Ieri ho visto il futuroArchivi

Ott 03

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Stando al nuovo illuminante libro di Jeremy Rifkin, la crisi non è altro che il primo bagliore di una nuova era dell’economia globale: “La Terza Rivoluzione Industriale” - le maiuscole iniziali sono un doveroso ossequio alla brillante idea.

Rifkin ha in mente un mondo in cui la smetteremo con questa storia del vivere sopra le nostre risorse, di far finta di essere più ricchi di quello che siamo, e finalmente torneremo a prudurre cose concrete e non più inganni di finanza, grazie alla nostra liberata creatività. Il tutto condito da una fede incrollabile nella forza delle rinnovabili, che con fare verde speranza depenneranno d’un colpo i monopolii energetici del presente e grigio status quo per aprire al raggiante futuro, popolato da sistemi complessi, orizzontali, pieni zeppi di forze laterali, in cui tanti piccoli produttori prenderanno il posto dei vecchi capitalisti dalla fronte canuta di Mr. Burns.

Mentre aspettiamo che gli eventi succedano - e qui da noi si è professionisti di questa particolare attesa - ecco che un altro colpo al vecchio capitalismo viene inferto dall’uomo con il maglione al posto del completo grigio: Fiat esce da Confindustria. L’aquila degli Industriali perde gli artigli e credo che tutto questo non sia casualmente legato a un altro paradosso: Confindustria che non ottiene ciò che vuole da un governo di destra.

Si potrebbe concludere che alla luce dei fatti presenti e delle affascinanti storie sulla nostra sorte, bisognerà guardarci dal vicino che ci venderà la sua energia in surplus e dai capitalisti di nuova generazione, che faranno emergere il proprio doppiomento da maglioni blu scuro piuttosto che da inamditati colletti bianchi.

Bisognerà aggiustare il tiro…

Lyndon

Set 05

Attenzione, messaggio a tutti i passeggeri, nessuno escluso.

Siamo spiacienti ma per cause a noi ignote e di forza maggiore, saremo costretti a un atterraggio d’emergenza. Allacciate le cinture, se ne avete, baciate i vostri cari e tenetevi pronti a scendere di quota. Sono indispensabili le maschere dell’ossiggino, da cui vi consigliamo di non separarvi fino a quando la manovra di atterraggio sarà terminata. Non potete mancare l’appuntamento con le lenti 3D che vi culleranno negli occhi immagini rilassanti e gioiose come la seguente:

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Vi ricordiamo di usare il parental control - il tasto rosso sul lato destro del sedile - per consentire la visione a un pubblico non adulto. In tal caso avrete a disposizione per i vostri piccini immagini come la seguente:

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Il costo degli occhiali vi sarà comodamente addebitato sul vostro conto corrente.

Un’ultima cosa prima di andare, diffidate da eventuali notizie di tipo diffamatorio e fazioso come quelle che certi organi di stampa non riescono proprio a evitare di trasmettere, anche in situazioni in cui la coesione di tutti noi dovrebbe essere un valore assoluto.

Infine vi ricordo che è già stato allestito un comitato di benvenuto, a tutti i passeggeri sarà riservato un trattamento speciale a un prezzo stracciato.

Vi ringrazio per la collaborazione.

Il vostro comandante

Lyndon

Ago 05

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Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

Dante, Purgatorio, VI

“Siamo nell’occho del ciclone”, si legge nell’editoriale di Ezio Mauro, che cassandramente si morde le mani perché le previsioni del suo giornale non sono state ascoltate. Ma c’è ancora tempo per la salvezza nazionale, tempo per difendere la nostra democrazia - notate che l’aggettivo ‘nostra’ è oramai a un passo da creare un ossimoro perenne con il sostantivo ‘democrazia’ - difenderla tutti insieme dall’instabilità dei mercati, la tempesta dantesca che ci sta affondando.

La ricetta del direttore di Repubblica è la seguente: Berlusconi se ne vada, in modo d’aprire una fase d’emergenza in cui Parlamento e Quirinale prendano le redini del Paese “per anticipare ad oggi i sacrifici previsti per il 2012, per varare un piano di riforme straordinario, per dimezzare i parlamentari, per cambiare la legge elettorale, per aggredire i costi della politica.”

Non credo che una democrazia, anche dovesse fronteggiare l’Apocalisse, si comporterebbe in questo modo, volendosi ancora ritenersi tale. Perché i cittadini della Repubblica dovrebbero dare fiducia a un Parlamento che ha dimostrato, al pari del Governo eletto, di essere affetto da “polverizzazione della leadership”? Sì c’è il Presidente Napolitano è vero, la sua immagine sembra che sia stata sapientemente preservata dalla malattia che ammorba la politica italiana ma si tratta di un’immagine e non ne abbiamo più bisogno ormai, in una tempesta con le immagini ci si fa ben poco.

Dunque, potremmo chiudere la Legislatura e votare di nuovo, come si farà in Spagna. Peccato che l’attuale legge elettorale non farebbe altro che peggiorare le cose. Siamo dunque in un paradosso labirintico in cui qualsiasi cosa facciamo l’unico risultato è quello di svuotare di senso la democrazia che, almeno nominalmente, dovrebbe essere la nostra guida, sempre.

E invece l’augurio di un Direttorio Napolitano, di un governo di salvezza nazionale, di misure d’emergenza sembrano essere le sole parole da scambiare riguardo al nostro futuro. Assurdità vuole che tali speranze vengano espresse da sinistra, in un ritorcimento politico che mette i brividi perché, domandiamoci, quando la tempesta sarà finita che Paese saremo? Che democrazia saremo? Probabilmente quella in cui coloro che hanno a cuore la salvezza dell’Italia se la spasseranno alla grande, danzando sulle ceneri del Paese che avremmo voluto.

Lyndon

Mag 31

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A Milano non sono mai stato, perché partendo da Roma ci sarei andato per dover far qualcosa o per amore. Ma adesso che è in mano a un uomo che la renderà capitale di ogni nefandezza legata ai dannati gruppi etnici, mostri orribili degli incubi, a Milano ci andrei anche per il gusto di visitarla, di vedere con i miei occhi il vento che ha preso a spirare sul resto della Penisola, un vento nuovo che pare essere veleno per i polmoni vecchi e il vecchio cuore di Silvio Berlusconi e della sua Italia.
Milano adesso è comunista, se ho fortuna e ci vado in tempo mi godo qualche bella manifestazione di piazza con finale bolscevico; faccio amicizia, fraternizzo con i migranti, mi compro una sciarpa arancione e vado su è già per Via Monte Napoleone – che ovviamente spero di vedere divelta e piena di vetrine in frantumi.

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Milano è rossa! Va be’ diciamo arancione. La Padania tutta soffia arancione su se stessa e dal Nord, quello della classe media avvizzita e piena di rabbia contro tutti, si sente odore di nuovo. In un mondo incartapecorito al cerone di stucco questa parola “nuovo” è come un fiume che inonda una piana riarsa, un flusso inatteso di acqua fresca in una gola assetata.

Siamo tutti felici, abbiamo ricacciato indietro quella massa oscura che ci faceva da cappa, respiriamo ancora una volta all’aria aperta. Abbiamo vinto una battaglia che ci dice della nostra vittoria finale. Il satiro populista è ora come Polifemo: urla e grida disperatamente, ce l’ha con tutti, tranne che con se stesso, ha aggiunto i suoi inetti sottoposti nella lista lunga dei nemici. Ora è vittima anche dei suoi e la sua Italia sta rovinando sul suo capo.

Il popolo ha scelto. Il popolo ha detto la sua. E i nuovi eletti vedono il sole della democrazia sorgere dalle finestre del proprio ufficio e, allora, scendono in piazza e rivangano l’umore nero della sconfitta trasformandolo in rivalsa.

C’è un vento nuovo che tutti ci innalza, sopra sciarpe d’arancio e teli colorati. L’Italia del Cavaliere ha subito il colpo che la disarcionerà, già assapora in cuor suo la polvere. La nostra Italia risorge da un limbo tossico di anestesia e dolore.

Guardiamo al futuro sorridendo di nuovo. E siamo presi da una sorpresa che non pensavamo più di provare che ci instilla euforia e gioia perché d’improvviso qualcosa è cambiato.

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Poi il grido dello sconfitto alla fine riecheggia, comprensibile. E lo fa quando il caos della vittoria si acquieta, si torna a casa, sfogati e stanchi e si fa abbastanza silenzio per udire quell’eco inquietante.

“Nessuno!”

Grida il Cavaliere. Nessuno lo ha accecato. Nessuno lo ha sconfitto in casa propria, rivolgendo le armi della calunnia contro il calunniatore, inceppando la macchina del fango un po’ come si farebbe con delle banane nella marmitta di un’automobile. Nessuno ha vinto la battaglia. E se nelle orecchie di Silvio Berlusconi ciò vuol dire che ancora deve nascere quello capace di sconfiggerlo, nelle nostre, i nuovi vincitori, ci dice del punto interrogativo sulla nostra identità.

Chi siamo noi se non Nessuno? Usciti, puzzolenti e malconci, da un antro oscuro, una prigione putrida. Scappati da morte certa sfruttando la tracotanza del nostro aguzzino. Non siamo usciti spada in pugno dal carcere. Non abbiamo fatto strage del nostro carceriere, lo abbiamo accecato e siamo fuggiti a respirare.

Di fronte a noi si apre il mare e ci interroga: Se Berlusconi ha perso perché ha trasformato una competizione elettorale da amministrativa e locale a un plebiscito sulla sua persona, come pensiamo di trasformare a nostra volta la vittoria amministrativa in squillo di tronfi nazionali? Chi di noi ha vinto? Il Pd? L’Idv? Sel? Che Italia vogliamo che porti il vento nuovo? Basta un po’ d’aria fresca per dimenticare la caverna in cui eravamo rinchiusi? Perché mai poi ci siamo finiti dentro? E se la Lega si smarcasse, il Pd con chi andrebbe?

E così via.

Voglio proprio andarci a Milano e guardare in faccia i Milanesi per indovinare quale Italia verrà. Voglio vedere se il vento nuovo che tutti ci innalza ci porterà a macellare i Proci nella sala del trono o a sederci con loro a tavola, vedendo bene di chiudere porte e finestre per paura di un colpo d’aria.

Lyndon

intersettiva.it