Andrea Morigi su Libero ci rende partecipi della sorte di Kristin Himmler - non è un caso d’omonimia, la discendenza è diretta. Quale migliore contrappasso può esserci per la nipote dell’ideatore dell’Olocausto? Diventare ebrea - sposando Dani, strumento inconsapevole del giudizio del fato - divorziare (salvate almeno in parte le apparenze) e diventare una convinta filosemita. Tanto convinta da partecipare al convegno “Olocausto, discriminazione e tolleranza in un mondo globalizzato”, accostando il proprio cognome a quello dei massimi personaggi della cultura ebraica mondiale. Convegno che in sé non avrebbe dovuto sorprendere, secondo Morigi, se non per la presenza di quel cognome. Insomma, per intenderci, è come se al convegno “Diritti e Orgoglio, l’omosessualità nell’Italia del terzo millennio” figurassero fra i relatori le nipoti di Giovanardi e di Fede, prima ingravidate dalla discendenza di Vauro e di Santoro, poi fulminate da una conversione lesbica.
Ovviamente ad avere il coraggio di continuare a leggere si vedrebbe emergere la colpa che il contrappasso punisce: “Sarebbe stato più semplice far finta di nulla, accontentandosi di cedere al negazionismo storico. Invece la discendente di Himmler ha voluto sapere la verità.” Kristin, eretica dissidente, affetta da quella fastidiosa sindrome che è la curiosità femminile, è senza dubbio colpevole di aver inseguito il fantasma della verità, piuttosto che accontentarsi umilmente del diktat negazionista, come il suo cognome le avrebbe dovuto suggerire. Così condanna il suo nome e anche il suo pargoletto - perché, non paga, con Dani ci ha fatto pure un figlio. Povero bambino ebreo a cui sarà “difficile spiegare” perché alcuni suoi “avi” abbiano sterminato, oltre gli altri nel mucchio, l’altro ramo della famiglia.
Lyndon






