Ma che c'hai i pensieri?Archivi

Feb 10

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Stasera sono stato spettatore del Tg5 e il mezzobusto, sbarbato di fresco per mettere sotto i riflettori la sua composta espressione da notizie importanti, mi ha fatto vedere in esclusiva cosa è successo a bordo della Concordia durante la “tragedia”. A essere precisi, grazie al Tg5 posso dire di aver visto la confusione e l’apatia (sostantivo usato dal mezzobusto) del comandante Schettino che gestiva la sua plancia  un po’ come se stesse al bar dello sport alle prese con un guasto al flipper. Sì, è vero: il flipper è anacronistico ma a guardarlo bene a Schettino, si potrebbe concludere che anche lui lo è, almeno quanto il flipper (senza il fascino vinatage ovviamente).

Bene, dicevo: grazie Tg5! Ora so con certezza assoluta che per combinare un casino come quello della Concordia in plancia bisogna che sia successo proprio quello che ho visto. Per fortuna che le immagini in esclusiva hanno riempito il buco che la mia immaginazione, come quella del resto degli spettatori di questa sera, non avrebbe mai potuto colmare da sé.

Poi ho visto dei forzati della notizia, stacanovisti - non saprei quanto per scelta - che se ne stavano sotto le intemperie più spietate, al freddo e avvolti da eliche di neve gelida, per dirci quello che ogni spettatore vedeva da solo. Cioè che l’ululante Blizzard sta spazzando il Centro-Sud con le inevitabili conseguenze.

Era Lucrezio* a dire che godiamo a vedere una nave naufragare in mezzo a procellosi flutti - forse è per questo che per farci bere la storia della Concordia si sbattono tanto, dove si è mai visto un naufragio a meno di cinquecento metri dall costa e per giunta senza tempesta. Non divaghiamo però. Dicevo di Lucrezio e di quanto ogni tragedia o catastrofe naturale avvenga sia golosa per i nostri occhi - l’importante ovviamente e che si stia comodi e al sicuro. Ora a guardare quei poveri cristi - fra l’altro uno di questi oltre al Tg5 si è fatto anche il collegamento col Tg4 (sì, ciò vuol dire che sono stato spettatore anche di Fede) - immersi nella bufera, costretti a urlare tirando su col naso, con gli occhiali pieni di neve, quello che ho visto anche da Fede quando si è collegato col Tg5 era nella oscurità semitotale, se non fosse stato per un generatore di corrente il reporter avrebbe perso la possibilità di dare il suo prezioso contributo… Insomma, il godimento lucreziano va a farsi fottere, perché è sovrastato dall’inevitabile immedesimazione con quei poveri malcapitati. Quindi addio al piacere di vedere l’emergenza neve in tutto il suo magnifico splendore.

E però forse ne valeva la pena di vedere quei disgraziati. Perché colmi di pietà per loro e per tutti coloro che sono morti per la neve o hanno subito isolamenti rimanendo senz’acqua ed elettricità, il servizio su Bertolaso che punzecchia l’attuale dirigenza della “sua” Protezione civile ha un potere di persuasione assai più ficcante. Quando si arriva a vedere il bel faccione di Bertolaso si è incazzati neri con Schettino, terrone fancazzista che riesce a far affondare una nave facendo il coglione, si è impietositi per la “tragedia” prima dei morti nella Concordia - c’è anche una bambina tra loro - poi di quelli morti per la neve. E questa pietà fa aumentare l’incazzatura e quando sentiamo le parole decise, quasi fossero scolpite nell’acciaio, di Bertolaso che invita il governo a dare più poteri alla Protezione civile, in modo che non vi siano più le solite polemiche sullo scaricabarile di turno, be’ noi vogliamo Bertolaso comandante massimo e attraverso la sua immagine vogliamo, pretendiamo, l’uomo forte e di cipiglio che punisca i fancazzisti, metta in riga le malelingue, ci protegga dalla neve e dal carovita che ne consegue - perché è colpa della neve se spendiamo di più (quando arriva il servizio sulla mazzata al portafoglio l’incazzatura è arrivata alla perfetta cottura).

Dunque, tanto per tirare le somme - a proposito  il titolo del post è virgolettato perché son parole del mezzobusto del Tg5 - potremmo dire che dietro l’imposizione della cronaca fatta per immagini, gli spettatori non hanno potuto fare a meno di vedere e quindi di concludere da soli - cosa sapientemente sottolineata dal mezzobusto - i seguenti punti:

1 - E’ ufficiale nonché evidente, si è visto e la cronaca l’ha registrato e poi imposto: Schettino è un coglione ed è tutta colpa sua.

2 - La neve è ovunque, abbiamo sentito quasi sulla pelle il respito del Blizzard insieme agli inviati; in fondo vorremmo dare la colpa a Schettino, non possiamo ancora farlo ma nel frattempo siamo convinti che è come se lo fosse.

3 - Se ci fosse stato Bertolaso la Concordia avrebbe naufragato ma non ci sarebbero stati morti e Schettino sarebbe stato picchiato da Bertolaso - mediaticamente s’intende; ma soprattutto con Bertolaso il Blizzard ci faceva una pippa e non avremmo speso cifre esorbitanti per frutta, verdura, benzina, gas etc. etc.

Se Bertolaso si dovesse candidare alle prossime elezioni, lo votereste?

Lyndon

* Suave, mari magno turbantibus aequora ventis,
e terra magnum alterius spectare laborem;
non quia vexari quemquamst iocunda voluptas,
sed quibus ipse malis careas quia cernere suave est

È dolce, mentre nel grande mare i venti sconvolgono le acque, /guardare dalla terra la grande fatica di un altro; / non perché il tormento di qualcuno sia un giocondo piacere, / ma perché è dolce vedere da quali mali tu stesso sia immune. Lucrezio, De rerum natura, II, 1-4.

Gen 26

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Cioè sentirmi addosso una molla che scatta e intorpidisce ogni riflessione, elucubrazione, discorso con se stessi. Un meccanismo che insieme allo schifo e al ribrezzo mi produce un senso d’ignavia e apatia, di noia verso tutto quello che non si può far finta di non vedere.  Davanti ai morti ammazzati di Roma, a quello per sbaglio rimasto sotto un tir mi sento lo schifo addosso e poi il rifiuto annoiato di scriverci sopra. Perché non ho più niente di nuovo, niente che non abbia già scritto. Perché sento che a scriverci su non faccio altro che cacciarmi in una vasca di bile che ho paura di non sopportare. Perché è difficile scrivere sul disfacimento del mio Paese senza lasciarsi andare al nero e sono stanco del nero.  Dunque il mio silenzio. Dunque mi son detto che non avrei voluto tornare a scrivere su qualche evento della decadenza. Mi sono detto: torna a scrivere sul rifiuto.

Io ho sempre avuto rifiuto di questo posto, a volte è stato più intenso altre volte sono riuscito a dimenticarlo. In realtà si tratta di un rifiuto legato al troppo amore per quello che potrebbe essere e, nascosto molto bene, è questo posto. Adesso però rifiuto il mio paese perché inizio a perdervi interesse. E’ come se la realtà mi facesse così schifo che non riesco più… ecco non riesco più, il blocco di cui parlavo prima. Insomma io rifiuto d’interpretare la decadenza o quella che ritengo sia la decadenza del mio paese. E lo faccio perché non me ne frega più niente. La seduzione dei miei mondi, di quelli che creo con altre parole, è più forte. Non mi diverto più a scrivere del mio paese. Neanche a scrivere male del mio paese, sperando di esorcizzarne il marcio. Mi sto ritirando, raggrinzendo in me stesso. Credo di subire il crollo infischiandomene e pensando ad altro, pensando che tanto capita in TV, che non è reale. E quindi se non è reale non è vero che vivo in una città che è fedele riproduzione di questa inconsapevolezza presa a modello di vita. Muoiono gli altri ma solo in TV o sul web, ammazzati a colpi di pistola in pieno giorno, a me non capita e di quelli che finiscono in certe storie non me ne frega niente.

E’ un rifiuto subdolo questo che provo. Non è quello che dà poi la stura all’indignazione, alla rabbia, a una qualche forma di risposta, di reazione. E’ un rifiuto simile a quello che si prova per dell’altro cibo alla fine di un pasto grasso e dalle mille portate. Il rifiuto che viene dopo che ti senti inebetito e pieno come un otre. Alla fine dici: basta, non ce la faccio più. Ma lo sussurri con gli occhi abbottati di sonnolenza e la digestione che sta quasi per andare in blocco. Di nuovo, blocco.

Quante volte mi sono detto in questi giorni: ora scrivo un post su… quante volte? Poche. Mi sto addormentando. E sto anche finendo le cose da dire sul rifiuto. Che altro dovrei dirvi? L’avrete capito ormai che mi annoia dire sempre le stesse cose.

Ma questa non è una resa. Anzi è innanzitutto un porre la questione del rifiuto, di questo infido sonno misto a repulsione. E’ anche vostro? Anche voi sentite di non farcela più a sopportare? Di non essere più in grado di fare quel che pensate possiate fare meglio? Anche voi vi state addormentando? Sentite che non ne vale più la pena?

Se così stanno le cose ci rimane poco e quindi almeno che sia il più piacevole possibile. Diamo appuntamento a qualche amico e godiamoci la deriva. Riconosciamo che il nostro rifiuto non ha più nulla a che fare con il ribrezzo di qualcosa di storto ma che sia solo voglia di cedere, semplice lasciarsi andare, rifiutandosi di agire.

Potrebbe essere una soluzione, prima o poi tutti smetteranno, anche quelli che ancora ci prendono gusto perché per loro c’è ancora qualcosa da guadagnare. Finire per rifiuto o di rifiuto o nel rifiuto.

Oppure? Altrimenti? Cosa opporre al rifiuto?

Difficile non cadere in un ingenuo slancio di buoni propositi, che suonerebbero subito falsi, perché per essere buono un proposito dobbiamo sapere distinguere il bene dal male e il rifiuto ci sta facendo annoiare a tal punto da dimenticare ogni differenza in proposito.

Dunque, che fare? Vi giuro non lo so. O meglio so che ogni atto creativo è arbitrario, soprattutto quelli iniziali, che alcuni definirebbero fondativi. E’ folle, senza un senso, iniziare. Non se ne spiegano le cause, non se ne vedono le ragioni. S’inizia. Non c’è altro da dire come invece si fa col finire, ognuno a tirar giù la propria teoria escatologica, il proprio gran finale. Al contrario certe cose iniziano e nessuno se ne accorge, soltanto quando sono già un po’ cresciute qualcuno ne parla.

Quindi o la finiamo di qui a breve oppure iniziamo. E lo facciamo consapevoli della nostra arbitraria libertà. Ecco sì, libertà. L’inizio è il grado massimo che ci possiamo permettere, la massima espressione di libertà. Il rifiuto e il sonno che ne consegue sono le nostre catene più arrugginite e incrostate.

Di nuovo, allora, che fare col rifiuto?

Iniziare…

Lyndon

Nov 09

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Con la solita lentezza anche il nostro governo cade, seguendo l’inevitabile destino che ha colpito Spagna e Grecia. Piano-piano ci siamo arrivati anche noi a dover rendere conto della crisi, anche se appariva solo una “moda passeggiera” fino a poco fa.

Abbiamo fatto resistenza ma alla fine meccanicamente anche noi dobbiamo chinare il capo sotto il peso di ingranaggi più grandi e inesorabili del nostro capriccio di far le cose all’italiana, tirando la corda, facendo i furbi fino all’utlimo istante.

E’ dunque per una conseguenza, dovuta alla crisi e al complesso modo di risponderle che l’Europa (Francia/Germania) sta attuando, che il governo italiano cade: ultimo carrarmatino che di fronte al tiro avverso dei dadi cede il territorio. Non c’è stata nessuna democrazia delle istituzioni o altre sue declinazioni che siano state capaci di strapparci la maschera berlusconiana. Senza lo sgretolarsi del sistema finanziario europeo  il Cavaliere avrebbe finito - incontrastato -  la sua legislatura, mantenendo saldo il dominio del suo show.

Se il nostro tiranno e il nostro perverso amore per lui fossero stati fatti a pezzi da qualcosa che non fosse finanziariamente determinato, se avessimo avuto l’ardire di seguire idee e indignazione, rabbia e scontento, se avessimo saputo coltivare il nostro giudizio, allora forse la caduta di Berlusconi avrebbe potuto avere a che fare con noi, con una nostra presa di coscienza del veleno che ci siamo sparati in vena per quasi vent’anni (parlo ovviamente delle ultime sirighe di veleno).

Non è così e lo vedo negli occhi dei cani che mordono le vesti del re.

Ma forse quando vedremo che il nostro marcio non verrà lavato via da un governo di transizione o dalla vittoria del Pd/terzo polo, allora ci renderemo conto di avere ancora l’ago in vena e di avere una dignità da rifondare.

Lyndon

Ott 12

Questa mattina mentre andavo a lavorare ho intravisto questo

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 Pensavo non fosse possibile.

 Come al solito mi sbagliavo.

 Chi raramente sbaglia sono loro.

 Se invece volete sapere chi non è in grado di fare altro che collezionare commenti, allora andate qui.

 Saiola

intersettiva.it