globalizzato mondo cattolico. Lo sappiamo, vero?

In conclusione una bella notizia - intendiamoci bella in relazione alle prime due. Nel profondo Nord-Est si potranno gettare le ceneri al vento dei cari estinti. Ci sono parecchie cose di cui accertarsi prima ma si può fare.

Ah! I miracoli dell’autonomia regionale!

Lyndon

Apr 09

  

Ma può anche fungere da “Non Rassegnamoci stampa #15″…  

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Capita a volte, per ragioni che sarebbe lungo ed inutile qui prendere in considerazione, di sottrarsi a quelli che consideriamo nostri doveri e/o piaceri. Il rammarico, va da sé, aumenta quando è a questi ultimi che veniamo meno. Come, ad esempio, al piacere che riveste per me l’enumerazione,  insieme a voi e senza alcuna pretesa di completezza o ordine di importanza nella lista stessa, di quelli che sono gli eventi di recente occorsi in questo lembo di terreno antico su cui ci muoviamo, o poco oltre. Meglio poi se conditi da argute riflessioni e velleità interpretative. E allora, rotti gli indugi, partiamo con questa necessaria sanatoria di umanità dolenti.

 

Sembra doveroso intraprendere le danze dal dispiacere del Papa (che tra l’altro sembra essere una condizione piuttosto ricorsiva per il Santo Padre), solertemente comunicatoci dal Cardinal Bertone e causato dall’ondata di accuse che rimbalzano per il mondo circa la presunta capillare diffusione della pratica sessuale che cade sotto il nome di pedofilia tra le schiere del clero (o di pedofilie, e devo dire che ritengo questo plurale in voga ultimamente una agudeza giornalistica di altissimo livello). La considerazione più ovvia, da ateo, è quella di non capire come una situazione conclamata ed esplosa oltre ogni ragionevole dubbio non porti ad una conseguente, terribile e più che giustificata (questa è fede, non politica) ondata di indignazione nel mondo credente. Se io fossi cattolico, se io fossi andato in chiesa con frequenza e consapevolezza delle mie azioni, se avessi ricevuto i sacramenti dalle mani di chi, protetto dall’arroganza e da omertà mafiosa e nazista, poco prima o subito dopo ha infranto e calpestato ogni umana dignità - e non è un problema di bambini e di età omologabile per dar sfogo alle proprie pulsioni sessuali, ma di pura e semplice, ancestrale violenza e sopraffazione del forte su un debole quando il contesto lo legittima - se io, ancora, volessi continuare a credere in tutto ciò in cui ho creduto, beh, io non avrei un attimo di esitazione nell’urlare, sbraitare, richiedere a gran voce tutto ciò che è necessario ed indispensabile per impedire che ogni singolo esponente della Chiesa Cattolica, dal prelato di campagna al capo supremo Herr Ratzinger, sia messo nell’impossibilità di stuprare bambini, disabili o chiunque altro, di proteggere i responsabili e i colpevoli, di negare arrogantemente l’evidenza delle proprie o altrui colpe. Perché una cosa è certa, Dio e il suo braccio mediatico sulla terra nella persona di Gesù Cristo hanno detto tante cose passibili di interpretazioni forzate e sbilenche (cosa che ovviamente in questi duemila anni non ci siamo certo fatti mancare), ma di sicuro nessuno dei due ha espresso concetti che legittimino azioni pur lontanamente simili a quelle che questi maiali in abito talare hanno sempre fatto, stanno facendo e sembrano intenzionati a non voler interrompere  (e grazie a Giorgio Gaber per le numerose citazioni subdole, le mie, degli ultimi due periodi). A questo punto si potrebbe interpretare la loro monolitica guerra all’aborto come una legittima preoccupazione per una minaccia che possa preventivamente ridurre il materiale umano prezioso ed indispensabile alla soddisfazione delle proprie perversioni.

 

Ma voltiamo pagina. Recep Tayyip Erdoğan, Primo Ministro turco dice che Israele (paese con il quale solitamente l’illuminata democrazia islamica ha buoni rapporti militari) è “una minaccia per la pace regionale”. E giù polemiche. Non sono d’accordo. La frase in sé per sé è una semplice constatazione di un dato di fatto ed equivale più o meno ad affermare che, con buona probabilità, il “Pecora” Buontempo avrebbe difficoltà a prender casa a Christiania, no? Però è cosa risaputa, la real politik ha ben poco a che fare con i dati di fatto. Così l’Iran non può e non deve continuare le ricerche nel campo del nucleare, che a noi gli iraniani ci piacciono solo quando mandano i messaggini di dissenso contro il regime  su Twitter e fanno la rivoluzione su Youtube. La Cina oscura Google e Obama, dopo aver dato il via alle trivellazioni petrolifere in Alaska, come diceva la stolida Sarah Palin, firma l’accordo di riduzione dell’arsenale nucleare con Medvedev,  primo ministro russo che conta più o meno come le Fær Øer ai gironi di qualificazione dei Mondiali di calcio.

Comunque sia, “la resistenza nella scuola nei programmi scolastici è sottointesa”, ci rassicura la Lega Nord mentre Alemanno si rallegra di aver trovato una buona soluzione per abbattere il muro marmoreo che protrude dalla teca dell’Ara Pacis di Meyer. “Non favorisce il dialogo tra città e fiume”, dice lui, e mica i muri li possono abbattere solo a Berlino, aggiungo io. C’è da rimpiangere i tempi dei congressi socialisti con piramidi in vetro di Gae Aulenti!

 

A chi sta seguendo invece la serie televisiva Boris 3, che ha forse acuito un po’ i toni di satira politica, mi permetto di proporre questa mia vecchia considerazione in merito. A distanza di tempo, magra consolazione, mi sento di poter dire di aver avuto ragione praticamente su tutta la linea.

 

Per fortuna ci viene in soccorso l’arte. Red Canzian, già talentuoso bassista dei Pooh, vara il suo talent show personale, ma con tutti i distinguo del caso - esilarante la spiegazione del nome della sua fondazione. Lui cerca i Beatles, dice, e a soli 50 anni di distanza dal loro esordio, come biasimarlo. I coraggiosi possono dare uno sguardo al palinsesto concertistico emanazione dei fasti musicali italici (astenersi deboli di cuore) oppure rinfrancarsi con il coraggioso film di Rocco Papaleo. E voi che dite? Merseyside o Lucania Beat?

 

Barbara D’Urso, intanto, ex conduttrice ma anche aspirante partecipante allo Show dei Record per entrare nel Guinness dei primati (punta all’elezione della donna più anziana che sembra avere perennemente sedici anni e mezzo, ma senza l’“aiutino” chirurgico, badate bene, mentre è stata squalificata dalla categoria per il più alto numero di cazzate detto in un’unica trasmissione - il premio è andato ad una qualsiasi edizione del TG1 di Minzolini), conduce la sua personale campagna mediatica contro l’aborto. Ecografie in diretta di starlette che pensano che l’utero sia quello della Riforma Protestante e che tra l’altro probabilmente sono ovipare. Lei estasiata dice: “Posso fare un applauso alla vita?”. Certo che puoi, Barbarona! Tuttavia più che un applauso alla vita in generale sarebbe il caso di fare un applauso alle forme di vita intelligente. E tu, pur rientrando, temo, nella prima categoria, sei certamente esclusa dalla seconda.

 

Intanto sono 176 giorni che Stefano Cucchi aspetta la verità ed una degna sepoltura. 

  

Paolo

Mar 24

Stasera volevo scrivere dell’Isola dei Famosi, della battaglia accorata di Simona Ventura per la libertà di stampa e delle perle assolute di Diaco.

Ero talmente tanto convinto di questa mia decisione che ho chiamato Paolo al telefono, per condividere con lui le mie idee, la mia rabbia e per riderci sopra.

Poi con Paolo abbiamo colto l’occasione per parlare anche di altro (per fortuna): lui mi ha chiesto del mio lavoro, come sta andando, degli ultimi cambiamenti e così ci siamo ritagliati un pò di tempo per noi visto che, come direbbe Diaco, viviamo del nostro lavoro e della nostra fatica e quindi  siamo uomini di cultura popolare, come Davide (cazzo Diaco, è possibile che tu non sia in grado di esprimere pareri fondati su categorie un pizzico più complesse dell’antinomia cultura intellettuale vs cultura popolare?).

Prima di mettermi a scrivere ho fatto un giro su internet, per sbollire un po’, e per mettere a fuoco il nocciolo del mio post.

Dopo qualche minuto però mi sono imbattuto in un post di un blog di ciclismo che parlava di una storia molto bella: bella perché edificante e diversa, lontana dal mare di merda che circonda la nostra isola sempre più deserta.

La storia la trovate qui.

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La Ventura non smetterà di urlare, Diaco avrà sempre il suo piglio da grande opinionista ma, almeno, io vado a dormire più sereno. E spero anche voi.

Alessandro

intersettiva.it