Giuliano Ferrara si è finalmente impossessato dello spazio serale che fu di Enzo Biagi, ma anche di Max & Tux.
Dopo l’esordio né carne né pesce sulla calma dei giapponesi colpiti dallo tsunami e dallo strascico nucleare, ha sfoderato il suo nuovo cavallo di battaglia: i maledetti moralisti.
In un delirio paracattolico che ormai lo attanaglia, Ferrara paragona tra Ruby e la Maddalena. Ne dovrebbe conseguire, forse, che Berlusconi è Gesù Cristo? Chi lo sa.
Adesso, discutere sulla sua prode difesa del Cavaliere è esercizio inutile: era scontato che ciò accadesse e, del resto, il nostro non è stato messo lì per spiegare qualche ricetta alle vecchiette.
Quello che mi ha sempre fatto pensare (e lo ammetto, un po’ incazzare) è la supposta intelligenza che gli viene attribuita. E ancor di più, sono proprio i suoi critici che non vanno mai oltre certe considerazioni rituali: insomma, è sì uno stronzo, ma tutto sommato uno stronzo pensante.
Al massimo si ironizza sulla sua imponente mole, cosa che francamente non mi ha mai fatto effetto e anzi mi crea disagio. Le battute sul fisico possono far ridere una volta, due, ma quando si tratta dell’unico argomento da usare diventano cretinate puerili alla “quattrocchi sparapidocchi”. Specie se provengono da chi professa ogni giorno le virtù interiori e le mette indiscutibilmente al di sopra di tutto.
Per non parlare di quelli che lo chiamano Elefantino, nomignolo che usa lui per primo nei suoi editoriali sul Foglio.
No. Io vorrei che qualcuno osasse un po’.
Che dicesse chiaramente che Giuliano Ferrara è colui il quale si è autoaccusato, con una certa vanteria, di essere stato una spia al soldo della CIA negli anni Ottanta. E’ quello che dava agli italiani ”Lezioni d’amore“, su Italia 1, con la moglie nei primi ‘90. E’ quello che ad un certo punto si è riciclato come ateo devoto (grazie Scalfari, gli hai pure coniato la medaglietta d’onore). E’ quello che ci ha frantumato i coglioni contro l’aborto girando per l’Italia ed ottenendo quattro voti, contro Beppino Englaro reo di avere fatto una scelta personale e dolorosissima, contro Benigni che vince un Oscar e porta il cinema italiano nel mondo; che ci ha rotto le palle per lo scontro di civiltà mai esistito, per la guerra in Iraq per le armi chimiche inventate, per un fallimentare neoconservatorismo all’amatriciana. E’ quello che sul suo giornale chiama Berlusconi “Cav”, Repubblica “Rep” e usa continue abbreviazioni per imitare gli americani e sentirsi un avanguardista del giornalismo moderno. E’ quello che si inventa la manifestazione “In mutande ma vivi” per protestare contro il moralismo di sinistra, lui che aveva appunto tuonato contro l’aborto, le coppie di fatto e i diritti civili omosessuali. E si potrebbero portare esempi all’infinito.
E invece niente. Invece si continua a ritenerlo un mix di intelligenza, brillantezza, cultura, mal che vada dotato di furbizia. Sia Repubblica, sia Il Fatto Quotidiano concedono articoli asciutti, dai quali traspare quasi un senso di rispetto per l’ex amico o compagno o collega che dir si voglia.
Qualcuno probabilmente gli avrà pure riconosciuto una finezza d’ingegno unica per aver parlato, a Qui Radio Londra, di Ruby e del distorto diritto alla felicità. Perché, diciamocelo, “è riuscito a sviare l’attenzione dal problema giudiziario al problema etico-sociale”. Che sarebbe la stessa strategia della Santanché, se proprio vogliamo citare dei geni incompresi.
L’intelligenza mi sembra fuori luogo. Diventa un valore relativo.
Vi prego, dite chiaramente, almeno una volta, che Giuliano Ferrara è solo un coglione.
S. Patrizio
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